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Da mesi non si fa che parlare di virus, e tra le realtà aziendali italiane che si stanno distinguendo per innovazione, c’è anche chi se ne occupa da tempo. ViroStatic è di certo tra queste. La questione è piuttosto complessa, perché quest’azienda non si limita a studiare i patogeni. Un ambito d’interesse, pure in questo caso, non può che riguardare le molecole naturali, vera frontiera della medicina del futuro. Abbiamo voluto intervistare il dottor Davide De Forni, Chief Scientific ed Officer di questa ennesima innovativa realtà del Belpaese.

Di cosa si occupa ViroStatics srl? 

ViroStatics nasce come spin-off del progetto transnazionale no profit RIGHT (Research Institute for Genetic and Human Therapy) negli Stati Uniti, è una società a capitale privato, operativa dal 2007, con sede legale a Sassari e Laboratori di Ricerca e Sviluppo presso il Parco Scientifico e Tecnologico di Porto Conte Ricerche in Sardegna.

ViroStatics ha a disposizione un’area ad alta protezione per i nostri operatori (BSL3) nella quale è in grado di testare se farmaci, disinfettanti e macchinari (es. lampade UV) siano in grado di inattivare SARS-COV-2, il virus che causa COVID-19. ViroStatics è anche in grado di misurare la risposta immunitaria di lungo periodo dopo infezione da o vaccinazione contro SARS-COV-2. Diverse realtà sia europee che statunitensi ci chiedono di eseguire tests sia antivirali che immunitari.  Tradizionalmente ViroStatics è anche impegnata a sviluppare farmaci innovativi per indicazioni terapeutiche per cui mancano trattamenti efficaci, nel campo dei tumori e delle infezioni virali, settori nei quali sussistono esigenze mediche di trattamento a cui i farmaci attualmente a disposizione non riescono a far fronte.

ViroStatics ha operato da sempre nella ricerca scientifica maturando una grande esperienza nella lotta contro i virus, in particolare nella lotta contro il virus dell’HIV/AIDS, dimostrando come le combinazioni di farmaci funzionano meglio dei singoli farmaci. Seguendo questo approccio sperimentale i ricercatori di ViroStatics sono riusciti ad ottenere il primo caso di cura funzionale di un paziente HIV, il famoso paziente di Berlino (Pubblicazione su NEJM, 1999).

Nell’anno della pandemia da COVID-19, ViroStatics sta sfruttando la propria esperienza in virologia e le competenze tecniche (disegni sperimentali complessi, rapida ed accurata esecuzione degli esperimenti, lettura rigorosa dei risultati) per studiare soluzioni terapeutiche per il trattamento di SARS-COV-2. L’idea è quella di identificare, tra i farmaci già esistenti in clinica e utilizzati magari per altre patologie, quelli attivi contro il nuovo coronavirus per poi testarli in combinazione al fine di  trovare i “cocktail” di farmaci più promettenti da testare poi sui pazienti. Un farmaco da solo può avere infatti un’azione antivirale limitata ma in combinazione con altri può dare luogo a delle sinergie cioè ad un potenziamento dell’efficacia antivirale. 

La pandemia ha costretto l’umanità a confrontarsi con i virus, che tuttavia sono sempre esistiti. Crede che la battaglia contro i virus avrà delle evoluzioni?

É proprio così, i virus sono sempre esistiti, grazie ai vaccini e ai farmaci sempre più efficaci forse li avevamo un po’ dimenticati negli ultimi anni, fino all’avvento di questa pandemia. SARS-CoV-2 è un virus che deriva da un salto di specie del virus dai pipistrelli, eccezionali “serbatoi” virali, fino all’uomo. Niente di straordinario, questi eventi sono tutt’altro che rari e quello che è successo nel corso di questa pandemia ci deve insegnare ad essere sempre pronti ad affrontare nuovi virus come questo, con dei piani pandemici adeguati, potenziando la ricerca per avere a disposizioni armi più efficaci, dai farmaci ai vaccini. Credo anche che la ricerca mondiale abbia dimostrato che oggi sappiamo reagire in maniera tempestiva a queste situazioni di emergenza, dal momento che siamo arrivati in meno di un anno ad avere già due vaccini approvati per SARS-CoV-2, un vero e proprio miracolo della scienza.

Com’è organizzato il suo spin-off?

ViroStatics ha un team internazionale con innumerevoli anni di esperienza nel settore farmaceutico e notevoli competenze nello sviluppo preclinico e clinico di farmaci.

Il gruppo di ricerca è diretto da Franco Lori, ricercatore internazionale con oltre 20 anni di esperienza, coautore di oltre 100 pubblicazioni internazionali e riconosciuto nel 2000 come uno dei protagonisti nella lotta contro l’HIV (Premio “Heroes in Medicine”, assegnatogli lo stesso anno in cui è stato assegnato anche ad Anthony Fauci). Il management in generale comprende una serie di figure con esperienza in tutti i settori dello sviluppo farmacologico, dalla ricerca di base alla ricerca clinica e sviluppo di mercato.

Io rappresento il responsabile scientifico e coordino un gruppo di ricercatori con ampia esperienza in virologia e oncologia, che si è occupato dell’identificazione delle molecole più promettenti e della loro caratterizzazione.

 

Crede nelle molecole naturali per la medicina del futuro?

Certamente. Per molti secoli la medicina ha utilizzato esclusivamente prodotti del mondo vegetale, animale e minerale. Dal regno vegetale sono stati ricavati alcaloidi come la morfina e antibiotici come la penicillina.

ViroStatics opera in Sardegna, una regione ricchissima dal punto di vista della biodiversità vegetale, e dagli estratti vegetali sono stati ricavati numerosi principi attivi, con applicazioni per la nutrizione, ma anche per la cura e ed il benessere dell’uomo, che fanno parte della storia e della tradizione millenaria dell’isola, e che sono oggi avvalorate da numerosi dati elaborati dai ricercatori di Università ed Istituzioni scientifiche.

Per fare un esempio cito l’Elicriso, una pianta a fiori gialli nota ai visitatori dell’isola, che proprietà antinfiammatorie e i cui estratti sono utilizzati come base la ricerca di nuovi farmaci.

Come vede il futuro del biotech in Italia (e in generale del progresso d’innovazione medico-scientifica)? 

Dopo la sfida di questa pandemia penso che mai come oggi le biotecnologie siano al centro dell’attenzione pubblica. Attenzione credo più che mai meritata dato che il primo vaccino approvato contro COVID-19 nasce da una piccola biotech tedesca (Biontech), che ha poi collaborato con la grande industria farmaceutica (Pfizer). Credo che il tessuto delle biotech sia fondamentale in Italia e un elemento su cui sicuramente puntare per il futuro, sperando in investimenti importanti in ricerca e innovazione, per stare al passo con Paesi che al momento sembrano essere più avanti rispetto a noi. Tuttavia, l’impegno dell’Italia nel biotech è ancora troppo limitato e deve essere fatto uno sforzo notevole. Questo è il momento giusto, visto che avremo a disposizione risorse che possono e devono essere sfruttate per investimenti in Ricerca e Sviluppo.

Ci descrive il suo percorso accademico?

Io sono un biologo laureato all’Università degli Studi di Padova, nei primi anni mi sono occupato di ricerca sul virus dell’immunodeficienza umana, non sono rimasto nel mondo accademico per molto e anzi fin da subito ho preferito inserirmi nel mondo delle biotech in Italia fino a quando sono diventato ricercatore in ViroStatics, dove ho continuato a fare ricerca su HIV ma anche su altri virus e negli ultimi anni nel settore oncologico. Qui ho avuto la possibilità di coltivare la mia passione per il lavoro da ricercatore, passione nata a livello accademico, con il grande valore aggiunto di poter trasformare il lavoro di ricerca in applicazioni pratiche come lo sviluppo di un farmaco che spero presto potrà contribuire a guarire il maggior numero di persone possibile.

Voi vi occupate anche di tumori. Ci descrive i vostri studi e i vostri progressi al riguardo?

ViroStatics è impegnata nello sviluppo di farmaci innovativi che hanno come bersaglio le proteine cellulari chiamate CDK4/6 e CDK9, che sono coinvolte in molti tumori.

Il composto più avanzato nella ricerca, cosiddetto “candidato clinico”, ha dimostrato efficacia antitumorale non solo in vitro ma anche in modelli animali di tumore al seno, al polmone e contro i linfomi più aggressivi e il mesotelioma pleurico. Ne abbiamo inoltre testato la tossicità negli animali e il composto ha dimostrato un buon profilo di tollerabilità, promettente in vista degli studi futuri sull’uomo.

Il composto si trova attualmente in fase preclinica avanzata e si differenzia dagli altri “competitors” per l’unicità del meccanismo d’azione, migliore selettività, maggiore potenza e tollerabilità; è inoltre attivo contro tumori resistenti ad altri farmaci (per esempio nel tumore del seno che e’ diventato resistente ai farmaci attualmente a disposizione) e dimostra anche sinergia in combinazione con altri farmaci antitumorali attualmente in commercio.

 

Che tipo di brevetti avete depositato? (Se può farci un discorso generale o particolare, come vuole lei). 

La ricchezza che ViroStatics ha creato fino ad ora è rappresentata da un robusto portafoglio di proprietà intellettuale, costruito attraverso il deposito di una serie di brevetti internazionali ad ampissima copertura per i composti che stiamo sviluppando, sia in ambito della virologia che dell’oncologia. Questi brevetti sono indispensabili per il nostro modello di business, che mira a siglare al più presto un accordo di concessione in licenza della proprietà intellettuale con una grande industria farmaceutica del settore per garantire ai nostri composti l’accesso alle fasi di sviluppo clinico fino all’approvazione e la successiva immissione in commercio. ViroStatics è ad oggi in attiva discussione con numerose aziende farmaceutiche per fornire loro, in modo continuo, aggiornamenti sullo stato della ricerca e preparare il terreno per siglare alla fine un accordo.

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