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Così il biotech farà evolvere il mondo del lavoro

Che il biotech stia per modificare per sempre il mondo del lavoro è piuttosto ventilato, ma il fenomeno trasformativo è in corso e per ora è possibile percepire soltanto qualche effetto di quella che potrebbe essere una vera e propria rivoluzione copernicana in grado di coinvolgere il concetto stesso di “prestazione lavorativa” o di “impiego”. Tra i tanti aspetti indagati di recente, c’è di sicuro quello legato all’Intelligenza artificiale, che potrebbe costituire un pericolo, per così dire, per alcune mansioni che potrebbero essere sostituite da robot capaci di svolgere la stessa funzione ma senza retribuzione. Se ne parla spesso: si pensi alle guide museali. Possibile che, nel prossimo avvenire, a guidarci tra quadri ed a staccare biglietti siano robottini e non più persone? In alcune nazioni asiatiche questa è già una realtà. E siccome quello che accade altrove succede spesso anche dalle nostre parti, converrà essere pronti a qualche cambiamento, che potrà essere epocale o no, a seconda delle scelte che prenderemo come umanità. Questa del rapporto tra le prospettive lavorative e la progressione tecnologica è, del resto, uno dei grandi quesiti cui il mondo saremo chiamati a rispondere nei prossimi decenni e una delle domande cui le istituzioni stanno iniziando a replicare già adesso. 

Tra le tante disamine che circolano in materia, una citazione di lungo respiro merita di sicuro quanto pubblicato dall’agenzia stampa Agi qualche settimana fa. L’agenzia di stampa presenta un vero e proprio dossier, che è derivato da una macro-iniziativa di Assobiotech e di Start Up Italia, in grado di disegnare per filo e per segno quanto è possibile che accada. La premessa, che è statistica, lascia intendere quanto il biotech e le Scienze della Vita stiano prendendo piede in Italia in termini socio-economici. L’andamento, inoltre, prevede che il Biotech monopolizzi o quasi il mercato della farmaceutica, ma che dica la sua, eccome, anche rispetto ai prodotti agricoli e a quelli industriali. Poi viene presentato un dato, che a primo acchitto o ad occhi disattenti potrebbe raccontare poco, ma che è fondamentale per comprendere quale sia lo stato dell’arte: il Pil, per il 20% attuale, è già dettato dai settori della bioeconomia e delle Scienze della vita. E tutto lascia pensare che questa progressione sia destinata ad andare avanti nel tempo, oltre che ad aumentare di intensità. 

Le rilevazioni statistiche ci informano quindi di una possibile accelerazione in atto. Qualcosa che potrebbe essere dovuto pure alla pandemia, che è un acceleratore fenomenico senza eguali o quasi, tra quelli che possono essere incontrati dall’umanità durante un percorso storico. Si dice spesso che la pandemia è una cesura: ecco, è all’interno delle cesure che spesso si palesano le grandi rivoluzione della storie. L’Agi – nella sua analisi – che come premesso fa riferimento ad un evento organizzato da Federchimica Assobiotec e Startupitalia e alle dichiarazioni che sono state rilasciate durante la conferenza – spazia tra una serie di aspetti ma tenendo ben presente quella che sembrerebbe una costante: l’esplosione delle nuove tecnologie è ormai un fatto acclarato. Il biotech – questo un altro aspetto interessante – dovrebbe portare inevitabilmente alla creazione o al rafforzamento di figure lavorative del tutto nuove o quasi. Si pensi, a titolo esemplificativo, a quale e quante esigenze potrà richiedere un robot. Saranno necessarie, allora, tutta una serie di competenze informatiche, gestionali e manutentive che potranno dare vita ad una sorta di “manager dei robot” o comunque ad una figura che si dedichi esclusivamente alle IA che incontreremo lungo il nostro cammino. Qualcosa di cui oggi iniziamo appena a sentir parlare. Al contempo, è anche ovvia la concatenazione tra biotech e mondo della comunicazioni, con tutto quello che ne consegue in termini di specializzazioni professionali ed avanzamento tecnologico in contemporanea con le competenze professionali. Pensiamo ai social: oggi abbiamo quotidianamente a che fare con la figura del “social media manager”, che fino a qualche anno fa neppure esisteva. Una professione nuova che coadiuva la possibilità che ne arrivino delle altre. 

Il tema di fondo, rispetto al biotech ed al lavoro, è soprattutto questo: si deduce bene, in base alle previsioni, l’aumento in percentuale dei posti di lavoro destinato ad occuparsi dei settori biotecnologici e, più in generale, legati alle Scienze della vita. Dunque se oggi dovessimo consigliare ad un giovane, verrebbe da indirizzare lo studente verso una facoltà attinente alle materie ed agli ambiti in oggetto. Presente all’evento di Assobiotech e di Start Up Italia anche il ministro del governo presieduto da Mario Draghi Elena Bonetti, che ha voluto ribadire la centralità degli investimenti nell’ambito della ricerca tecnologica in vista del futuro prossimo (ma anche del presente). 

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