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Ora rinascono le idee di Achille Bertelli: l’iniziativa che raccoglie il testimone scientifico

Così il dottor Matteo Bertelli rilancia la ricerca attorno alle molecole naturali

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Obesità, spuntano sedici varianti geniche

Varianti geniche potenzialmente capaci di contrastare l’obesità: questo sembra essere uno dei nuovi tentativi scientifici di comprendere come ci si possa mettere di traverso nei confronti di questa condizione che, come sappiamo, può rivelarsi davvero nefasta per lo stato di salute di un essere umano. Quante volte abbiamo letto in questi mesi che l’obesità costituisce un fattore di rischio per i soggetti che contraggono il Covid-19? La sperimentazione su questi varianti è stata compiuta sui topi, come può accadere quando si tratta delle prime fasi di un esperimento che potrebbe fornire risposte di qualche ausilio per gli esseri umani. Come riportato dall’Ansa, la pubblicazione scientifica, che è apparsa su Science, è opera della Scuola di medicina del New York Medical College, ma anche del lavoro congiusto della Regeneron, di Oxford e di altre Università. Insomma uno studio corale, che ha individuato dei “potenziali bersagli terapeutici” – come li chiama sempre la fonte sopracitata – che potrebbero sì riguardare l’obesità, ma anche alcune patologie. Conosciamo quanto la genetica stia influenzando la ricerca medico-scientifica. E l’obesità rappresenta una condizione che sembra in grado d’interessare fasce di popolazione sempre maggiori. Servirebbe, dunque, uno scatto in avanti, pure in relazione alle terapie che attualmente siamo in grado di sfruttare. I dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità parlano chiaro: il numero delle persone obese appare come in costante aumento. Si tratta di una delle spie che vengono accese con continuità dai vari istituti che si occupano di statistica, quando si fotografa lo stato di saluto di questa o di quella popolazione. Entrando più nello specifico – come fa presente ancora l’Ansa – le varianti geniche individuate sono sedici. Queste hanno a che fare con l’indice di massa corporea. Una, la Gpr75, sembrerebbe essere più rilevante delle altre per via delle volte in cui è stata rintracciata all’interno delle sequenza. La variante appena citata giocherebbe un ruolo nell’attivazione dell’appetito. Continuare a studiare queste varianti potrebbe dunque condurre verso direzioni sperate. Proprio qualche giorno fa, l’Istituto Auxologico, come raccontato da Repubblica, ha diramato un rapporto in grado d’immortalare i numeri relativi all’obesità 

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