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LA ASSOCIAZIONE ALBERT SCHWEITZER DI BOLZANO PARTECIPA ALL’EVENTO DI SPORT CITY 

La associazione Albert Schweitzer coglie l’invito di Sport City di parlare ai bambini del tema del cibo, della nutrizione dei bambini nei paesi industrializzati e nei paesi in corso di sviluppo, delle differenti patologie che palesano, l’obesità da una parte e la malnutrizione dall’altra.

invito

Questo periodo storico è attraversato dalla rivalutazione di una corrente di pensiero che viene definita “multilateralismo diplomatico”. Il G20 che si è svolto a Roma sotto la guida del premier italiano Mario Draghi è un esempio lampante di questo processo: la ricerca di soluzioni comuni passa dalle mediazioni. Ma di multilateralismo non si parla solo nel campo politico in senso stretto. Anche Papa Francesco, per citare un altro dei grandi del mondo, è un teorico del multilateralismo diplomatico. Sin da quando è salito sul soglio di Pietro, Jorge Mario Bergoglio si è dedicato all’incontro tra culture e religioni difformi. Francesco, come riportato su Vatican News, si è espresso così in un tweet che ha segnato il passo in materia di multilateralismo: “Come prevenire i conflitti? Nessun popolo, nessun gruppo sociale potrà conseguire da solo la #pace, il bene, la sicurezza e la felicità. Nessuno. La lezione della recente pandemia è la consapevolezza di essere una comunità mondiale che naviga sulla stessa barca.#DiplomacyForPeace”. Si tratta, in buona sostanza, di superare l’unilateralismo diplomatico (accordi firmati tra potenze simili, con interessi geopolitici simili) e le conseguenti chiusure a livello globale. Perché nessuno si salva da solo.

Torniamo sul piano politico-sociale. Gli unilateralisti ritengono inutile o deleteria la dialettica verso i propri competitor diretti, mentre i multilateralisti non credono nel fermo dominio di poche super-potenze, preferendo un contesto di competizione economico-sociale paritaria o comunque aperta al legittimo sviluppo altrui. Questa è una differenza sostanziale. La concezione di mondo dei multilateralisti è attraversata dall’universalità, mentre quella degli unilateralisti (o bilateralisti) è segnata da un tratto esclusivistico. Per quel che concerne l’ente sovranazionale che ci riguarda da vicino, ossia l’Unione Europea, è possibile citare una riflessione di Joseph Borrell su Il Sole 24 Ore: ” Mentre al culmine della pandemia di COVID-19 altri cercavano di disgregare l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è stata l’UE a guidare il piano ei soccorsi e di difesa delle popolazioni”. L’Ue, insomma, può porsi come modello in grado di dettare il corretto atteggiamento volto all’edificazione di un sistema multilaterale.

Sulla base di queste poche premesse, è possibile notare come l’esperienza medico-professionale ed il pensiero di Albert Schweitzer possano essere utili per comprendere quale tipologia di direzione possano intraprendere le cose del mondo. La stessa vita di Schweitzer è, del resto, la testimonianza diretta di un dialogo costante tra visioni opposte. Una strategia che si è rivelata capace di fare della dialettica un paradigma fisso e della sintesi tra contrapposizioni solo apparentemente inconciliabili una costante. Il contrasto tra la situazione socio-economica africana e quella europea, ad esempio, è uno dei cuori pulsanti della parabola da medico e filantropo di Schweitzer, che ebbe modo di soppesare bene entrambe i contesti, con tutte le differenze del caso. Si pensi, a titolo esemplificativo, allo spartiacque tangibile, oggi come all’epoca, tra la situazione dell’Alsazia, terra originaria di Schweitzer, e quella del Gabon, principale meta missionaria. E questo solo per presentare un esempio che sfiora il metaforico. Ma tutta la vita del Premio Nobel franco-tedesco è stata contraddistinta da una ferma volontà: consentire agli opposti di sedere allo stesso tavolo.

Quando Schweitzer si è speso contro la minaccia nucleare, e questo è il vero cuore dell’azione multilaterale del filantropo, ha domandato ad entrambe le super-potenze di mettere da parte un pezzo del loro dominio. “Parlare” è l’imperativo categorico di una strategia che punta ad evitare le rotture ed a favorire l’emersione della via mediana. Il dovere, per Schweitzer, è quello di contribuire allo sviluppo sociale e materiale della società. E questo è possibile – questo il convincimento teoretico – solo attraverso un’architettura multilaterale, che serve pure a sostenere la ripresa mondiale divenuta ancor più necessaria, se possibile, con gli effetti primari e secondari della pandemia.

Il convincimento di molti, Mario Draghi in testa, è che il multilateralismo sia l’unica risposta plausibile, ad esempio, in materia climatica, dov’è necessario che Stati con forme di governo molto difformi tra loro dialoghino e negozino per evitare catastrofi ambientali sin troppo ventilate. Più in generale, la matrice paradigmatica del multilateralismo occorre pure, secondo i suoi teorici e sostenitori, per ovviare ad una delle grandi ingiustizie dei nostri tempi: la difformità della distribuzione della ricchezza tra Paesi poveri e non. In maniera molto sintetica, è lecito ipotizzare che la chiave di volta delle relazione geo-diplomatiche, da qua ai prossimi decenni, non possa che passare da questa che è solo una delle strade possibili in termini di dialettica mondiale. Ma il multilateralismo è e sarà anche la via più battuta anche dalla Associazione Albert Schweitzer di Bolzano che con i suoi molteplici progetti realizzati nei paesi poveri e con le mole attività a Bolzano ha creato una matrice culturale di sviluppo multilaterale.

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