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“Vi racconto cos’è e com’è nato il MelanomaDay”

Il dottor Gianluca Pistore è diventato un divulgatore scientifico di caratura nazionale in prossimità della pandemia da Covid-19. Il talento laziale in questione sarebbe specializzato in alti studi economici ma, dopo l’incontro con la scienza e con le sue meraviglie, ha deciso di buttarsi in un’avventura che si è rivelata vincente. Gianluca Pistore è infatti seguitissimo sui social, dove tratta della pandemia in corso ma non solo, spiegando, anche a chi non è esattamente avvezzo alle materie scientifiche, quanti più elementi utili esistano per comprendere questo o quell’argomento. Noi di Biotecnologie-news abbiamo voluto intervistarlo perché, tra le tante iniziative portate avanti, Pistore è anche l’ideatore del Melanoma Day, un’iniziativa divulgativa ormai conosciuta su tutto il suolo nazionale che continua a crescere e a far parlare di sé.

Cos’è il Melanoma Day?

“Semplicemente, qualcosa di bello”, o nella versione più dettagliata: l’evento in memoria del mio papà, Silvio Pistore, che è scomparso a soli 51 anni a causa di un melanoma. Così, ho pensato questa giornata in cui si fa divulgazione scientifica, formazione, si consegnano borse di studio a giovani medici che studiano il melanoma e si effettuano centinaia di visite dermatologiche gratuite.

Com’è nato?

Quando ho perso papà, il 20 marzo 2017, mi è tornato in mente il calvario che ha vissuto, dalla diagnosi, circa sette mesi prima alla morte. Mi sono chiesto che significato avesse per me quello che era accaduto. Potevo pensare che la medicina avesse fallito nei confronti di papà, ma la realtà è che la medicina mi ha dato sette mesi di vita in più con papà. Lui è venuto a mancare esattamente il giorno dopo la festa del papà. Così ho creato un evento per diffondere e fare prevenzione, con l’obiettivo di permettere tante feste del papà (e della mamma) in più.

Chi ha partecipato quest’anno?

Al convegno di quest’anno abbiamo portato un corso di formazione per medici di medicina generale con l’obiettivo di aiutarli a riconoscere le lesioni da inviare ai dermatologi, con gli interventi della Prof.ssa Maria Concetta Fargnoli, ordinario presso l’Università di L’Aquila, con una relazione dal titolo “non melanoma skin cancer, quale importanza dargli”; del Dr. Francesco Ricci Direttore della MelanomaUnit dell’IDI che ha parlato di “Melanoma: individuare i pazienti a rischio e riconoscere le lesioni sospette”. Seguito poi dall’intervento “Melanoma: gestione chirurgica” del Dr. Feliciano Ciccarelli, primario di chirurgia plastica della Clinica Villa dei Fiori.  Nella serie di dirette social “Aspettando il MelanomaDay” abbiamo invece avuto la giornalista scientifica Roberta Villa, il portale di dermatologi MySkin con la dermatologa Laura Colli e una diretta con AIRC alla presenza del Prof. Marco De Vivo che proprio tramite un progetto finanziato da AIRC ricerca cure contro il melanoma.

Quali e quanti sviluppi scientifici attorno al melanoma?

Il melanoma è uno di quei tumori nei quali la scienza sta facendo passi da gigante. Fino a pochi anni fa la diagnosi di melanoma era una condanna a morte. Oggi abbiamo persone che grazie ai farmaci di ultima generazione iniziano ad avere concrete speranze. Terapie biologiche che vanno a colpire le mutazioni del tumore oppure farmaci immunoterapici che inducono il nostro corpo ad attaccare il tumore stanno segnando bei punti nella lotta al melanoma, ma la strada migliore rimane sempre la prevenzione. Sia quella primaria, cioè quando agiamo sul ridurre i fattori di rischio per evitare che insorga la malattia, sia quella secondaria cioè quando agiamo sulla diagnosi precoce che ci permette di rimuovere queste lesioni maligne prima che metastatizzino.

Come sei diventato divulgatore scientifico?

Gettando il cuore oltre l’ostacolo. Io ero un po’ come quegli uomini sposati per dovere con una donna perfetta ma che non amano e che in segreto vivevano una passionale relazione con l’amante. La mia amante, la mia passione, era ed è raccontare la scienza. Così, ad un certo punto ho deciso di fare solo quello. È stata una decisione folle perché la divulgazione non è un “mestiere” ben riconosciuto, istituzionalizzato e con un percorso definito. Per mantenere il parallelismo con le relazioni. Quando mi chiedono di che mi occupo e rispondo “sono un divulgatore scientifico”, quasi nessuno capisce cosa faccio. (Il che, tra l’altro, mi lascia qualche dubbio sulla mia capacità di divulgare!).

Il tuo “boom” coincide con la pandemia. Ci racconti qualcosa di questi mesi?

Sono stati mesi incredibilmente duri, ma anche bellissimi. Mi sono trovato per caso a parlare della pandemia sin dai primi casi, e a smontare fakenews su covid. Hanno iniziato a seguirmi sempre più persone e a richiedermi sempre più contenuti informativi. Ne è nata una bella community di persone che – senza avere una specializzazione in epidemiologia – sanno leggere bene i dati sui contagi e comprendono l’andamento delle curve, che senza specializzazioni in virologia comprendono il significato delle varianti, che senza specializzazioni in immunologia riescono a comprendere chiaramente la sicurezza e l’efficacia dei vaccini che abbiamo. A questi risultati siamo arrivati con un incredibile lavoro informativo ma anche con tanto, ma tanto, rapporto umano. Io riesco – seppur con qualche difficoltà – a rispondere personalmente a tutti i messaggi che ricevo. Sono circa 2.500 a settimana. In questi mesi sono passato dal leggere storie di ragazzi che non potevano frequentarsi a causa del lockdown, a persone che hanno perso familiari, a persone che hanno chiuso le proprie attività. Ora sto ricevendo i messaggi più belli, quelli di persone che erano spaventate ma informandosi sul mio profilo o leggendo i miei libri si sono convinte a vaccinarsi. Quando leggo questo mi sento ripagato del tanto lavoro svolto!

Con chi hai collaborato?

Ho avuto l’onore di ricevere la prefazione del mio libro “Il Virus che non Esisteva” dal Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Prof. Silvio Brusaferro. Nello stesso libro ho avuto il contributo di eccellenti scienziati, divulgatori e ricercatori. Nel precedente libro “Coronavirus: la Terza Guerra Mondiale è Contro un Nemico Invisibile” invece a darmi l’onore dell’introduzione è stato il Prof. Walter Ricciardi. Nel mondo della divulgazione ho avuto la possibilità di confrontarmi e ricevere consigli con mostri sacri come Dario Bressanini, Roberta Villa, Salvo Di Grazia. La loro guida è fondamentale per me. Il MelanomaDay invece ha ricevuto il patrocinio della Società Italiana di Dermatologia, del Cicap, di AIRC e di altre importantissime realtà accademiche e territoriali.

 Come ti vedi tra dieci anni?

A raccontarvi con gli occhi colmi di gioia la tredicesima edizione del MelanomaDay!

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