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“Divulgare biodiversità e zoologia: una sfida possibile”

Il dottor Filippo Nicolini è un’altra punta di diamante del progetto di BioPills. L’ultima che abbiamo deciso di sentire in merito all’attività divulgativa di questo gruppo di esperti che tanto sta facendo parlare di sé. All’interno dell’intervista che il dottore ci ha gentilmente rilasciato, troverete pure una disamina su un termine che ha accompagnato questi mesi pandemici: “Spillover”. Da David Quammen, autore di un’opera che ha ottenuto un successo globale, al futuro del “salto di specie”, passando per quello che dovremmo aspettarci in termini di “comparsa” di nuovi agenti patogeni come umanità. 

Lei studia Biodiversità ed evoluzione. Di che si tratta in soldoni?

“Studiare la biodiversità significa, così come suggerisce il nome, studiare la diversità della vita sul nostro Pianeta, in ogni sua forma e sfaccettatura. Studiare l’evoluzione, invece, significa studiare i meccanismi con cui questa biodiversità si sia prodotta e si modifichi nel corso del tempo.

Il mondo intorno a noi è pieno di “infinite forme bellissime e meravigliose”, per utilizzare le parole di Darwin (“endless forms most beautiful and most wonderful”), il padre della teoria dell’evoluzione, e attualmente il numero di specie viventi presenti sul Pianeta è probabilmente il più alto mai registrato dalla comparsa della vita. Studiare la biodiversità (presente e passata) e le sue dinamiche di cambiamento, dunque, è più che mai necessario, soprattutto per comprendere anche come essa reagisce e reagirà ai cambiamenti climatici in atto”. 

Consiglierebbe a studenti laureati triennali di proseguire con un percorso simile al suo e perché.

“Sarò probabilmente di parte, ma è ovvio che consiglio agli studenti di biologia di proseguire con un percorso di tipo evoluzionistico. La biologia evoluzionistica rappresenta senza dubbio il cardine di tutta la biologia moderna. Studiare e (soprattutto) capire i meccanismi dell’evoluzione è cruciale per poter godere appieno degli incredibili e straordinariamente complessi fenomeni del mondo biologico: dal modo intricato con cui i vari tratti di DNA di un organismo interagiscono tra loro, fino alle inimmaginabili dinamiche che regolano il metabolismo delle cellule; dall’ardua competizione che esiste tra gli individui di una popolazione, fino ai grandi equilibri che reggono l’esistenza di un ecosistema. L’evoluzione tocca ogni singolo aspetto della biologia e noi, come esseri umani, non ne siamo di certo esenti.

Ma l’evoluzione non è, come può sembrare, solo un intrattenimento per scienziati teorici. L’evoluzione è anche una scienza pratica, applicativa. Essa ci permette infatti di sviluppare programmi di conservazione per le specie a rischio, fornendo gli strumenti per comprendere alcune delle dinamiche che portano una specie sull’orlo dell’estinzione o un’altra ad invadere indisturbata un territorio. L’evoluzione getta luce su come la lunga storia dei nostri antenati abbia oggi un grande impatto sulla vita di ciascuno di noi. L’evoluzione ci permette addirittura di capire alcune delle dinamiche che regolano l’emergere e la diffusione di una nuova epidemia.

Insomma, c’è sempre più bisogno di esperti di biologia evoluzionistica. L’evoluzione è uno dei fenomeni più complessi del mondo naturale e la superficialità con cui spesso viene spiegata e divulgata offre terreno fertile a pericolosi fraintendimenti”.

Che ruolo svolge nel progetto di BioPills?

“In BioPills, attualmente, sono il responsabile della sezione Ambiente e Natura, la sezione del sito dove vengono raccolti gli articoli riguardanti (neanche a dirlo) la biodiversità: dalle piante agli animali, dagli organismi estinti alle varie relazioni che esistono tra le specie, il mio interesse principale è quello di far conoscere le sterminate meraviglie che ci circondano. Nel tentativo di raggiungere questo obiettivo, così come i miei colleghi nelle relative sezioni di competenza, mi impegno costantemente a proporre contenuti che siano stimolanti e attuali, per ricordare che la biologia risiede nella quotidianità di ognuno di noi e ci aspetta sempre pazientemente dietro l’angolo.

Nel frattempo, sto anche curando un corso di entomologia di base per il sito, con il quale vorrei offrire un piccolo supporto agli studenti che si approcciano per la prima volta alla materia. Oltre ad esso, in passato, ho anche curato gran parte della sezione didattica di zoologia, di nuovo nella speranza di essere d’aiuto a coloro che decidono di avventurarsi in questo affascinante mondo”. 

Su cosa si concentra la sua attività divulgativa? Abbiamo letto che si occupa pure di zoologia…

“A parte quanto detto sopra, la mia principale area di competenza è appunto la zoologia: una cotta che ho sin da bambino, tra ragni, insetti, serpenti e creature marine (mi spiace, per ora niente cani, cavalli e pappagalli). La zoologia è stato probabilmente il motivo principale per cui mi sono iscritto alla facoltà di biologia ormai sei anni fa e nel corso degli studi ho fatto di tutto per approfondire al meglio i vari aspetti di questa materia.

Nel frattempo ho poi scoperto molte altre passioni: l’evoluzione, appunto, la biologia della conservazione e la genomica, che è il mio principale ambito di studi attuale. In ogni caso, che si tratti di ricostruire la storia evolutiva di un gruppo di organismi, o di studiare una specie a rischio di estinzione o ancora di svelare i segreti dei geni, gli animali restano sempre il principale soggetto dei miei studi”. 

Con la pandemia abbiamo imparato cosa significa il termine “spillover”. Ce ne dobbiamo aspettare altri, di spillover, immaginiamo…

“Ahia, domanda scottante, anzi di fuoco!

Innanzitutto, per chi ancora non se ne intendesse, “spillover” è il termine inglese con cui si indica il passaggio di un agente patogeno da una specie ad un’altra; in questo contesto, spillover è dunque traducibile con “salto di specie”. Per intenderci, il passaggio del SARS-CoV-2 dai pipistrelli all’uomo (per via più o meno diretta) è un fenomeno di spillover, appunto. Una malattia di questo tipo, ossia che passa da un animale all’uomo, si chiama “zoonosi”.

Per potersi compiere, un salto di specie necessita innanzitutto di una vicinanza persistente nel tempo dell’uomo con gli animali selvatici. Non è un caso infatti che le zoonosi abbiano iniziato ad affliggere l’umanità più di 10 000 anni fa, quando i nostri antenati iniziarono ad addomesticare i primi animali (qui risulta chiaro come lo studio dell’evoluzione, in particolare di quella umana, sia stato di grande aiuto nella comprensione del fenomeno). E ancora, non è un caso che le zoonosi continuino ad imperversare persino oggi nonostante il progresso della medicina e della sanità, oggi che stiamo assistendo ad un progressivo impoverimento degli habitat naturali e ad una perdita crescente di biodiversità (ecco anche lei!). La continua espansione urbana in aree naturali provoca infatti una sempre maggiore vicinanza dell’uomo con specie animali selvatiche, che sono letteralmente ricolme di agente patogeni, la maggior parte dei quali ancora sconosciuti. Non ci sorprende allora che gran parte dei virus patogeni umani odierni (pensate all’HIV, all’ebola, al virus dell’influenza e ai coronavirus) sia di derivazione animale.

Avendo ora un po’ più chiara una delle dinamiche che determinano uno spillover, risulta ovvio che la risposta alla domanda sia indubbiamente , dobbiamo aspettarcene altri. Un attimo, niente allarmismo! Nuove malattie infettive emergono nell’uomo ogni anno e la stessa pandemia da COVID-19 era stata quasi predetta dal saggista statunitense David Quammen nel suo celeberrimo saggio (ironia della sorte) Spillover del 2012. Non dobbiamo però gridare al complotto o pensare a Quammen come ad un profeta, ma solamente guardare alla realtà dei fatti (quelli che ha utilizzato Quammen stesso per scrivere il saggio sopracitato): oggi possiamo contare su risorse scientifiche e tecnologiche senza precedenti e dobbiamo imparare ad usarle saggiamente e coscienziosamente, perché prevenire è sempre meglio che curare”. 

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