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Smaltire la plastica?

Secondo una ricerca dell’Università di Vienna, sarebbe possibile scomporre la plastica in materiale organico. Il “grazie” andrebbe attribuito ad un batterio presente nello stomaco delle mucche. Il che può lasciare di stucco: ammettiamolo. Ma lo sviluppo scientifico può comportare pure una certa dose di stupore. 

Il sospetto che i bovini potessero digerire il poliestere non è una novità assoluta: come confermato da una delle ricercatrici del team viennese, le mucche sono in grado di digerire poliestere di natura vegetale. Lo ha ben spiegato il Notizie Scientifiche.  nell’approfondimento dedicato allo studio viennese. 

La plastica – questo è un fatto noto –  ha cambiato il volto al nostro pianeta. E ora ci troviamo nella condizione di comprendere come conviverci, pur dovendo tenere in considerazione l’assoluto valore che la plastica ha assunto per la nostra quotidianità. Ma c’è almeno un però: lo smaltimento del materiale è una delle maggiori cause d’inquinamento del globo terrestre.  Il processo di smaltimento coinvolge l’aria, il suolo, i fiumi, i laghi e il mare. Più in generale, un’operazione così complessa come lo smaltimento della plastica, può risultare dannoso per l’uomo e per il suo habitat. Considerando la notevole quantità di energia necessaria per lo smaltimento della plastica, la scoperta sarebbe di certo significativa per l’ambiente.  Ma come è ha avuto luogo questa sorprendente scoperta?

All’interno di un macello austriaco sono stati prelevati campioni di liquido ruminale. Il fine dell’operazione era quello di studiarne i batteri. Il liquido è stato successivamente disposto in tre tipi di plastica differente (polietilene tereftalato, PBAT e il polietilene furoanoato). Così come sottolineato sempre dalla fonte sopracitata. Il risultato è risultato piuttosto sorprendente: tutte le plastiche si sono decomposte rapidamente. 

In conclusione, il liquido ruminale, che sarebbe stato mischiato insieme ad altri enzimi, sarebbe in grado di smaltire materie plastiche. 

Con il fine di contribuire al miglioramento delle condizioni ambientali, la scoperta dell’Università di Vienna – nel caso i successivi studi e tutte le risultanze del caso avvaloraressero la tesi o l’avessero già avvolarata – potrebbe essere considerata davvero rivoluzionaria. 

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