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Ora rinascono le idee di Achille Bertelli: l’iniziativa che raccoglie il testimone scientifico

Così il dottor Matteo Bertelli rilancia la ricerca attorno alle molecole naturali

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Biovecblock è un’azienda importante del panorama italiano nel campo dell’innovazione scientifica e biotecnologica. Abbiamo voluto intervistare Aurelio Serrao CEO e Co-founder Biovecblok Srl. Il futuro è alle porte, e anche le direttive degli sovranazionali propendono per delle rivoluzioni sostanziali, come nel caso dei pesticidi. Chi si farà trovare? E chi, anzi, è già pronto per il modello di sviluppo che verrà? Crediamo di aver trovato una realtà in grado di rappresentare queste istanze.

Può presentare il suo brevetto/azienda spin-off biotecnologica, il suo CV?

Biovecblok è uno spin-off dell’Università di Camerino il cui obiettivo è lo sviluppo di soluzioni naturali ad impatto ambientale zero, contro le zanzare vettrici di malattie. Ad oggi la società ha sottomesso 2 brevetti negli Stati Uniti, poi estesi in diversi paesi, riguardanti un repellente ed un larvicida. Tuttavia il nostro core business si basa sulla produzione e rilascio del maschio sterilizzante di zanzara tigre, una tecnologia sviluppata dall’ENEA basata sul batterio wolbachia, innocuo per l’uomo e simbionte di diversi insetti, acquisita da Biovecblok nel 2019. Il machio sterilizzante, che produciamo nella nostra biofabbrica di Muccia (MC) è capace una volta rilasciato nell’ambiente di sterilizzare le femmine presenti in nature, diminuendo la popolazione di zanzara tigre. 

Come ha sviluppato questa scoperta/azienda spin-off?

L’idea dello spin-off nasce da 4 ricercatori dell’Università di Camerino con più di 10 anni di esperienza nel settore, vista l’esigenza di applicare parte delle ricerche portate avanti nei laboratori.

Quali difficoltà ha trovato?

La difficoltà più importante è stata quella legata al fundraising: trovandoci a Camerino e quindi ben lontani da network importanti legati alla ricerca di investitori, grazie alla vittoria di diversi contest sia a livello nazionale che internazionale, questo ci ha permesso di creare una rete di contatti con la quale abbiamo raccolto i soldi necessari allo sviluppo della nostra idea.

Può presentare il suo percorso accademico?

Nello specifico il mio percorso di studi riguarda la laurea in biologia con un dottorato di ricerca in patogenesi molecolare delle patologie legate alla povertà come malaria, tubercolosi e HIV. Ho trascorso parte del mio dottorato ad Harvard ai fini di completare un progetto sulla biologia riproduttiva della zanzara Anopheles, è stato allora che in una conferenza ho sentito parlare del lavoro portato avanti dal Prof. Favia, direttore della scuola di bioscienze e medicina veterinaria a Camerino, che ho contattato subito dopo il dottorato per portare avanti il progetto diventato poi una startup.

Chi deve ringraziare?

Sicuramente l’Università di Camerino ed il gruppo del Prof. Favia per aver permesso la nascita dello spin-off. In un contesto italiano dove la ricerca viene molto spesso messa da parte, ogni iniziativa volta alla creazione di network e di un ecosistema a sostegno delle iniziative di settore è sicuramente da promuovere e sostenere, vista la carenza attuale e la distanza che molto spesso c’è tra l’idea e gli investitori.

Come vede il mondo delle biotecnologie tra dieci anni?

La pandemia attuale ha acceso un faro importante su tutto quello che è ricerca a 360 gradi. Si speri che questo spinga le autorità ad indirizzare più fondi verso questa direzione e che questo porti, conseguentemente alla nascita di sempre più iniziative.

Come si vede tra dieci anni?

Tra 10 anni saremo il player principale in Europa per la disinfestazione grazie all’utilizzo del maschio sterilizzante

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