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Gli antivirali Merck e Pfizer contro il Covid-19

Professor Fabrizio Ernesto Pregliasco

Intervista a Fabrizio Ernesto Pregliasco, professore associato di Igiene Generale e Applicata presso la sezione di Virologia di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano

La pandemia non è finita, ma si intravvede la luce in fondo al tunnel. Dopo due anni abbiamo imparato a difendercene sempre meglio: oltre ai vaccini, che restano imprescindibili, stanno apparendo nuovi farmaci specifici. E a questo punto sappiamo anche cosa usare e non usare nell’arsenale farmaceutico “tradizionale”. E una nota di speranza: la variante Omicron, secondo il noto virologo, potrebbe rappresentare, finalmente, la fase calante di questa sciagura.

In questi ultimi giorni si è parlato dello Zitromax, che però non è una medicina anti-Covid?

“Nei primi tempi della pandemia si è provato di tutto. Nelle terapie ci siamo basati su degli elementi conosciuti rispetto ai virus ed ai loro meccanismi di azione. Il famoso Zitromax è conosciuto non solo per l’attività antibatterica ma anche per un’attività antinfiammatoria, un po’ come la stessa idrossiclorochina, che però ha un’azione immunomodulante.

Il plasma è servito come esperienza per poi arrivare agli anticorpi monoclonali, che sono la scelta dell’anticorpo più efficace. In seguito, è stato necessario replicarlo sinteticamente.

È stato giusto tentare di utilizzare lo Zitromax, però l’azione antinfiammatoria non è così spiccata”.

L’AIFA ha emesso un comunicato ufficiale in cui afferma che non esistono antibiotici efficaci per il COVID 19. Alla fine però dichiara che utilizzarli con prudenza deve essere un impegno per tutti. Non c’è quindi un divieto di utilizzo degli antibiotici?

“Sapere che gli antibiotici vanno usati con giudizio è poco. È chiaro che possano esserci sopravvenienze batteriche. È classico che il virus influenzale tipicamente apra la porta allo pneumococco, che è un batterio che causa polmoniti. L’infezione virale primaria abbassa le difese, e le avversità a volte non aiutano.

L’asmatico o il bronchitico cronico affetto da COVID-19 deve usare l’antibiotico perché l’azione antinfiammatoria e le difficoltà della malattia possono semplificare la sopravvenienza batterica. Con scienza e coscienza si può esercitare, quindi, una copertura. Spesso però si rileva questo eccesso di utilizzo di antibiotici anche per l’influenza. Il medico prescrive parecchie medicine perché tende ad accontentare il paziente. In realtà, spesso non sono necessarie, e si rischia di creare una pericolosa antibiotico resistenza. In pratica, spiega il professor Pregliasco: È come rovinare la lama d’un coltello”.

Insomma pare di capire che ad oggi una cura non esiste. Il vaccino rimane lo strumento migliore per combattere il COVID-19?

“Oggi abbiamo dei farmaci sintomatici che sostengono ed impediscono complicazioni. Il cortisone o l’eparina, usati con giudizio, sono di fatto dei farmaci sintomatici che sostengono ed impediscono le complicanze. I nuovi farmaci, partendo dagli anticorpi monoclonali all’analogo nucleotidico della Merck, all’inibitore delle proteasi della Pfizer, sono farmaci possedenti un’innovazione antivirale”.

C’è un grande dibattito sul prosieguo della pandemia. Sappiamo che la variante Omicron ha un tasso di contagiosità elevatissimo ma rispetto ad altre sembrerebbe essere meno grave, grazie anche al grande ausilio dei vaccini. È impossibile prevedere cosa succederà tra sei mesi?

“Si, infatti si possono prevedere degli scenari. Il virus non ha una scientificità o un’intelligenza. Presenta dei vantaggi rispetto ad altri perché sbaglia spesso a replicarsi. È il caso e la necessità della selezione naturale di Darwin. Il COVID-19 tutto sommato si sta placando sempre di più. È chiaro che un errore casuale di una variante Omicron faccia un lavoro sporco ma interessante perché infettando una gran quota di persone riesce a rendere immuni gli infetti. La pandemia va come le onde di un sasso in uno stagno: avremo un’estate tranquilla con pochi casi. Il prossimo inverno ci sarà una risalita ma di sicuro non della stessa portata di oggi perché la maggior parte degli italiani sarà immune”.

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