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Essere una divulgatrice: intervista alla dottoressa Elena Panariello

 

Dottoressa Elena Panariello

La dottoressa Elena Panariello è una giovane divulgatrice scientifica con una passione specifica per la microbiologia. Anche la pandemia sta contribuendo a far emergere figure professionali preparate ed in grado, anche tra e per le giovani leve, di fare del sapere scientifico un elemento comune a più persone possibili. E’di sicuro il caso della dottoressa Panariello, che in questa intervista ci ha raccontato, peraltro, come si è avvicinata al mondo  della divulgazione. 

Com’è iniziata la sua attività di divulgatrice scientifica?

La mia attività di divulgatrice scientifica nasce dalla passione che nutro per la scrittura e la scienza. Ho iniziato a collaborare con Microbiologia Italia mossa dal desiderio di esplorare il mondo dell’infinitamente piccolo e ho trovato, in questo team, persone straordinarie unite dalla passione e dal desiderio di rendere la scienza chiara e fruibile. Ho cominciato poi ad occuparmi dei social media della pagina, entrando a far parte del gruppo di amministrazione. Credo infatti nella potenza dei nuovi mezzi di comunicazione che, se usati sapientemente, sono l’anello di congiunzione tra più generazioni. Leggere ogni giorno i messaggi dei nostri lettori che ci consultano per le loro curiosità mi riempie il cuore di gioia e soddisfa la mia volontà di coinvolgere quante più persone possibili nel mondo della scienza. Con Microbiologia Italia abbiamo intrapreso numerose collaborazioni importanti che ci hanno visti protagonisti nella stesura di schede didattiche per libri scolastici ma anche relatori di giornate di divulgazione organizzate da alcune scuole italiane. Abbiamo moltissimi progetti per il futuro, e sono ogni giorno fiera di ciò che insieme stiamo costruendo.

Su quali temi ed ambiti si concentra di solito?

La microbiologia è senza dubbio l’ambito che preferisco. Se ci fermiamo a pensare al concetto di One Health visto come l’intima connessione tra gli ecosistemi, l’ambiente e l’uomo, ci accorgiamo di quanto i microrganismi svolgano un ruolo fondamentale nelle interazioni che essi intraprendono. Mai come in questi ultimi anni ci siamo resi conto di quanto sia essenziale guardare al di là del visibile e quanto tutto ciò che facciamo sia fortemente dipendente dal mondo microscopico.

Ci descriva il suo percorso professionale.

Sono laureata in Scienze Biologiche presso l’Università di Napoli Federico II e attualmente sto svolgendo, nella stessa sede, la magistrale in Diagnostica molecolare.

Cosa ne pensa dello stato degli studi sul biotech nel nostro Paese?

Le biotecnologie si stanno facendo spazio in un mondo che ne necessita. Aldilà della pandemia, sappiamo bene di star vivendo un periodo storico in cui l’ambiente è e deve essere una delle nostre principali preoccupazioni. In questo contesto le biotecnologie industriali e ambientali hanno il compito di trovare soluzioni alternative ai nostri comuni modi di fare. La “Green Economy” è ad esempio un ambito nel quale si sta cercando di fare molto al fine di trovare opzioni a minor impatto per l’ambiente. Allo stesso modo le biotecnologie mediche devono affrontare altre problematiche come l’antibiotico resistenza o lo sviluppo di “armi” di protezione per l’uomo dagli agenti patogeni. Ci tengo però a sottolineare che in questo contesto i microrganismi hanno un ruolo d’aiuto nei confronti dell’uomo e non va pensato ad essi come nemici bensì come preziosi aiutanti. L’Italia pullula di giovani scienziati esperti e preparati ed è giusto che dia loro una posizione di rilievo. Purtroppo, continuiamo ad essere un paese che investe troppo poco in ricerca senza pensare che è proprio la cultura a rendere una nazione d’avanguardia. Abbiamo davvero potenzialità infinite e spero che queste vengano lucidamente valutate come trampolino di lancio per il progresso. 

Com’è cambiata la divulgazione con la pandemia?

Credo che la pandemia abbia avuto l’importante compito di bussare alle coscienze di molti e far comprendere quanto sia essenziale la continua ricerca scientifica ma anche l’arte della parola. La divulgazione scientifica deve essere ponte tra esperti e non e per questo non deve abbondare di tecnicismi né tanto meno essere superficiale. Il momento storico che abbiamo vissuto e che stiamo ancora vivendo ci ha insegnato quanto è importante la comunicazione, ma anche quanto è semplice cadere in errore. Sono stati molti i momenti nei quali, durante la pandemia, ho avuto la sensazione che si stesse dando poco valore alle parole nella fretta di rendere immediatamente disponibili le notizie. Viviamo in un’epoca estremamente veloce dove se succede qualcosa nell’altro capo del mondo, ne siamo subito a conoscenza; questo è fantastico per lo sviluppo e il progresso ma è altrettanto rischioso poiché non si da spesso spazio alla rielaborazione di concetti complessi. Esempi chiave sono le informazioni riguardanti vaccini e varianti, tematiche che sono state al centro del mirino per la diffusione di fake news e dubbi. Non apprezzo la ridicolizzazione verso chi, non conoscendo alcune nozioni scientifiche, muove perplessità riguardo ciò che accade ed è per questo che credo che sia un dovere di chi possiede i mezzi idonei metterli a disposizione della comunità in modo semplice, preciso ed efficace. Sono fiduciosa nel fatto che, in un futuro prossimo, si darà maggiore spazio a questo aspetto troppo spesso tralasciato.

Come si vede tra dieci anni?

Non è affatto semplice avere certezze sul futuro ma sono fermamente convinta di voler proseguire per la strada che ho intrapreso. La ricerca scientifica è ciò che mi sprona a fare ogni giorno meglio ed è un ambito nel quale desidero dare il mio contributo. Voglio inoltre continuare a specializzarmi nella divulgazione perché sono proprio il confronto e il dibattito il primo passo verso il cambiamento.

 

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