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Nbg Genetics è nato come uno spin off dell’Università di Ferrara. Oggi, per via della centralità che la genetica e la biologia molecolare stanno assumendo in campo medico-scientifico, diviene sempre più necessario comprendere cosa fanno e cosa possono queste realtà. L’azienda in questione, che abbiamo intervistato nella persona del dottor Vittorio Lucchini, che di Nbg Genetics è il presidente, è una delle eccellenze italiane che si stanno distinguendo e che abbiamo voluto approfondire attraverso una fotografia generale.

Com’è organizzata il vostro spin off?

Abbiamo una sede principale a Bologna dove si trova il laboratorio principale di biologia molecolare e la sede amministrativa, ed una sede operativa in Lombardia presso  l’incubatore di imprese Bio4Dreams di Milano. Inoltre abbiamo collaborazioni con università, centri di ricerca ed altri laboratori di biologia molecolare. In particolare collaboriamo con BMR di Padova allo scopo di supportare le attività di produzione e con Genefast di Forlì per lo sviluppo di nuovi servizi.

Ci racconta in breve la storia della vostra azienda?

Samo nati come spin-off dell’università degli studi di Ferrara in seguito ad un progetto di creazione Start Up avviato dalla regione Emilia Romagna che si chiamava Spinner. A questo progetto avevano partecipato tre gruppi di ricerca che si sono fusi in una singola realtà dando luogo a NGB Genetics che è l’acronimo dei tre gruppi di ricerca che afferivano alle università di Bologna e Ferrara.

Quali e quanti studi state compiendo sulla genetica?

Attualmente stiamo sviluppando due progetti:

1- un progetto per la personalizzazione della alimentazione in un’ottica di prevenzione primaria delle patologie non trasmissibili (obesità, diabete, patologie cardiovascolari e cancro) che possono avere un grande vantaggio da una corretta alimentazione.

2- un progetto per lo studio del microbioma intestinale sempre in ottica di prevenzione primaria, allo scopo di recuperare condizioni di disbiosi attraverso scelte alimentari e di integrazione mirate.

E sulla biologia molecolare?

Nel campo della biologia molecolare stiamo sviluppando un progetto di bioinformatica per l’applicazione dell’intelligenza artificiale allo studio delle interazioni dei fattori ambientali e genetici della alimentazione.

Inoltre abbiamo alcuni settori attivi come la genetica della conservazione delle specie selvatiche e la genetica forense.  Il primo prevede lo studio tramite tecniche di biologia molecolare delle popolazioni selvatiche utilizzando campioni non invasivi come le feci (es: il lupo) o le penne (es: l’aquila) Nell’ambito della genetica forense diamo supporto a procure e/o consulenti tecnici di tribunali  nell’analisi di campioni in tracce e/o analisi di paternità.

Quali prospettive di sviluppo per questi settori?

Le prospettive di sviluppo nel campo della genetica applicata alla prevenzione sono molte, poiché ormai è accertato che un corretto stile di vita può prevenire numerose patologie. Uno studio sistematico del patrimonio genetico individuale correlato all’alimentazione, allo stile di vita ed allo stato di salute può portare informazioni preziosissime ai fini della prevenzione, anche se questo ambito di scontra spesso con la diffidenza o il disinteresse del mondo medico, abituato a ragionare in termini di diagnostica e alla diagnostica precoce, che raramente da il giusto valore alla prevenzione primaria.

La gente è molto più interessata e disponibile rispetto ai professionisti che  solitamente preferiscono affrontare il problema quando si presenta piuttosto che lavorare per evitarlo.

Credete che in Italia se ne parli a sufficienza?

Se ne parla poco e quel poco viene fatto in modo sbagliato: o troppo commerciale da parte di aziende che vendono i servizi al solo fine di massimizzare il profitto, senza spiegare i limiti e la reale interpretazione da dare all’analisi genetica; o troppo scettico da parte del mondo clinico e accademico che non ne ravvisa l’utilità non essendo un approccio diagnostico.

 Ci elencate tutte le possibili potenzialità (o le principali) delle innovazioni passanti dai vostri settori d’interesse?

Nell’ambito della salute l’utilizzo della genetica e quindi di un approccio di prevenzione personalizzata ha la potenzialità di ridurre l’incidenza di diverse patologie non trasmissibili con un forte ritorno per il benessere della persona e della popolazione. In particolare l’applicazione della AI alle analisi di tipo genetico e del microbioma potranno dare importanti indicazioni su come migliorare in modo più preciso l’alimentazione e lo stile di vita per garantire un benessere più prolungato anche in età avanzata.

Nell’ambito della conservazione della biodiversità l’utilizzo delle tecniche di biologia molecolare permettono di studiare popolazioni selvatiche elusive e difficili ma molto importanti come quelle dei predatori, vedi lupo, orso, aquila, ma anche popolazioni selvatiche di erbivori come caprioli, cervi, ecc.

Nell’ambito della genetica forense invece il supporto di un laboratorio specializzato con competenze in ambito animale potrà aprire questo settore anche alla protezione del patrimonio faunistico e in generale della biodiversità.

Con quali realtà collaborate?

Università e centri di ricerca pubblici e privati.

Cosa ne pensate del futuro del biotech e della innovazione scientifica in Italia?

Ci sono realtà molto avanzate ma si fa fatica a collaborare. Bisogna quindi cercare di creare delle sinergie e soprattutto dei poli tecnologici in cui concentrare attività di produzione e di ricerca, realtà che attualmente sono solo all’estero. In questa situazione di emergenza covid questo aspetto è stato molto evidente in quanto tutto il materiale, dalla plastica ai reagenti, è prodotto in altri stati Europei, ad esempio in Germania, oppure fuori Europa, ed è quindi più soggetto a carenze e difficoltà di reperimento. In italia dipendiamo dall’estero in tutto pur avendo sia le capacità tecniche che intellettuali per poter competere con i grandi poli tecnico-scientifici Europei. Bisognerebbe dare maggior supporto alla creazione di Start Up, vincolandole a percorsi seri di affiancamento, e non come spesso succede con un semplice finanziamento che si esaurisce spesso in una necessità temporanea per gruppi di ricerca universitari.

Come vi vedete tra dieci anni?

Più orientati al servizio che alla produzione di analisi e soprattutto più coinvolti nell’analisi bioinformatica e nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di migliorare il benessere e la qualità della vita delle persone ma anche di migliorare lo studio e la conservazione della biodiversità.

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