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Genelab Srl, un’altra eccellenza tra gli spin off italiani. In questo caso, l’azienda si occupa di ricerca applicata. Il professor Massimo Pizzichini ci ha dato modo di approfondire la genesi ed i risultati di un esempio che nel Belpaese andrebbe imitato. Certi – come siamo – che le biotecnologie e la loro applicazione rappresentino un futuro di cui le istituzioni non possono non occuparsi.

Professor Pizzichini, come nasce Genelab?

La Società Genelab Srl nasce nel 1998 come spin off dell’ENEA, sulla base delle esperienze tecnico scientifiche e delle competenze maturate dal sottoscritto Prof. Massimo Pizzichini, ex dirigente di ricerca dell’ENEA, ente nel quale ho lavorato per oltre 40 anni al C.R. Casaccia di Roma. Poco prima di andare in pensione, insieme con alcuni miei collaboratori e studenti fra cui mio figlio il Dr. Daniele (biologo) abbiamo deciso di voler continuare le nostre ricerche facendo nascere una società privata. Successivamente Daniele ha lasciato il posto ad altri ricercatori, come l’Ing. Andrea Agnelli ed il Dr Leonardo Giliberto (attualmente Amministratore Delegato della Società), perché assunto in pianta organica dallo stesso ENEA.

Che cosa vi ha spinto?

Ci piaceva e mi piace ancora troppo quello che avevamo incominciato a fare e non volevamo abbandonare tutto a causa del pensionamento. Del resto, avevo sempre sognato di impiantare una attività di ricerca privata, anche se piccola, date le poche  risorse economiche a disposizione. Avevamo anche la sensazione che le esperienze maturate in ENEA potessero avere un interesse industriale, nonostante la diffidenza e anche la modestia intellettuale dei nostri imprenditori.

E ora qual è la mission della nuova società?

La missione della nuova Società è quella di fornire servizi e soluzioni tecnologiche innovative nei settori dell’agroindustria, nei processi chimici industriali e nella biologia molecolare. La Società ha una buona esperienza tecnica sulle tecnologie separative mediante membrane e nei processi di estrazione con CO2 supercritica.La finalità del nostro lavoro è quella di ottimizzare i processi produttivi, abbattendo il carico inquinante dei sottoprodotti e agevolando il risparmio energetico. Sviluppare processi di diversificazione produttiva realizzando nuovi prodotti ad alto valore aggiunto sulla base di matrici di scarto o prodotti secondari. Genelab, oltre che di competenze, si è dotata nel tempo di impianti pilota a membrana (microfiltrazione, ultrafiltrazione, nanofiltrazione ed osmosi inversa), con i quali esegue prove sperimentali presso i propri clienti, generalmente aziende agro-industriali italiane. Il compito della Società è quello di contribuire allo sviluppo di studi di ricerca scientifica, anche all’interno di nuovi Progetti che sappiamo scrivere, organizzare e gestire fino alla realizzazione industriale, finalizzati principalmente ma non solo, al recupero di chemicals dalle waste industriali. Partecipare ai processi di sviluppo nel rispetto dell’ambiente naturale, di quello sociale ed economico.

E in termini di finalità invece?

Il nostro fine è quello di promuovere e valorizzare processi di sviluppo sostenibile all’interno della comunità scientifica e imprenditoriale internazionale. Sostenere la ricerca scientifica nell’ambito dello sviluppo sostenibile.Accrescere la sensibilità delle persone verso un nuovo punto di vista, su ciò che è rifiuto e ciò che è o può divenire una risorsa. Diventare il riferimento per l’applicazione di nuove pratiche volte alla riduzione degli sprechi nei processi industriali. Sviluppare nuovi modelli di business che considerino i sottoprodotti e gli scarti della produzione industriale come vere e proprie materie prime. Oggi questi argomenti sono ampiamente condivisi a livello internazionale e la ricerca è giustamente finanziata, soprattutto a livello europeo, ma questa sensibilità sui temi ambientali era completamente sconosciuta fino agli anni 80. Si pensi che la prima legge di regolamentazione ambientale, la così detta Legge Merli, è stata formalmente applicata nel 1976, e praticamente disattesa per almeno i 10 anni successivi.

Lei è da sempre attivo nella lotta agli sprechi ?

Mi piace ricordare,che anche prima che entrasse in vigore la famosa Legge Merli. mi sono occupato personalmente in ambito ENEA di minimizzare gli sprechi e recuperare sostanze considerate di scarto, ma che contenevano molecole di grande interesse alimentare e nutraceutico. Ciò mi è stato congeniale anche dal fatto che utilizzando, non solo in laboratorio ma anche a livello industriale, le tecniche separative a membrana esse si prestavano perfettamente sia ad affrontare problemi di depurazione ambientale che di recupero dei chemicals e soprattutto dell’acqua, che di fatto veniva riutilizzata nello stesso ciclo produttivo. Le mie ricerche hanno riguardato diversi e disparati settori produttivi: quello conciario che allora era particolarmente inquinante, ora le lavorazioni più pericolose si effettuano in Paesi come Marocco, Tunisia, Egitto ecc.

Poi cosa è successo?

Poi ho lavorato nel settore tessile, in particolare dell’industria serica del comprensorio di Como, il cui “inquinante”, come la sericina, era ed è una preziosa proteina naturale impiegata nella cosmesi. Ci siamo occupati del trattamento delle acque reflue delle cartiere, che, come noto, consumano quantità enorme d’acqua che non viene riciclata. Con la Cartiera Lucart di Porcari-Lucca. abbiamo messo a punto un processo che permetteva di recuperare il 90 % in volume delle acque reflue con una purezza superiore a quella dell’acqua di rete (vedi brevetti).

E’vero che la sua storia ha a che fare con il latte?

Per circa 30 anni, ma non ho ancora smesso, mi sono occupato del settore lattiero caseario in particolare lavorando sul tema del recupero e valorizzazione delle sieroproteine che hanno un valore nutrizionale nutraceutico superiore a quello del latte stesso. Nel 1997 siamo riusciti ad installare un impianto a membrane innovativo basato tu tecniche di membrana che però ha funzionato per alcuni mesi poi l’azienda La Cadelmonte di Verona è fallita per problemi finanziari non dipendenti dalla realizzazione dell’impianto. Con i miei collaboratori abbiamo pubblicato nel 2005 un libro edito da Primaprint intitolato: tecnologie di trattamento e di valorizzazione del siero di latte. Ancora oggi (2020) nessuna industria italiana utilizza impianti di questo tipo cioè a membrana, per altro largamente diffusi in tutto il mondo, in particolare in Francia, Germania, Olanda, Nuova Zelanda ed ovviamente USA. Nel nostro bel paese il siero, pure prodotti in quantità enormi, viene ancora destinato all’alimentazione dei suini o regalato alla Lactoserun France.

Qualche soddisfazione?

Una delle mie soddisfazioni professionali è legata al tema del trattamento delle acque di vegetazione olearie per recuperare i famosi polifenoli così importanti per le numerosissime proprietà biomediche, come sa bene il Dr. Marco Bertelli. Dopo lunghi anni di ricerca, finalmente nel 2005 depositiamo un brevetto internazionale per il recupero dei polifenoli da quello che viene considerato non solo il refluo più abbondante del comparto agroindustriale ma anche il più inquinante con un COD medio di circa 200 g/l di O2. Noi di Genelab abbiamo progettato e realizzato l’impianto industriale che ha fatto nascere una nuova Società: la Phenofarm di Scandriglia, Rieti (Sabina) che ha applicato industrialmente il brevetto ed ora ha assunto una dimensione produttiva importante con circa 20 addetti, alcuni dei quali, fra cui il direttore dello stabilimento (Dr. Massimo Vitagliano) che è stato un mio studente.

Qualche risultato di rilievo?

E’ stata l’unica volta che da una nostra ricerca è nata una industria innovativa che ogni anno aumenta i suoi fatturati. Una bella soddisfazione che non mi ha fruttato una lira perché il brevetto era di proprietà dell’ENEA e non mio. Nella ricerca non è facile e soprattutto immediato passare dal lavoro eseguito in laboratorio e su scala pilota all’applicazione industriale diretta. Quasi sempre i tempi di incubazione della ricerca applicata sono piuttosto lunghi anche di 10-20 anni, per una serie di ragioni anche legate all’andamento del mercato e alla sensibilità degli imprenditori. Nel caso specifico l’applicazione è stata piuttosto rapida, ma rimane il rammarico che questa applicazione sia ancora poco molto applicata, se consideriamo che in Italia ci sono circa 6.000 impianti di molitura delle olive.

Un’altra soddisfazione deriva da un riconoscimento internazionale per Genelab, rilasciata del consorzio VEDOGREEN nel 2014 come eccellenza verde nell’innovazione per “la ricerca e i servizi tecnico-scientifici verso le imprese nel campo della biologia molecolare”.

L’ecosistema marino, ha qualche esempio applicativo di bonifica?

Il Marpiccolo di Taranto era circa 30 anni orsono, una specie di paradiso terrestre che offriva importanti risorse turistiche  ed ittiche all’economia del territorio, in particolare legate alla produzione intensiva di mitili (le famose cozze di Taranto). Negli ultimi decenni questo bacino interno praticamente isolato dall’ambiente marino è stato trasformato in una discarica a celo aperto, al punto che la produzione di mitili è stata compromessa. Scarichi incontrollati dell’arsenale militare, delle acciaierie ed anche degli scarichi civili, privi di fognature lo hanno ridotto un inferno. La contaminazione è diffusa ma riguarda soprattutto la presenza di metalli pesanti e di idrocarburi , in particolare da policlorobifenili (PCB), tutte sostanze persistenti nel fondale tossiche e cancerogene, che non si degradano col tempo. Per la bonifica di questo sito compromesso e riconosciuto pericoloso dalla stessa UE, la Soc. Genelab ha avanzato una proposta innovativa.

Infatti, Genelab è partner industriale di un consorzio di imprese ed enti pubblici come il CNR e l’ENEA all’interno di un Progetto LIFE 4 plus finalizzato alla rimozione dei contaminanti organici presenti nel Marpiccolo di Taranto. Siamo stati noi a progettare un sistema assolutamente innovativo nel panorama internazionale per rimuovere i contaminanti dal fondale marino tramite un sistema di ri-sospensione idraulica dei contaminanti in mare e loro filtrazione a membrana che permette di trattenere  metalli pesanti e idrocarburi lineari e clorurati, e reimmettere l’acqua depurata, direttamente in mare. I risultati ottenuti sono molto interessanti, abbiamo filtrato circa 1000 m3 d’acqua marina dopo ri-sospensione idraulica con la stessa acqua del mare e concentrato i contaminanti in meno di 1 m3 di volume. Tali contaminanti saranno poi depurati per via chimica o per bioremediation. Si pensi che l’alternativa alla nostra tecnica è il dragaggio del fondale o l’impiego di teloni impermeabili di plastiche (Capping). L’impianto opera in continuo 24 ore su 24 ed è controllato e gestito da remoto.

E adesso su cosa state ponendo accenti?

Attualmente e da alcuni anni siamo impegnati nella valorizzazione dei sottoprodotti dell’industria vitivinicola in particolare nell’estrarre molecole di polifenoli da vinacce e vinaccioli in particolare (trans-resveratrolo, quercetina, catechine, epicatechine, procyanidine, acidi fenolici, ecc.).Tutte queste molecole hanno spiccate proprietà biomediche sono antiossidanti, anti tumorali, soprattutto sono coadiuvanti del sistema cardio-circolatorio, la quercetina è un potente antivirale anche contro il Covid 19. In estrema sintesi sono queste le attività di ricerca della Società GENELAB Srl.

Presentiamo elencazione brevetti del professor Massimo Pizzichini:

Sistema di determinazione in linea del cromo solfato bibasico nel bottale di concia delle pelli (industria della concia e del cuoio) – RM98A000272

Procedimento di purificazione dei reflui di cartiera per il recupero e riutilizzo in produzione dell’acqua raffinata, con la  Cartiera Lucchese (Lucart) – Dep. RM2003 A 000603

Recupero integrale delle componenti chimiche presenti nelle acque di vegetazione delle olive, esteso nel 2005 a livello internazionale (Australia, Europa) – RM 2004 A 000293

Depuratore-potabilizzatore per la rimozione dei contaminanti chimici dall’acqua e sua rimineralizzazione – RM 2005 A000598

Processo di disinchiostrazione di carta da macero di stampati flessografici con tecnologie di membrana – BO2005A000689.

Procedimento per la produzione di estratti nutraceutici raffinati dai residui del carciofo e da altre piante del genere Cynara – Numero di registrazione: RM2007A000109

Sono stato per circa 15 anni referente scientifico istituzionale per la valutazione di progetti di ricerca nazionali e internazionali per conto del Ministero del’Università e della Ricerca Scientifica (MIUR), e del Ministero per lo Sviluppo Economico (MISE). Ciò mi ha permesso di conoscere meglio il sistema produttivo nazionale e di promuovere attività di ricerca industriale.

Sono autore di circa 230 pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali e internazionali

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