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IBSA Foundation: il futuro della farmaceutica tra scienza e cultura

Dott.ssa Silvia Misiti

Le persone interessate alla cultura vivono più a lungo, stanno meglio, sono meno depresse e si tengono lontane da tutta una serie di malattie. Per questo è importante che le aziende farmaceutiche si occupino di attività culturali, oltre che di ricerca scientifica. lo afferma Silvia Misiti, Head of Corporate Communication & CSR e Direttrice di IBSA Foundation per la ricerca scientifica, PhD in Endocrinologia Molecolare presso l’Università Sapienza di Roma.  Da dieci anni guida questa Fondazione che – pur “generata” da un’azienda farmaceutica – rappresenta una delle realtà più innovative in campo scientifico e culturale, in quanto sviluppa e finanzia progetti che armonizzano scienza, arte e informazione con uno spirito etico del tutto inedito.

 

 

 

Com’è nata l’idea della Fondazione? Come si è sviluppata negli anni?

L’idea della Fondazione è nata dal Presidente del Gruppo IBSA, il Dr. Arturo Licenziati. Ci siamo conosciuti quando ero ricercatrice all’Università di Roma, nella Facoltà di Medicina. Avevo intenzione di andare via dall’Italia. Lui, invece, voleva organizzare – all’interno della sua azienda- una struttura in grado di interagire con le istituzioni culturali e accademiche in maniera un po’ diversa dalle attività di marketing. Fu così che, nel Novembre 2012, creammo la IBSA Foundation per la ricerca scientifica.

Come vi siete strutturati?

Quest’anno la Fondazione compie dieci anni di attività. L’idea era di sostenere la ricerca e diffondere la cultura scientifica. Abbiamo iniziato con alcune iniziative: la prima è stata il progetto Fellowship, con cui elargiamo borse di studio di trentamila euro annui a giovani ricercatori provenienti da tutto il mondo. I ragazzi presentano dei progetti che poi vengono valutati dal nostro Board scientifico che seleziona e premia i migliori. Quest’attività si ripete ogni anno da dieci anni. I forum scientifici sono un’altra attività importante per la Fondazione: sono dei simposi a partecipazione gratuita in cui si affronta un tema caldo in uno specifico ambito della ricerca scientifica. Invitiamo relatori di alto profilo scientifico che sono in genere i più autorevoli in quella tematica. Partendo proprio da questi forum, abbiamo iniziato un’intensa attività nell’ambito della divulgazione.  Il terzo progetto si chiama ”La scienza a Regola d’Arte”. L’idea è quella di coniugare arte e scienza per aumentare la visibilità della Fondazione ed attrarre pubblici che di solito non si occupano di materie scientifiche. È un progetto che portiamo avanti da diversi anni, sia con il Museo d’Arte della Svizzera Italiana a Lugano, sia con il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano. In collaborazione con i musei, organizziamo conversazioni tra artisti e scienziati che richiamano un pubblico numeroso. È stato dimostrato, con evidenze scientifiche, che affiancare le Arti ai percorsi di cura ha degli effetti benefici sulla salute delle persone. Sosteniamo l’attività culturale perché sappiamo che le persone culturalmente attive vivono più a lungo, stanno meglio e sono meno depresse.

Ci sono stati momenti della vostra attività di questi anni che ricordate con piacere?

Sì, ce ne sono stati molti. Il contatto con i ragazzi che vincono le borse di studio ci lascia i ricordi più belli. La soddisfazione più grande è vedere la loro gioia dopo aver vinto. Molto gratificanti sono anche i nostri progetti per le scuole medie. Collaboriamo con la Scuola Romana dei Fumetti e utilizziamo il fumetto come strumento per parlare di scienza. È divertente soprattutto per i ragazzi: devono inventare sceneggiature che in seguito verranno sviluppate sul piano professionale dalla Scuola Romana dei Fumetti. Infine, ai nostri eventi abbiamo ospitato personaggi quali l’astronauta Paolo Nespoli, Federico Rampini, giornalista di Repubblica e l’artista Michelangelo Pistoletto.   

La divulgazione scientifica sta vivendo una fase complessa, ma nello stesso tempo sta fiorendo, anche a causa della pandemia. Come avete affrontato questo momento storico, come fondazione?

Abbiamo affrontato la pandemia in tanti modi diversi. All’inizio è stato un po’ complicato. In seguito ci siamo organizzati e abbiamo imparato molto nel corso dell’espansione pandemica. Per quanto riguarda gli eventi che si svolgevano in presenza, abbiamo trovato una soluzione soddisfacente, organizzandoli in forma ibrida e digitale. Un’esperienza che ci ha consentito di ampliare le nostre attività. È stato bello lavorare con il Museo Nazionale di Milano di Scienza e Tecnologia e con il MUSE di Trento perché abbiamo potuto realizzare una serie di attività per persone che passavano molto tempo a casa, soprattutto i ragazzi. Il digitale ha avvicinato molte persone che normalmente non accedono o non possono accedere ad attività culturali. Abbiamo interiorizzato a modo nostro la pandemia.

Avete progetti a brevissimo termine?

Il 14 Aprile faremo un forum a Roma insieme all’Accademia Medica sul tema della Medicina rigenerativa. Nell’occasione, si terrà la cerimonia di consegna delle borse di studio (Fellowship) per giovani ricercatori. In seguito, proseguiremo con i nostri progetti: la prima settimana di settembre sarà dedicata alle scuole medie. Per quanto riguarda l’iniziativa ”La Scienza a Regola d’Arte”, non sappiamo ancora i nomi dei relatori che parteciperanno ai prossimi incontri, ma li conosceremo a breve.

In Italia sta nascendo un dibattito sul riconoscimento, sia giuridico sia formale, della professione di divulgatore scientifico. È un dibattito che vi interessa? Come interverreste in merito?

Abbiamo sempre lottato contro le fake news e la disinformazione. Vorremmo istruire meglio i più giovani per far comprendere loro se si trovano di fronte ad una notizia falsa o ad una vera. Dal mio punto di vista, bisognerebbe potenziare le scuole di giornalismo perché non esistono più giornalisti scientifici: pochissimi giornali hanno una redazione scientifica. Per diventare divulgatori scientifici servirebbe una scuola, una licenza o un attestato. Sto cercando di interagire con la Facoltà di Comunicazione dell’Università USI di Lugano. Dalla loro esperienza didattica emerge che, per laboratori ed esercitazioni, gli studenti tendono sempre a scegliere tematiche quali la moda, lo sport o l’economia perché scrivere di scienza è difficile!

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