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Intervista a Maria Assunta Serra, direttrice generale di Sardegna Ricerche

dottoressa Maria Assunta Serra

Nell’ambito delle nostre interviste relative ai parchi scientifici, siamo riusciti ad ottenere la disponibilità della dottoressa Maria Assunta Serra, che ci ha fornito queste dichiarazioni attraverso cui raccontare il Parco Scientifico Sardegna Ricerche, un’altra eccellenza italiana tra le realtà che sono riuscite ad affermarsi nei settori che stanno consentendo alla nostra società di evolversi in positivo, tanto in chiave scientifica quanto in materia di sinergie economiche. Facciamo presente, a titolo esemplificativo, come il Parco Sardegna Ricerche sia tra coloro che prenderanno parte al Web Summit 2021 di Lisbona. Un’altra circostanza chiave per far conoscere al mondo aziende innovative ed in grado di esprimere al meglio le possibilità insiste nel contesto del made in Italy nel campo della progressione scientifica e tecnologica. 

Com’è organizzato il vostro parco scientifico?

Il Parco scientifico e tecnologico della Sardegna è stato realizzato su impulso della Regione autonoma della Sardegna  ed è gestito da Sardegna Ricerche, l’agenzia per l’innovazione della Regione Sardegna, e pertanto ha una dimensione regionale, con una sede centrale, a Pula (CA) e tre sedi staccate: quelle di Alghero (SS) e Torregrande (OR), gestite rispettivamente dalle controllate Porto Conte Ricerche e Fondazione IMC, e la Piattaforma energie rinnovabili a Macchiareddu, nella Zona industriale di Cagliari.

Edificio 2 Pula

La sede centrale, inaugurata nel 2003, sorge a Pula, a circa 40 chilometri da Cagliari, circondata da 160 ettari di bosco. Qui si trova il CRS4, il grande centro di calcolo che ha avuto come primo presidente nel 1990 Carlo Rubbia. Il centro è attivo tra l’altro nella bioinformatica e nella sanità digitale, insieme a diversi centri di ricerca e imprese dei settori ICT e biomedicina-biotech.

Sempre a Pula hanno sede l’Unità di supporto alla ricerca Biomedica e alcuni dei laboratori della Piattaforma Biomed, gestiti direttamente da Sardegna Ricerche.

La sede di Alghero, anch’essa al centro di un’area naturalistica, il Parco regionale di Porto Conte, ospita altri laboratori della Piattaforma Biomed ed è specializzata nei settori delle tecnologie alimentari e della salute umana e animale, in particolare nella diagnostica, con tutta la gamma delle tecnologie “omiche” applicate alla ricerca di biomarker.

A Torregrande (OR) si svolgono attività di ricerca, sviluppo e trasferimento tecnologico nel campo della biologia marina, dell’acquacoltura e della tutela e gestione degli ecosistemi costieri.  

Infine la Piattaforma energie rinnovabili di Macchiareddu sperimenta le diverse tecnologie, dal fotovoltaico, al solare a concentrazione, dai biocombustibili/biomasse, all’idrogeno da FER, oltre ai sistemi di accumulo e alla gestione intelligente dell’energia (smart grid e micro-grid).

Edificio 10 Pula

Se e come siete evoluti negli anni?

Le attività del PST regionale, come quelle dell’agenzia “madre”, sono iniziate negli anni ’90, ben prima quindi della costruzione dell’infrastruttura fisica, mettendo in rete gli attori dell’innovazione esistenti – università, centri di ricerca pubblici e privati, imprese – e finanziandone i progetti di ricerca applicata, di trasferimento tecnologico e d’innovazione con i fondi europei, nazionali e regionali.

Con la costruzione della sede centrale di Pula, nel 2003, e con l’acquisizione dei centri di Alghero e Torregrande, l’offerta del Parco si è completata con la possibilità di insediamento e di incubazione, attraendo in Sardegna diverse grandi aziende e favorendo la nascita di molte startup innovative e spin-off universitari.

Negli ultimi anni la crescente digitalizzazione delle relazioni commerciali e sociali, e la pandemia in corso, hanno contribuito a rendere meno rilevante il peso della componente “fisica” dell’attività del Parco (insediamento, incubazione, convegni e formazione in presenza, scuole estive, ecc.), mentre si sono sviluppate le attività “in remoto” e quelle diffuse nel territorio, presso gli utenti delle diverse categorie (imprese, laboratori, comuni, scuole, ecc.).

Abbiamo via via aumentato i progetti svolti in collaborazione con i centri di ricerca e le imprese del territorio, e potenziando e offrendo all’esterno i servizi delle piattaforme e dei laboratori  del Parco, come il laboratorio di prototipazione avanzata, in grado di stampare modelli di tumori difficili da operare a partire dalle TAC e protesi dentarie pronte per l’impianto, il Fab-Lab, che all’inizio della pandemia ha realizzato migliaia di visiere per il personale sanitario, il “10Lab”, Centro di divulgazione scientifica visitato da migliaia di studenti e famiglie, che ora svolge la sua attività anche “a domicilio” mandando i suoi animatori presso le scuole che lo richiedono; la consulenza brevettuale e l’assistenza per la partecipazione ai bandi europei e alle gare d’appalto.

Laboratorio

Negli ultimi anni l’attività dell’Agenzia si è allargata a nuove aree d’interesse e categorie di utenti, con una maggiore attenzione all’impatto sociale dell’innovazione e all’inclusività con l’apertura dei servizi di creazione d’impresa e di trasferimento tecnologico alle industrie creative e al terzo settore ed un crescente coinvolgimento dei diversi portatori d’interesse, dalle associazioni ambientaliste e culturali a quelle dei pazienti.

Qual è la vostra offerta per le aziende?

Il Parco propone un “pacchetto localizzativo” con condizioni vantaggiose per l’insediamento di aziende e laboratori di R&S. I soggetti insediati hanno accesso gratuito o a condizioni agevolate alle piattaforme tecnologiche e ai servizi che Sardegna Ricerche offre alle imprese del territorio: consulenza brevettuale, ricerca di partner, brokeraggio tecnologico, assistenza per la partecipazione a bandi e gare, formazione e informazione, comunicazione e promozione, ecc.

Per quanto riguarda in particolare il settore Scienze della vita, il Parco mette a disposizione una “Piattaforma Biomed” costituita da dieci laboratori con attrezzature avanzate e tra loro integrati: Risonanza Magnetica Nucleare (NRM),  Bioinformatica, Tecnologie bioanalitiche (TBA), Microscopia ottica ed elettronica, Sequenziamento (NGS), Proteomica, Genetica molecolare, Sistemi diagnostici, Advanced Imaging and Motion Analysis (AIMA). I laboratori della Piattaforma sono luoghi aperti di collaborazione tra il sistema delle imprese e il sistema della ricerca, sono gestiti da Sardegna Ricerche e dalle partecipate CRS4 e Porto Conte Ricerche.

Tra i servizi offerti, la “Biblioteca del Parco” è cresciuta in quantità e qualità dell’offerta, uscendo dai confini del Parco fino a dare origine alla Biblioteca scientifica regionale, un’eccellenza nazionale, con accesso a circa 10.000 e-journal, due sistemi di supporto alle decisioni cliniche (UpToDate e Clinical Key), una risorsa per la diagnosi delle malattie infettive (Gideon), un sistema di supporto alla pratica infermieristica, due banche dati bibliografiche per la ricerca (Scopus, Scifinder) e la piattaforma di document delivery (NILDE).

Mettiamo anche a disposizione un Laboratorio di prototipazione che affianca le aziende nella progettazione e realizzazione dei prototipi, attrezzato con stampanti 3D di ultima generazione capaci di stampare in polimeri, gesso e metalli, dall’oro all’alluminio, e anche di stampanti specifiche per protesi dentarie. Nel laboratorio di prototipazione sono state stampate le copie della “Dea madre” destinate al percorso per non vedenti del Museo archeologico di Cagliari, ed è possibile realizzare modelli di tumori derivati dalla TAC per stabilire la strategia operatoria.

Infine è in corso di progettazione una Piattaforma di Economia circolare (il Circular Hub), che svilupperà le tre filiere dell’edilizia sostenibile, della cosmesi naturale e del turismo sostenibile.

Manifattura

Con chi collaborate?

Innanzitutto con gli attori dell’innovazione attivi nella regione, dalle due Università di Cagliari e Sassari, ai centri di ricerca degli enti nazionali (CNR, INFN, INAF), dalle associazioni di categoria, a grandi e piccole imprese, ospedali universitari e cliniche private.
Naturalmente è strettissima la collaborazione con le altre strutture della Regione Autonoma, dagli Assessorati, ai centri di ricerca e assistenza tecnica (Agris, Laore, Arpas, Forestas), alle Aziende sanitarie.

Scendendo nel dettaglio, in ambito “biomed”, abbiamo in corso il Programma I FAIR, che mira a introdurre nei progetti di ricerca clinica regionale i principi “FAIR” (Findable, Accessible, Interoperable and Reusable data), in collaborazione con il Dipartimento di Scienze mediche e sanità pubblica dell’ Università di Cagliari, il Dipartimento di Scienze mediche, chirurgiche e sperimentali dell’Università di Sassari, e i gruppi Digital Health e Next Generation Sequencing Core del CRS4 (qui i progetti approvati).

Ancora: il progetto di bioeconomia “Sardegna Verde”, con due linee d’attività, una di edilizia sostenibile e una rivolta alla valorizzazione dei prodotti naturali della Sardegna nella cosmesi.

Nell’ultimo anno e mezzo la Piattaforma è al centro dell’iniziativa SR4CoViD (Sardegna Ricerche per il COVID) con la quale stiamo conducendo diversi progetti collaborativi nel campo della prevenzione, della diagnostica e della cura, in collaborazione con Dipartimenti universitari e strutture ospedaliere.

A livello nazionale, siamo soci di INNOVUP, l’associazione che rappresenta l’ecosistema italiano dell’innovazione, nata dall’unione di APSTI (l’Associazione dei Parchi scientifici e tecnologici italiani) e Italia Startup, e partecipiamo come “sportelli regionali” alle reti dell’APRE (Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea) e EEN (Enterprise Europe Network).

Come siete organizzati?

Abbiamo già parlato dell’articolazione territoriale del Parco, le cui sedi staccate sono gestite in autonomia dalle società partner, sotto il coordinamento di Sardegna Ricerche.

L’Agenzia è organizzata in tre servizi (Servizio Ricerca e Parco tecnologico, Servizio Innovazione e Trasferimento tecnologico; Servizio giuridico, finanziario e amministrativo) e dieci settori specializzati su funzioni aziendali e su specifiche attività, oltre a quattro uffici che rispondono direttamente alla Direzione generale.

Tutti i servizi e gli uffici sono profondamente integrati e i processi aziendali vengono rapidamente adattati e ridisegnati in funzione dei nuovi progetti.

Come collegare Università e mondo del lavoro in favore degli studenti di biotech?

Sardegna Ricerche organizza periodicamente dei programmi di sviluppo delle risorse umane che offrono ai giovani laureati la possibilità di svolgere periodi di formazione presso le imprese del Parco.  Ma anche i programmi di trasferimento tecnologico possono contribuire, da un lato, a rendere l’offerta delle università più rispondente alla domanda delle imprese, e dall’altro a convincere le imprese stesse della convenienza di avere al proprio interno le competenze necessarie per stare al passo con l’innovazione tecnologica e di mercato. In tal modo l’università, conoscendo da vicino le esigenze in termini di tecnologia e di capitale umano delle imprese, può meglio “tarare” i propri corsi di studio, p.es. inserendo nei piani di studio insegnamenti mirati all’operatività di un laboratorio, aumentando le esercitazioni pratiche o anche promuovendo tirocini in azienda, senza per questo rinunciare alla ricerca fondamentale, che è alla base delle innovazioni “radicali” e dei salti di “paradigma tecnologico”.

In questo ambito ricadono, ad esempio, i nostri progetti “cluster” che riuniscono un centro di ricerca, per lo più universitario, e un minimo di cinque imprese, intorno alla soluzione di un problema tecnologico, con l’obiettivo di portare sul mercato i risultati della ricerca. Per citarne solo alcuni, nell’area biomedica: Ibernat-Nbl (farmaci innovativi e strumenti diagnostici per il neuroblastoma) e Niasmic (protocollo non invasivo per l’analisi del DNA tumorale da biopsia liquida) e nell’agroindustria: Minuforte (produzione casearia con l’applicazione di bioprocessi innovativi).

sdr

Come vi vedete tra dieci anni?

Se ipotizziamo di poter proseguire linearmente il percorso intrapreso in questi ultimi anni, dovremmo diventare sempre più inclusivi e multidisciplinari, e offrire servizi più integrati e lungo tutto il ciclo di vita delle imprese.

Opereremo sempre di più alla costruzione di reti di imprese, enti locali e associazioni, mettendo a disposizione infrastrutture, competenze e capacità progettuale.

Le strutture del Parco tecnologico offriranno servizi ad alto valore aggiunto per le insediate e per il territorio, con attrezzature e competenze allo stato dell’arte.

Completeremo il processo di inclusione tra i nostri utenti delle industrie creative e del terzo settore, coinvolgendo nella progettazione dei servizi tutti i portatori d’interesse, come ad esempio le associazioni dei pazienti o le comunità energetiche, con uno sguardo attento all’impatto sociale dei progetti.

Infine, appresa le lezioni della pandemia e del cambiamento climatico in atto, applicheremo a tutte le attività i criteri di sostenibilità, resilienza e capacità di risposta, per non farci trovare impreparati alle nuove sfide.

Cosa pensa del futuro del biotech in Italia?

Ci sono ottime prospettive di sviluppo per il settore delle scienze della vita e per il biotech in generale, soprattutto se si riuscirà ad aumentare in modo strutturale gli stanziamenti a favore del sistema della ricerca, per evitare la fuga dei cervelli, ed a promuovere gli investimenti nelle startup, in modo da favorire la crescita e l’ingresso sul mercato.

In questo particolare momento storico, le risorse, nazionali ed europee, non mancano, basti pensare al PNRR e ai programmi europei come Orizzonte Europa, Life e Ue4Health. Occorrerà però migliorare la qualità dei progetti per vincere i bandi competitivi, anche agendo sul rafforzamento delle competenze delle strutture amministrative, oltre che di quelle strettamente scientifiche.

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