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Intervista alla dottoressa Natalia Malara

L’oncologa Natalia Malara è già balzata alle cronache per via dei suoi studi sulle diagnosi precoci del cancro. Non precoci, anzi: “ultra-precoci” è il termine che è stato utilizzato per circoscrivere la portata delle ricerche della Malara anche nel campo internazionale . Si tratta ovviamente di un percorso lungo che va condiviso e continuato. Intanto, però, abbiamo voluto approfondire sia lo stato degli studi attorno a questo ambito sia cosa pensi la dottoressa Malara dei temi che stanno a cuore a noi di biotecnologie news. 

Lei è divenuta nota per gli studi sulla diagnosi ultraprecoce del cancro. Ci spiega perché’

“Come riportato sul sito AIRC, fare diagnosi precoce significa individuare un tumore in fase iniziale, quando ancora non si è diffuso in altri organi. Infatti è più semplice trattare un tumore nei primi stadi, cioè di poche dimensioni e circoscritto ad un organo o tessuto. Si parla in questo caso di prevenzione secondaria. Quando parliamo di prevenzione primaria ci riferiamo a una serie di comportamenti o terapie attuati allo scopo di evitare che il tumore si formi. Spesso la diagnosi precoce in oncologia è casuale, quando per esempio il tumore viene individuato grazie a un esame effettuato per altri motivi e non con lo scopo specifico di cercare un cancro. Fortunatamente oggi la scoperta precoce di alcuni tra i tumori più diffusi, come seno, collo dell’utero, colon, avviene, sempre più spesso, nell’ambito di programmi di screening di popolazione promossi dal Ministero della Salute e dal Servizio sanitario nazionale, che forniscono gratuitamente accertamenti per la diagnosi precoce oncologica di molti tipi di tumore.  Ad esempio, per il tumore del colon-retto la diagnosi precoce, prevenzione secondaria, si effettua con esami specifici, come la ricerca periodica di sangue occulto nelle feci o la endoscopia digestiva, retto-colica, dopo i 50 anni, o anche prima in presenza di una storia familiare di cancro colon rettale o malattie predisponenti come le poliposi adenomatose ereditarie. La prevenzione primaria del colon retto consiste in una dieta ricca di fibre, frutta e verdura e povera di grassi, carni rosse e lavorate, insieme ad un buon controllo del peso corporeo. Tuttavia, nonostante diagnosticare la malattia ai primi stadi è fondamentale, in caso di tumori a rapida crescita, la storia del tumore e dell’effetto sui pazienti non cambia molto: aumenta il numero di anni di vita dopo la diagnosi precoce di cancro (e questo è un aumento della sopravvivenza), ma non si vive più a lungo in termini assoluti (la mortalità rimane la stessa). Queste considerazioni supportano fortemente la convinzione che la prevenzione è l’unica arma efficace specie la prevenzione primaria. Come rafforzare la prevenzione primaria?”

“In questo ambito rientra il concetto di diagnosi ultraprecoce introdotto dall’articolo oggetto dell’intervista riportata dal corriere della sera, foriero della notorietà. Il “take-home message” dello studio è che è possibile effettuare attivamente una prevenzione primaria attraverso l’individuazione dei soggetti con diverso grado di rischio di malattia oncologica, anche in assenza di evidenzia clinica, sulla base di caratteristiche molecolari analizzabili con un prelievo di sangue. Quindi un analisi idonea, per la non invasività, ad essere ripetuta n volte e finalizzata a monitorare lo stato di salute nel tempo, dandoci la possibilità di apportare eventuali modifiche, in maniera personalizzata, per il mantenimento dello stesso”.

Quali implicazioni in termine di innovazione tecnologica?

“Si tratta di un sensore elettrochimico che sfrutta le nanotecnologie per aumentare sensibilità e selettività focalizzate all’individualizzazione di modifiche molecolari metabolismo dipendenti o stato di protonizzazione proteica. La necessità di rilevare una molecola, una bio-molecola, o uno stato di protonazione in concentrazioni molto basse o condizioni difficili spinge verso lo sviluppo di tecnologia nuova. In questo caso, l’integrazione di un transistor elettrochimico organico con un substrato super-idrofobico. Questa necessità, dunque, porta alla definizione di una tecnologia nuova. Ma è vero anche il contrario, la tecnologia che esiste già, nell’ambito nanotecnologico, e l’intelligenza artificiale, sono una sorgente alla quale attingere per dare una risposta a quesiti urgenti e nuovi, spesso formidabili. Queste due spinte nella ricerca si amplificano e si fondono.  Dal punto di partenza, che è sempre una esigenza, al prodotto finale, che diventa strumento, il “nuovo e il vecchio” in biotecnologie, nanotecnologie, e medicina trovano spazi comuni senza un apparente soluzione di continuo. Gli inglesi hanno inventato un termine molto bello per spiegare questo tipo di miscela: biomedical nanotechnology. Ecco, la biomedical nanotechnology è il punto dove queste discipline (comprensive di matematica, fisica, chimica e scienze mediche) si incontrano e la condivisione diviene moltiplicazione con potenziali benefici inediti e sorprendenti”.

Cosa ne pensa del futuro del biotech in Italia applicato alla ricerca medico-scientifica?

“Nel futuro biotech cruciale sarà la capacità di utilizzare nanotecnologie e materiali adatti alla bioelettronica e non solo, per realizzare biosensori ad elevate performances e di semplice uso e attraverso algoritmi di intelligenza artificiale, in grado effettuare analisi predittive personalizzate magari avvalendosi di matrici biologiche reperibili e collezionabili senza alcun tipo di invasività procedurale.  Saliva, lacrime, sudore, urine, una singola goccia di sangue potrebbero diventare sufficientemente informativi per la realizzare dispositivi Point-of care– cioè portatili, alla portata del singolo e intellegibili dal comune cittadino”.

Il suo studio su Nature fa ancora parlare di sé. Come mai?

“Perché ha insita una rivoluzione. Questo studio per primo propone una strumentazione analitica nel campo della prevenzione primaria. La prevenzione primaria oncologica per la maggior parte delle neoplasie (ad eccezione della vaccinazione per il virus dell’epatite B, importante per prevenire il cancro al fegato, e per il Papilloma virus umano, principale causa del cancro alla cervice uterina) è ancora oggi compresa prevalentemente nella scienza comportamentale, o stile di vita, senza alcun riscontro oggettivabile. Il dispositivo da noi presentato introduce il concetto di monitoraggio dello stato di salute. Lei quante volte ha sentito parlare in campo medico di monitorare la malattia. Credo tantissime volte. Ma ricorda altrettanto o almeno una volta che le sia stata prospettata la possibilità di monitorare il suo stato di salute in maniera personalizzata? Il dispositivo presentato su Nature risponde a questa che è oggi una necessità partorita dal moderno concetto psicofisico di salute. Esso rappresenta il nuovo fronte tecnologico che garantisce il monitoraggio e quindi la protezione dello stato di benessere. Come? Denunciando le variazioni metaboliche che incidono sullo stato di conduttività molecolare che è alla base della comunicazione cellulare nel nostro corpo”.

Specifichi meglio…

“La identificazione della variazione metabolica ha un duplice valore. Il primo è quello di intervenire per il ripristino delle condizioni di conduttività molecolare ad opera di modifiche sull’alimentazione (nutraceutica) o attraverso l’uso di integratori (farmacologici-alimentari-immunologici). Quest’ultimi sono utili ma frequentemente prescritti senza un criterio oggettivabile che ne inficia spesso i reali benefici. Quindi il secondo valore è quello di avvalersi di una strumentazione point-of –care che operi a cavallo tra la prevenzione primaria e secondaria permettendoci di indirizzare, chi nonostante gli interventi non reverte o chi ab-initium mostra valori di alto rischio, verso le procedure di completamento dell’iter diagnostico. La rivoluzione nel dispositivo presentato su Nature consiste proprio nell’essere un dispositivo di prevenzione completo. Esso è un dispositivo di prevenzione primaria, perché monitorizza lo stato di salute (soggetti a rischio zero), nel contempo individua i soggetti che ne presentano lievi modifiche e che quindi necessitano di un intervento appropriato (soggetti a rischio medio). Ma è anche un dispositivo di prevenzione secondaria perché individua i soggetti ad alto rischio di malattia, cioè soggetti che hanno bisogno celermente di continuare il loro percorso di valutazione attraverso i presidi sanitari qualificati per confermare o escludere il rischio di avere una patologia tumorale.  Esso è il ponte tra, la casa /farmacia/ ambulatorio-medico –di-famiglia e l’ospedale. Esso si inserisce in una dimensione vergine che necessita urgentemente di essere caratterizzata e opportunatamente valutata per ridurre l’incidenza delle diagnosi casuali di tumore e aumentare la certezza medica di una diagnosi opportunatamente indirizzata da presidi specifici, come il dispositivo descritto su Nature.  La sua applicazione comporterebbe straordinarie ricadute in termini di riduzione dell’intero budget investito annualmente dal SSN in ambito diagnostico, sia in personale che strumentale, parimenti, se non inferiori, agli effetti sulle trafficate liste di attesa. Basti pensare alla spropositata utenza dell’assistenza medico-specialistica, ingorgata da richieste improprie o impropriamente indirizzate, che rendono utopistica la viabile corrispondenza tra domanda e prestazione”.

Con quali realtà ha collaborato e sta collaborando?

“Come si evince dal percorso sperimentale riportato articolo pubblicato su Nature Precision Oncology e sugli altri pubblicati di seguito, i risultati si conseguono con il lavoro di squadra e le collaborazioni ne sono l’anima. Dal 2009 faccio parte del gruppo Bionem, con MariaLaura Coluccio, ingegnere Chimico e Francesco Gentile ingegnere e matematico lavoriamo con Patrizio Candeloro che è un fisico che dirige Bionem e nello studio è attivamente coinvolto Nicola Coppedè, esperto in materiali dell’IMEM CNR. Inoltre collaboriamo con il Politecnico di Torino, la Fondazione Bruno Kessler e l’Università di Leicester, Kaust. Nell’ambito clinico, per la validazione dei dispositivi, la lista si farebbe troppo lunga e per citarne alcuni, coinvolge partner internazionali come Stanford, Locarno, Linköping et nazionali come l’Università di Pisa, l’Ospedale San Giovanni di Roma, Associazione amici di Matteo, ed enti intra regionali quali Azienda Mater Domini, Laboratori Nusdeo, Ospedale Pugliese …”

Ci descriva il suo percorso professionale.

“Sono un medico specializzato in oncologia medica, esperto di ecografia internistica, master in oncologia interventistica. Dottore di ricerca in biologia cellulare umana con indirizzo genetico molecolare, inventore di numerosi brevetti nazionali e internazionali, esperto STEM e ricercatore responsabile del progetto di ricerca CHARACTEX noto nel campo della medicina traslazionale. Nel mio percorso ho avuto e ho riferimenti eccellenti, basti citare il prof Cittadini, prof Di Fabrizio, prof Mollace, prof Silvestrini, prof Viglietto e non in ultimo il prof De Sarro.  Da circa tre anni sono co-direttore di master di I e II livello nel campo della biopsia liquida con il prof G. Donato. Colgo l’occasione per annunciare il prossimo corso di perfezionamento da noi organizzato, sia online che in presenza, e centrato sui “protocolli traslazionali nella biopsia liquida”, della durata di un anno presso la Scuola di Alta formazione UMG, rivolto a biotecnologi, biologi, medici etc. Vi attendiamo numerosi…iscrivetevi!”

Per informazioni visitate la pagina Altaformazione

Natalia Malara MD, PhD

Department of Experimental and Clinical Medicine

Bionem L@b, Bioscience Building, 4 level

University Magna Graecia

Campus “Salvatore Venuta”

88100, Catanzaro

Italy

nataliamalara@unicz.it  

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