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Intervista ad Antonio Danieli, vice presidente della Fondazione Golinelli

Abbiamo avuto modo di conoscere la Fondazione Golinelli e G-Factor attraverso una serie d’interviste alle start-up che, nel corso di questo biennio, sono state selezionate quali realtà da accelerare ed incubare. Un progetto speciale – oseremmo dire – che consente al nostro Paese di distinguersi nel campo dell’innovazione tecnologica, accorciando pure i tempi sulla progressione evolutiva che i settori d’interessi richiedono per attecchire sul contesto socio-economico. Siamo onorati di poter ospitare sulle nostre pagine l’intervista che l’ ingengere Antonio Danieli, Vice presidente della Golinelli ed Amministratore unico di G-Factor , ci ha voluto rilasciare. 

G-FACTOR

Come opera la Fondazione Golinelli rispetto alla crescita in Italia delle start-up?

Investe principalmente nelle fasi seed e pre-seed, dove altri investitori non si spingono perché per loro potrebbe essere troppo rischioso ed inefficiente.

La Fondazione di fatto agisce nella cosiddetta “valle della morte”: entra dentro i laboratori e nei più importanti centri di ricerca nazionali, pubblici e privati, alla caccia di innovazioni disruptive, andando dunque direttamente alla ricerca, “alla fonte”, di nuovi e originali invenzioni e brevetti, su cui sia possibile costruire nuove aziende con business sostenibili e profittevoli.

La Fondazione pertanto si posiziona volutamente ai margini dei circuiti mainstream particolarmente pubblicizzati, e predilige il business scouting al charry picking (anche se non lo esclude totalmente) da dealflow condivisi (ovviamente questo approccio acquista maggior senso nel settore delle Life Sciences, ancor più nelle fasi pre-seed e seed, dove l’originalità della innovazione scientifico-tecnologica è fondamentale).

In Italia esiste un patrimonio brevettuale in ambito scientifico di valore mondiale ancora da valorizzare, per farlo occorrono però competenze tecnico specialistiche peculiari e tanta determinazione, perché l’inerzia culturale avversa al trasferimento tecnologico è ancora forte.

Una volta effettuate le scelte, il nostro approccio attuale è maggiormente perimetrabile nella definizione di Venture builder.Investiamo cioè nelle giovani aziende non solo con quattrini, ne diventiamo soci e le accompagniamo nello sviluppo – nel rispetto delle prerogative strategiche dei founder –  dal punto di vista organizzativo,  industrialee finanziario, fino a che divengano, negli auspici,  vere e proprie aziende che producono valore sul mercato.

In generale, quando ci si approssima a questa fase, rilasciamo le nostre quote a un investitore istituzionale che può garantire apporti di capitale più importanti per lo sviluppo successivo, o ad una corporate che potrà altrettanto garantire lo sviluppo con investimenti e con facilities logistico-produttive già consolidate nell’ambito della propria filiera.

E Fondazione Golinelli tornerà virtuosamente ad investire i ritorni dell’exit in altre giovani aziende.

Fondazione Golinelli

Come operate le vostre scelte sulle start-up da incubare?

Primo criterio: innovatività e unicità assoluta della ricerca dal punto di vista scientifico e tecnologico (potenziale capacità di rispondere a needs ancora senza risposta): secondo criterio: protezione brevettuale (più che) solida: terzo criterio: piano di sviluppo chiaro e coerente, che punta ad un obiettivo preciso di redditività/ritorno economico; quarto punto: team coeso con forte commitment disposto a cimentarsi in una avventura imprenditoriale di lungo periodo.

Tutto il resto lo si può poi costruire assieme.

Antonio Danieli ph.
Foto:Rodolfo Giuliani

Come siete organizzati a livello istituzionale?

Fondazione Golinelli è oggi di fatto una holding filantropica che attraverso società di profitto strumentali create, e in parte tuttora controllate al 100%, assolve direttamente e operativamente ai propri obiettivi istituzionali integrati finalizzati al continuo sviluppo di un ecosistema dell’innovazione incentrato soprattutto sulle nuove generazioni, che oggi ha un perimetro nazionale consolidato e inizia ad affacciarsi al contesto europeo, ivi compreso il bacino del Mediterraneo.

La Fondazione, da un lato ha un suo staff autonomo, dall’altro ha creato G-Lab S.r.L (formazione, alta formazione e ricerca) e G-Factor S.r.L. (trasferimento tecnologico, accelerazione startup e open innovation nelle fasi pre-seed, seed ed early stage) nel 2018, e infine Utopia S.I.S. nel 2021 (operante nel settore degli investimenti scale-up per startup), in partnership con Fondazione di Sardegna e Antonio Falcone. Utopia è un operatore del venture capital specializzato in ambito Life Sciences nelle fasi early stage e early growth.

Anche strutturalmente Opificio Golinelli, il centro di 14.000 mq sito a Bologna, è diventato il baricentro di una filiera che mette insieme educazione, formazione, ricerca, trasferimento tecnologico, incubazione, accelerazione, open innovation e venture capital, facendo da innesco a catene del valore su cu incidono trasversalmente e contestualmente circuiti di relazioni industriali, di ricerca scientifica, istituzionali e finanziari. 

Ogni anno:

-100.000 studenti di scuole secondarie e universitari formati alle scienze, alle tecnologie e all’imprenditorialità (oltre 1,5 milioni negli ultimi 10 anni);

-2.000 formatori e professionisti (altamente) formati;

-100 progetti industriali mediamente valutati all’anno (soprattutto nel campo delle Life Sciences, 400 dal 2018 a oggi),

-mediamente da 3 a 5 aziende create e/o “investite” all’anno (18 nelle fasi pre-seed e seed, dal 2018),

– mediamente da 3 a 5 aumenti di capitale all’anno (una dozzina in tutto sino ad oggi),

– nel 2021 prime due exit totali.

In aggiunta a ciò, Utopia SIS ha già effettuato i primi due investimenti in fase early growth (round A): in Novavido S.r.L. ed in Lighthouse Biotech.

Quali iniziative avete in mente per il 2022?

A primavera lanceremo la seconda edizione del programma I-Tech Innovation 2022 in partnership con CRIF.

Il programma rinnoverà l’esperienza del 2021, in cui sono state lanciate tre call nazionali nei verticali delle Life Sciences, Fintech/insurterch, Agritech. E si arricchirà di importanti novità.

Come già detto, a partire dal 2018 le Call di Fondazione Golinelli – G-Factor, stando al solo ambito delle Life Sciences, hanno visto la partecipazione di oltre 400 proposte di startup, in fase seed e pre-seed (più un altro centinaio nel 2021 nei settori Fintech ed Agritech). Di queste, ne sono state individuate 18 in cui G-Factor ha investito come socio di minoranza (quote tra l’1 e il 15%), e che hanno partecipato al programma di accelerazione G-Force.

Per due di queste 18, sono già state effettuate le prime due Exit totali (con un X2 del valore sul capitale medio investito). Complessivamente i capitali raccolti dalle startup del portfolio fino ad oggi sono stati pari a 5 volte quanto investito da G-Factor (finora 2 milioni di euro), e il valore complessivo delle aziende (svariate decine di milioni di euro) è nel complesso quasi raddoppiato.

In contemporanea alla nuova call nel 2022, potenzieremo “StartHub” la community nazionale di startup avviata lo scorso dicembre che si sta coagulando attorno alle iniziative imprenditoriali promosse da Fondazione Golinelli e CRIF.  

Quali sono le collaborazioni che avete stipulato di recente?

Le collaborazioni sono molteplici sia sul piano istituzionale che finanziario e industriale.

Dal punto di vista finanziario, Fondazione di Sardegna è diventato un partner molto importante e strategico come socio promotore finanziario di Utopia, ma non solo, in quanto abbiamo avviato insieme un percorso di collaborazione pluriennale strategica a sostegno dell’innovazione e della formazione all’imprenditorialità dei giovani, con raggio più ampio del perimetro prettamente finanziario.

Poi stiamo in queste settimane attivando partnership con primari istituti bancari.

Dal punto di vista industriale, oltre a CRIF, abbiamo collaborato con Alfasigma per l’operazione Novavido e stiamo ragionando anche con altre corporate del settore.

Dal punto di vista dell’ecosistema dell’innovazione, siamo recentemente entrati nel network nazionale di Invitalia.

Dal punto di vista tecnico scientifico, molto proficuo in questi anni è stato il rapporto con IIT di Genova e con il Competence Center Bi-Rex.

Ma, come accennato in precedenza, abbiamo rapporti attivi con almeno 60 università e centri di ricerca italiani e internazionali.

Come si svolge la vostra attività di Comunicazione?

Di questi tempi, molto web, webinar e tool social.

Poi, partecipazione attiva a iniziative di settore, industriali, scientifiche e istituzionali. Diamo ovviamente molta importanza alle relazioni con i media, soprattutto quelli specializzati in innovazione.

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