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Intervista ad Alessandro Tozzo

Liquid Web è una realtà aziendale davvero particolare. Tra i tanti settori della innovazione tecnologica, questa realtà ha deciso di puntare sul fornire speranze comunicative. Lo Human Computer interface, infatti, viene utilizzato anche per quelle persone che hanno perso la possibilità di comunicare con l’esterno, magari a causa di malattie che quella possibilità l’hanno sradicata. Il dottor Alessandro Tozzo è stato in grado di spiegarci anche verso quale direzione intende procedere. Il tutto – come si legge sul sito dedicato alla tecnologia – con la “La convinzione che le persone siano più importanti della tecnologia e che, grazie a quest’ultima, si possa aiutare chi è colpito da gravi patologie a riavere fiducia nella vita e una connessione con il mondo”.

Com’ è nata la vostra azienda?

L’azienda nasce a metà del 2010 e all’inizio opera come una normale software house pur avendo ambizioni di creare innovazione; nel 2015 richiede e ottiene lo status di PMI innovativa e inizia a focalizzare maggiormente le proprie attività in questo settore, in particolare sul software BrainControl. Nel 2018 con l’avvento di una venture capital di Milano (RedSeed) la società ha il giusto capitale per potersi concentrare totalmente sullo sviluppo di software e soluzioni innovative.

Come siete strutturati?

Attualmente disponiamo di una sezione Ricerca e Sviluppo, una divisione commerciale e un team di BrainControl Specialist. Nell’R&D operano data scientist/ricercatori e ingegneri informatici impegnati quotidianamente a migliorare e perfezionare le soluzioni disponibili e, contemporaneamente, a sviluppare prodotti e software di nuova generazione. La Divisione Commerciale – supportata dal settore Amministrazione, Finanza e Regolatorio – comprende vendite e marketing e infine, ma non certo per importanza, il team di BrainControl Specialist. Questi ultimi sono professionisti altamente specializzati (logopedisti) focalizzati sul training che forniamo ai pazienti che, vista la tipologia dei nostri prodotti e le peculiarità delle patologie che trattiamo, deve necessariamente essere personalizzato e “tagliato su misura”.  Essendo comunque una realtà di piccole dimensioni, alcuni di noi ricoprono due o tre ruoli all’interno di questo organigramma che, tuttavia, garantisce un’operatività efficiente ed efficace.

 Su quale innovazione tecnologica avete posto i vostri accenti?

La gamma di dispositivi BrainControl nasce da una specifica volontà: aiutare le persone colpite da malattie neurodegenerative o traumi a comunicare di nuovo con il mondo esterno, con i famigliari e il personale di assistenza e anche in ambito lavorativo.

La nostra filosofia parte dall’assunto che la tecnologia deve innanzitutto servire alle persone e, intorno a questo caposaldo, abbiamo costruito la nostra realtà aziendale.

BrainControl BCI è un Software che, grazie a un caschetto EEG e a un training personalizzato, è in grado di trasformare in comandi i pensieri del paziente, dando modo di rispondere a semplici domande e di comunicare. BrainControl BCItramite dei sensori indossabili – interpreta e classifica le onde cerebrali generate dal movimento immaginato, attraverso un software basato sull’IA, dopo aver intercettato l’attività elettrica sulla corteccia cerebrale. Grazie al training, il paziente impara ad usare pensieri “decodificabili” per selezionare la risposta voluta sul dispositivo.

Su quali brevetti o innovazioni vi state concentrando?

Attualmente, BrainControl BCI è un dispositivo medico CE di classe I brevettato in Italia e in attesa di ottenere la stessa certificazione in altri Paesi EU, US, Canada, Giappone e Cina. Per quanto riguarda le innovazioni, stiamo cercando di evolvere il nostro software affinché possa trasformarsi anche in un prezioso supporto per i medici nella fase di definizione della diagnosi per la tipologia di pazienti di cui ci occupiamo. Abbiamo diversi progetti in corso e in fase embrionale, con obiettivi davvero interessanti.

Cosa ne pensate dello stato di salute attorno alla ricerca sul biotech?

Ci sono tante piccole realtà in Italia che si occupano di Biotech: basti pensare al distretto di Mirandola, leader in settori specifici e con collaborazioni in essere con grosse aziende. Sicuramente si potrebbe fare di più e la ricerca dovrebbe essere incoraggiata ed aiutata, ma, detto questo, pensiamo che sia un momento estremamente interessante per il biotech, con tante idee e start-up che speriamo possano raggiungere il successo. Ovviamente includiamo anche BrainControl in questo.

Pensate che il biotech e la innovazione tecnologica possano rappresentare il futuro economico-sociale in Italia? (Se sì, perché)

Pensiamo che il Biotech e l’innovazione siano molto importanti per lo sviluppo economico del nostro Paese perché possono rappresentare un enorme passo in avanti, un’evoluzione che ci consentirà di ripartire e migliorare le condizioni economico-sociali. Certo non è l’unico settore a dover essere potenziato, ma sicuramente uno dei principali. 

Con quale realtà collaborate

Attualmente BrainControl BCI, oltre ad essere stato adottato da diversi pazienti privati, è in uso presso diverse strutture pubbliche, tra cui l’Ospedale San Jacopo di Pistoia, Asur Marche, Asl Lecce, ASST Melegnano.

Per quanto riguarda invece BrainControl Avatar, siamo presenti al Museo Santa Maria della Scala di Siena.

Abbiamo inoltre collaborazioni scientifiche con l’Università di Siena e l’Università Goldsmiths a Londra e siamo parte di SaiHub il network senese dell’Intelligenza Artificiale.  

Come vi vedete tra dieci anni?

Mi piace pensare che tra dieci anni l’azienda abbia aumentato il proprio organico e le sedi. L’apertura ai mercati internazionali costituisce sicuramente un obiettivo fondamentale insieme, naturalmente, al consolidamento in Italia. Auspico che in questo lasso di tempo diventino realtà alcuni prototipi attualmente in fase di ideazione e di studio; prototipi che possono trasformarsi in prodotti utili per le persone che rimane, e rimarrà, lo scopo del nostro operato.

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