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Il viaggio di biotecnologie-news all’interno dell’universo innovativo italiano prosegue, presentando un’azienda che opera in un campo tanto complesso quanto centrale per il futuro della tecnologia e del biotech. Le nanotecnologie sono dibattute, ma a nostro parere non con la continuità che meriterebbero. HiQ-Nano, in questo senso, rappresenta un’eccellenza che già racconta il mondo industriale italiano per quello che potrebbe divenire in breve tempo . Abbiamo parlato di questa realtà con la dottoressa Maria Ada Malvindi.

Com’è organizzato il vostro team di ricerca?

HiQ-Nano è uno spin off dell’Istituto Italiano di Tecnologia dedicato all’innovazione nel campo biotech e nanotech. Siamo 4 ricercatori e ora stiamo allargando il team ad esperti di business e marketing.

Ci raccontate in breve la storia della vostra azienda?

HiQ-Nano nasce con la voglia di portare l’innovazione tecnologica nella vita delle persone per migliorarla. Vogliamo che la medicina  preventiva possa affermarsi meglio in Italia grazie all’applicazione , tra l’altro, anche delle nanotecnologie al mondo medico e, in particolare, alla diagnostica.

Quali e quanti studi state compiendo sui nanomateriali?

HiQ-Nano partecipa a vari progetti europei molto competitivi e all’avanguardia per sviluppare nuove tecnologie, Supercol e SafebyDesign4Nano. Nel frattempo, HiQ-Nano sta lanciando il suo primo prodotto dedicato al consumatore finale, iblue. Per quanto riguarda la storia di iBlue, il nostro primo prodotto, abbiamo una breve storia sul sito: Genesi di un’idea

Come spesso accade, la storia inizia da una chiacchierata tra amici.
Non amici qualunque ma un gruppo di giovani ricercatori dell’IIT, l’Istituto Italiano di Tecnologia.
Da un po’ di tempo stanno studiando gli antiossidanti. Il tema li appassiona e sanno bene quanto queste sostanze siano fondamentali per la salute.
Da una frase, scocca la scintilla.

Perché non creiamo un test che permetta alle persone di misurare gli antiossidanti comodamente dal divano di casa? Nessuno ci ha mai pensato…

Un’idea all’apparenza bizzarra che, pian piano, fermenta nella mente dei ricercatori. Ci dedicano sempre più impegno ed energie, ne parlano con i colleghi, valutano le prospettive.
Viene quindi fondata la startup HiQ-Nano e un importante fondo finanziario sceglie di investire.
Si comincia! La sfida è complessa, lo scetticismo abbonda.

“Chiunque deve riuscire a fare il test da solo, anche se non sa nulla di scienza e tecnologia. E avere l’esito all’istante.”

“Senza prelievi e senza esami di laboratorio? Pura utopia…”

Dopo una lunga serie di ricerche, discussioni e analisi, successi e altrettanti fallimenti, il lavoro dà i suoi frutti.
La tecnologia con prelievo salivare è perfezionata. Il test per valutare il livello di antiossidanti quasi pronto.
Ma manca un ultimo passaggio cruciale.
Come ottenere risultati immediati da leggere e interpretare, senza l’aiuto di strumenti?

– “Tabella con algoritmo semplificato?”

– “Macché! Deve bastare un’occhiata per capire: poche indicazioni precise, ma chiare.”

Ed ecco la brillante intuizione!

– “Leghiamo la lettura degli antiossidanti al colore blu della soluzione che si forma! A ogni livello di antiossidanti corrisponde una specifica tonalità di blu: si confronta con una scala colore… e il gioco è fatto.”

– “Il blu, ma certo! Ha infinite sfumature… Blu scuro se gli antiossidanti sono bassi, fino all’azzurro chiaro se sono troppi. È perfetto!”

– “E poi il blu è il simbolo della calma, dell’equilibrio, della saggezza… aiuta a prendere le giuste decisioni senza farsi assalire dall’ansia.”

– “Approvato! Da oggi il BLU è il nuovo colore della salute, anzi: la salute è un certo BLU.”

In pochi secondi, arriva pure l’ispirazione per il nome: iBLUE! Il primo e unico home-test kit di autovalutazione degli antiossidanti tramite campione di saliva, con risultato colorimetrico.
A volte le idee geniali nascono così, uscendo dagli schemi. Non c’è altro modo per realizzare qualcosa che ai più sembrava impossibile. Per rendere intuitivo e alla portata di tutti un progetto tanto visionario e innovativo.”

Quali prospettive di sviluppo per le nanotecnologie?

Le nanotecnologie stanno iniziando a rivoluzionare il mondo. I vaccini Moderna e Pfizer-Biontech non esisterebbero senza le nanotecnologie.

I più importanti farmaci chemioterapici in uso in clinica medica fruttano le nanotecnologie per portare il farmaco direttamente nel sito tumorale.

Credete che in Italia se ne parli a sufficienza?

Non ancora abbastanza. In Italia manca un forte interesse verso la ricerca scientifica e l’innovazione. Però noi siamo qui a dimostrare che si può cambiare con sforzo, dedizione e tanta resilienza.

Ci elencate tutte le possibili potenzialità (o le principali) delle vostre innovazioni?

Le applicazioni delle nostre tecnologie sono molto ampie. Per ora ci stiamo focalizzando sulla diagnostica con il primo prodotto, iBlue, mentre dall’altra stiamo anche sviluppando una crema anti-aging basata sugli stessi materiali.

Con quali realtà collaborate?

Siamo una startup dell’Istituto Italiano di Tecnologia, IIT. Collaboriamo con le principali università italiane e con molti centri di ricerca all’estero.

Cosa ne pensate del futuro del biotech e della innovazione scientifica in Italia?

Vogliamo che il biotech e il nanotech diventino centrali nell’agenda dell’innovazione in Italia. Sono fondamentali per uno sviluppo sostenibile e per garantire l’accesso alla diagnostica di precisione e alle cure a tutti.

Chi dovete ringraziare per i vostri studi? 

Prima di tutto, l’Istituto Italiano di tecnologia e il nostro primo investitore, Progress Tech Transfer/ Mito Technologies, un fondo di investimento specializzato in tecnologie sostenibili. 

Ma anche i vari incubatori, Wylab e Qatar Sports Tech, i fondi per la ricerca della comunità europea, i vari partners dei progetti e tutti quelli che ci hanno incoraggiato a non mollare mai.

Come vi vedete tra dieci anni?

Vorremmo che le nostre tecnologie abbiano migliorato la vita delle persone e abbiano portato la medicina di precisione e personalizzata nelle nostre case grazie all’uso combinato delle tecnologie biotech e nanotech.

Quali brevetti e prodotti avete realizzato sino a questo momento?

Abbiamo un portfolio di vari brevetti a livello mondiale e stiamo cercando di aprirci all’open innovation con grandi aziende interessate all’innovazione.

Abbiamo sviluppato varie tipologie di nanoparticelle, che vendiamo a centri ricerca e aziende, che usano per la ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti.

Il nostro primo prodotto che si rivolge ad un mercato più ampio e potrà essere acquistato da chiunque, presto in tutte le farmacie, è iBlue.

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