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Se basta “spegnere” un gene per ottenere più riso e mais

La ricerca pubblica su Science.org

C’è un pezzo del Dna che è in grado di regolare, se “spento” o se è “acceso”, la produzione di chicchi di riso e mais. E questa novità, almeno in termini prospettici, sembra poter regalare all’umanità la possibilità d’intervenire sul quantum che deriva da questo o da quel raccolto, ma anche magari da questa a quella spiga. La pubblicazione scientifica è stata, prima di rimbalzare su tante fonti compresa l’Ansa, pubblicata su Scienge.org. Gli autori – come si legge sulle info associate in pagina – afferiscono alla National Natural Science Foundation, alla National Natural Science Foundation of China, alla National Key Research and Development Program of China Stem Cell and Translation Research e ad altri enti operanti, tra cui soprattutto l’Università per l’Agricoltura (quella che viene citata), presso la capitale della Repubblica popolare cinese. Nel riassunto pubblicato sulla fonte che abbiamo nominato (Convergent selection of a WD40 protein that enhances grain yield in maize and rice (science.org)), si legge pure quanto segue: “W. Chen e gli altri hanno esaminato i genomi delle accessioni del mais domestico e del suo parente selvatico, teosinte, per i segnali evolutivi di selezione. Da queste sequenze, gli autori hanno identificato un locus del tratto quantitativo nel mais che ha aumentato il numero di righe del kernel. La mappatura fine ha determinato che questo locus contiene un gene candidato, KRN2”. Il gene in questione sarebbe appunto quello che potrebbe effettivamente essere in grado di regolare la produzione di mais. Ma è chiaro che sarà necessario procedere con nuove ricerche. La tecnica individuata per intervenire sui geni individuati si chiama Crispr. Comunque sia, nella conclusione dell’Abstract viene approfondito meglio il tema dei risultati conseguiti mediante gli studi portati avanti dai ricercatori: “I nostri risultati – fanno presente i ricercatori – mostrano che i comuni cambiamenti fenotipici durante l’evoluzione del mais e del riso che agiscono su geni conservati sono guidati almeno in parte dalla selezione convergente, che nel mais e nel riso probabilmente si è verificata sia durante che dopo l’addomesticamento. Forniamo prove evolutive e funzionali sulla selezione convergente di KRN2/ OsKRN2 (che invece rileva rispetto al riso) per il numero di cereali tra mais e riso”. E ancora: “Esplorare il ruolo di KRN2 / OsKRN2 e di altri geni selezionati in modo convergente attraverso i cereali potrebbe fornire nuove opportunità per migliorare la produzione di altre colture globali”. La chiave risiederebbe dunque nella “selezione convergente” del gene candidato dopo la scoperta. I convitati di pietra di questa storia – sembra quasi inutile dirlo – sono due. Ed entrambi vengono sottolineati dall’Ansa che ha reso noto al grande pubblico cosa stia succedendo attorno a genetica, mais e riso (Disattivando un gene raccolti più ricchi di riso e mais – Biotech – ANSA.it). Uno è appunto la regolazione sul quantum, mentre l’altro è una conseguenza diretta: se l’umanità riuscisse ad intervenire sul numero di chicchi di mais e riso, cosa potrebbe ostacolarci nel provare a regolare anche il quantitativo del grano? E cosa potremmo migliorare, anche in termini di carestia e fame globale (perché questi due problemi esistono ancora, anche se spesso ce ne dimentichiamo) se riuscissimo a tirare fuori dalla natura più grano di quello che lei normalmente ci offrirebbe? Sono questioni a cui solo il tempo, con ogni probabilità, fornirà delle risposte. Certo è che la direzione cinese, ossia l’intersecazione tra la genetica e i beni di prima necessità che ogni giorno sfamano buona parte dell’umanità, non può che essere molto interessante per tutti noi. Molto inchiostro si è speso sulla genomica del grano, per dire. E molte considerazioni sono state fatte sulla complessità d’intervenire sui quantitativi della produzione naturale. Adesso, con passi lenti e ben distesi della ricerca scientifica, sembra che il mondo stia iniziando a “manipolare”, per così dire, sempre più aspetti naturali. Il che – com’è ovvio in queste circostanze – produrrà anche nuove domande bioetiche che andranno poste prima di dare tutte le innovazioni per scontate in via definitiva.

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