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 Spunta il latte in laboratorio?

Possibile produrre il latte in modo diverso da quello attualmente conosciuto? Pare che rivoluzione scientifica – vera costante dei nostri tempi – stia per dare l’ennesima prova di come il mondo possa evolvere sempre di più (ed in una misura temporale relativamente ridotta). Alcune straordinarie scoperte rivelano una particolare attenzione che buona parte dello sviluppo scientifico riserva al miglioramento delle condizioni ambientali. Vale per una serie di ambiti. Remilk è la start-up che si propone di rivoluzionare la produzione del latte. Il processo che l’azienda in questione utilizza avviene in laboratorio. Dunque non dovrebbe servire un ricorso ad alcun tipo di bestiame. Con tutto quello che questo comporterebbe per l’inquinamento e per l’impatto sugli allevamente intensivi. Di mucche e di inquinamento, del resto, ne avrete sentito parlare. 
Il nostro pianeta sta subendo cambiamenti climatici drastici, e Remilk vuole contribuire, creando prodotti caseari migliori e artificiali. Il che fornirebbe vantaggi significativi sia per la salvaguardia degli umani sia per quella degli animali, oltre che per quella del globo terrestre. “In un momento così critico per il nostro pianeta, ognuno di noi dovrebbe dare il proprio contributo alla nostra lotta contro la crisi climatica. Per noi di Remilk, miriamo a dare il nostro contributo creando prodotti latterai e caseari migliori per l’uomo, per le mucche e per il nostro mondo”, ha fatto sapere l’azienda in questione via Twitter.
Il processo avverrebbe tramite un’operazione di fermentazione microbiotica .Come spiegato da ”Notizie scientifiche” in questo articolo, alcuni batteri individuati dagli scienziati della Start-up sarebbero in grado di riprodurre le stesse identiche proteine del latte. A patto che quei batteri siano alimentati in un serbatoio. In seguito, i microbi impiegati nel processo riuscirebbero a moltiplicarsi e, in due/tre giorni, diventerebbero ottenibili già centinaia di migliaia di litri di latte. La mission di Remilk è tutta sul sito dell’azienda: “Remilk non è un sostituto del latte: è un vero affare! Usando la fermentazione microbica che richiede una frazione delle risorse della Terra – fanno presente – , riproduciamo le proteine del latte per creare un vero caseificio identico al caseificio tradizionale, senza danneggiare una singola mucca. Questo è quello che chiamiamo oro bianco!”, chiosano. Ma non è finita qua. L’azienda sarebbe infatti riuscita a creare una dozzina di latticini diversi, tra cui yogurt e derivati. Il gusto del tutto, inoltre, risulterebbe identico ai prodotti contenenti il latte per come lo conosciamo: sarebbe impossibile distinguere il sapore del “latte da laboratorio” dall’altro. Ma molti fattori suggeriscono la necessità di tempo. Tutto lascia pensare che il cosiddetto “latte prodotto in laboratorio” non sia qualcosa di destinato ad arrivare sui nostri scaffali in breve tempo, passeranno ancora degli anni. Pure perché – come viene fatto presente dalla fonte sopracitata –  i prezzi dovranno calare per far sì che certi prodotti siano accessibili al grande pubblico. 
Comunque sia, il progetto di Ramilk potrebbe sicuramente rappresentare un altro piccolo passo avanti della scienza legata al miglioramento delle condizioni ambientali del pianeta intero. Chissà quali altri sorprese ci riserverà negli anni la ricerca. Un fine, ossia quello di contribuire al miglioramento ambientale, è ormai condiviso da tutti gli attori istituzionali. 


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