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Dall’antibiotico-resistenza ai trapianti: i segreti della divulgazione microbiologica

La dottoressa Daniela Bencardino è un’altra delle punte di diamante di BioPills, realtà scientifico-divulgativa, oltre che vero e proprio progetto, che abbiamo scelto di raccontare nel corso di queste settimane tra quelli che esistono e che si stanno distinguendo. La Bencardino è una microbiologa, e dunque divulga forte dei temi attinenti, occupandosi peraltro della parte che riguarda “Salute e Medicina”. Un compito complesso nel contesto pandemico, che ha richiesto qualche sforzo in più. 

Lei è biologa. Cosa succede al vostro mondo da quando è esploso il biotech?

“Il progresso delle biotecnologie ha rivoluzionato il mondo della ricerca ma spesso si commette l’errore di pensare che le biotecnologie in generale siano un prodotto di recente creazione. In realtà esistevano già dai tempi di Pasteur che ne fu considerato il fautore grazie alle sue descrizioni dei processi fermentativi, e parliamo di studi che risalgono al 1800.

Nel corso del tempo abbiamo assistito all’evoluzione delle biotecnologie passando da quelle tradizionali a quelle innovative. A tracciare una linea di demarcazione molto netta furono le tecnologie del DNA ricombinante, grazie alle quali è possibile modificare il patrimonio genetico degli organismi. Anche la velocità con cui oggi riusciamo a disporre di dati provenienti da ogni parte del mondo ha contribuito notevolmente al progresso delle biotecnologie che ha rappresentato e continuerà a rappresentare l’anello di congiunzione più importante nel rapporto tra le scienze biologiche e le tecnologie. Oggi più che mai lo studio dei sistemi biologici non può prescindere dall’utilizzo delle tecnologie ma questo è un discorso che vale per tutte le scienze, non solo per quelle biologiche”. 

Su quali punti si sta focalizzando in materia di ricerca scientifica?

“Avendo una formazione da microbiologa i campi su cui vertono le mie attività di ricerca sono quelli legati allo studio dei microrganismi e la maggior parte dei progetti a cui prendo parte sono focalizzati sul tema dell’antibiotico-resistenza. Questo fenomeno permette ai batteri di sviluppare meccanismi di difesa tramite cui riescono a evitare l’attività dell’antibiotico che risulta, quindi, inefficace nel trattamento delle infezioni. La resistenza antimicrobica causa numerosi decessi a livello globale, compromette la qualità della vita e minaccia di invertire gran parte dei progressi compiuti dalla medicina moderna. Purtroppo la velocità con cui si innescano questi meccanismi di resistenza è molto più alta rispetto a quella con cui la ricerca potrebbe sviluppare e rendere disponibili nuovi antibiotici. Pertanto, la capacità dei batteri di resistere agli antibiotici e la difficoltà di ottenerne di nuovi ci pone di fronte a un’emergenza a cui sarà difficile porre rimedio se non si interviene subito con misure preventive mirate. Alcune stime ci mettono in guardia dicendo che entro il 2050 arriveremo a perdere prematuramente dieci milioni di vite ogni anno. Al momento, gli sforzi della ricerca sono concentrati sullo studio della dinamicità evolutiva dei batteri e degli aspetti molecolari che contribuiscono alla loro resistenza nonché sullo sviluppo di nuovi agenti antimicrobici. A questo è necessario, però, affiancare un uso sempre più prudente di quelli già disponibili”.

Divulga “forte”, per così dire, attorno a queste materie? Quali argomenti vengono ritenuti più interessanti dai lettori?

“Quello dell’antibiotico-resistenza è un tema che ho affrontato spesso sui canali di BioPills e i nostri lettori hanno mostrato molto interesse. In particolar modo, gli articoli che hanno ricevuto un consistente numero di visite sul nostro sito parlavano delle strategie innovative messe in atto per contrastare il problema. Un esempio è senza dubbio la terapia fagica che, basandosi sull’impiego di fagi quindi di virus che attaccano i batteri, rappresenta un’alternativa plausibile agli antibiotici. Tuttavia, rimane ancora un argomento su cui discutere perché non tutti i casi in cui la terapia fagica è stata inizialmente impiegata hanno registrato risultati soddisfacenti ma la ricerca sta andando avanti e speriamo presto di raggiungere esiti positivi. Al contrario, una strategia che ha già raccolto un discreto successo è il trapianto fecale. Sì, è un vero e proprio trapianto ma in questo caso non parliamo di cuore, fegato, rene bensì di feci che dopo essere state prelevate da un donatore sano vengono trapiantate nel tratto gastrointestinale di un paziente ricevente. In questo modo, i batteri presenti nelle feci di una persona sana possono ristabilire le normali funzioni dell’intestino di un soggetto malato aiutandolo, quindi, a guarire. Ad oggi, il trapianto di feci registra un buon livello di efficacia nel trattamento delle infezioni da Clostridium difficile, soprattutto nei casi in cui si manifesta la resistenza del batterio al trattamento antibiotico.

In generale, nell’interesse dei lettori ricadono tutti gli argomenti che riguardano la salute ma l’innovazione in campo biomedico è senza ombra di dubbio il settore che incuriosisce tutti noi a prescindere dalla personale formazione”. 

Che ruolo svolge all’interno di BioPills?

“Sono membro della Redazione di BioPills e nello specifico sono la Referente per la sezione Salute e Medicina. Ricoprire questo ruolo vuol dire progettare un piano editoriale dai contenuti sempre aggiornati e attenti alle richieste dei lettori nonché occuparsi della revisione e correzione degli articoli prima che questi vengano pubblicati. Quella dedicata alla Salute e alla Medicina è una sezione pensata per offrire un’informazione scientifica corretta e facilmente accessibile su argomenti riguardanti le diverse patologie, la sanità, gli stili di vita, l’alimentazione e la sfera della psicologia umana. Pertanto, passare al vaglio ogni dettaglio prima che raggiunga il grande pubblico assume un’importanza fondamentale.

La mia attività all’interno della grande community di BioPills trova spazio anche sulle pagine social attraverso la creazione di post sempre inerenti i temi della salute. Durante i duri mesi della pandemia ho avviato un programma di informazione per aumentare la consapevolezza e la sensibilizzazione al tema dei vaccini. È stata un’impresa non da poco perché quando si affrontano argomenti così delicati in un periodo storico altrettanto complesso non è facile fare chiarezza allontanando ogni forma di scetticismo. Ma insieme a BioPills posso dire di aver dato un piccolo contributo. E se da un lato la pandemia mi ha messo i bastoni tra le ruote impedendomi di organizzare eventi divulgativi in presenza, dall’altro mi ha offerto l’enorme possibilità di avviare un ciclo di programmazione di webinar che ha riscosso un notevole successo. Il pubblico ha risposto con entusiasmo partecipando attivamente a tutti gli incontri online, i relatori hanno manifestato soddisfazione nell’interfacciarsi con l’interesse mostrato dalla nostra community e diverse case editrici hanno offerto la loro collaborazione. Organizzare gli eventi divulgativi di BioPills regala sempre grandi soddisfazioni”. 

Com’è cambiato il ruolo dei media durante la pandemia?

“Durante il lockdown siamo stati costretti a passare le giornate tra le mura di casa e quel senso di precarietà di fronte ad un nemico sconosciuto che ci stava sconvolgendo la quotidianità ci ha spinti verso la continua ricerca di informazioni. In questo contesto, i media ci hanno aperto ogni giorno una finestra sul mondo.

Da una parte, la televisione si è confermata come voce narrante accompagnando la diffusione di comunicati istituzionali, seguita a ruota dalle radio. Dall’altra, il web si è concretizzato come l’unico strumento per lavorare, comunicare e studiare. I social hanno consolidato il loro ruolo rafforzando il senso di comunità mentre alcuni grandi colossi della rete hanno offerto piattaforme che ricreassero la nostra realtà lavorativa, scolastica e per certi versi anche domestica. La pandemia ha, quindi, accelerato quel processo di trasformazione della comunicazione digitale che era stato già avviato negli ultimi anni. Gli stessi esperti si sono serviti della rete per accorciare le distanze con il pubblico e fare in modo che il messaggio arrivasse forte e chiaro. Purtroppo, non sempre l’obiettivo è stato centrato ma questo è un discorso che meriterebbe ampio spazio di analisi e discussione del perché. Quello che possiamo affermare con assoluta certezza è che i media hanno giocato un ruolo fondamentale nella comunicazione e che sull’efficacia c’è ancora da lavorare per raddrizzare il tiro”. 

 

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