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Intervista alla dottoressa Beatrice Riva di ChemICare

Nuovi farmaci orfani riservati a quelle persone che sono purtroppo affette da malattie rare: questo il focus dell’interessantissima realtà che abbiamo intervistato in questa circostanza. Si tratta di sperimentazioni che potrebbero introdurre novità sostanziali nel campo terapeutico. Ringraziamo sin da ora la dottoressa Beatrice Riva per la disponibilità

Com’è nata la vostra realtà?

La nostra idea nasce nei laboratori dell’Università del Piemonte Orientale dalla collaborazione tra due gruppi di ricerca. Da un lato il gruppo chimico che sintetizza composti con una chimica molto semplice, la click chemistry, dall’altro il gruppo biologico che si occupa storicamente dello studio del ruolo dello ione calcio nella cellula. Nel 2014, da una chiacchierata in uno dei nostri laboratori, è nata l’idea di sviluppare delle molecole che potessero regolare lo ione calcio in quelle situazioni in cui un suo squilibrio è alla base della malattia. Nel giro di un anno ci siamo rese conto di aver scoperto dei composti con delle proprietà uniche e così abbiamo pensato di brevettarli e fondare ChemICare.

Di cosa vi occupate nello specifico? 

Il nostro obiettivo è quello di sviluppare una terapia farmacologica (i.e. farmaco orfano) per malattie rare causate da alterazioni dei livelli di calcio nelle cellule. La tecnologia di ChemICare consiste in una serie di small molecules che, grazie a come sono state progettate, riescono a interferire con uno dei meccanismi che nella cellula regola i livelli di ione calcio, lo Store-operated calcium entry (SOCE).

Le nostre molecole sono in grado di ostacolare questo meccanismo e rappresentano quindi un importante strumento per intervenire in tutte quelle patologie caratterizzate da un livello eccessivo di calcio nelle cellule. In particolare, le patologie di cui attualmente ci stiamo occupando sono: la pancreatite acuta, la miopatia ad aggregati tubulari, una malattia genetica rara, e la distrofia muscolare di Duchenne.

 

Come siete strutturati? 

ChemICare è stata fondata nel dicembre 2016 dalla sottoscritta con il ruolo di CEO e dalla Professoressa Tracey Pirali, chimica farmaceutica dell’Università del Piemonte Orientale con il ruolo di CTO. Tutto è iniziato da un progetto di ricerca accademico partito dalla collaborazione del laboratorio del Prof. Armando Genazzani, in cui ho svolto il mio periodo di post-dottorato e il laboratorio della Prof. Pirali.

Ciò che fin da subito ha permesso la nascita di ChemICare e di questa avventura è stato lo spirito di collaborazione, l’entusiasmo e la passione per questo progetto, aspetti che ci contraddistinguono tutt’ora. Con queste nostre caratteristiche siamo cresciute ed abbiamo partecipato a vari eventi nazionali ed internazionali che ci hanno permesso di conoscere nuove realtà ampliare il nostro network. E’ stato all’evento dedicato al Premio Nazionale Innovazione (PMI) del 2016 a Modena  che abbiamo incontrato il Dott. Aurelio Serrao, il primo investitore di ChemICare che è entrato a far parte della società nel luglio 2017. Il supporto del Dott. Serrao ci ha consentito di assumere una dipendente per il 2018 permettendoci di svolgere la nostra attività di ricerca e sviluppo in maniera più rapida ed efficiente, aspetto fondamentale soprattutto nel campo della ricerca biomedica e della farmacologia.

Dal 2017 ad oggi ChemICare si è consolidata sempre più anche grazie alla vincita di grants nazionali ed europei, rendendosi più competitiva ed interessante anche agli occhi di investitori e incubatori di maggiore calibro. E’ stato grazie alla X edizione del Premio Gaetano Marzotto che siamo entrati in contatto con Bio4Dreams, il quale, dopo un percorso di mentorship a noi dedicato, è recentemente entrato a far parte della nostra compagine societaria. L’ingresso di Bio4Dreams rappresenta per noi il trampolino di lancio per una grande valorizzare di ChemICare, fondamentale per ottenere i finanziamenti necessari per portare aventi con entusiasmo e passione il nostro progetto.

 

Cosa ne pensate dello stato di salute del biotech in Italia?

Dalla nostra esperienza maturata, in questi cinque anni, anche fuori dal contesto Accademico, possiamo dire che l’Italia presenta grandi potenzialità e capacità per quanto riguarda la ricerca, ma trasferire i risultati della ricerca svolta è un percorso tortuoso e purtroppo caratterizzato da una serie di difficoltà. Il trasferimento tecnologico è ancora poco valorizzato nel nostro paese e inoltre, la tipica burocrazia italiana fa sì che si crei uno svantaggio non indifferente rispetto a progetti e/o spin-off provenienti da altri paesi europei, portando inevitabilmente ad un interesse limitato da parte di grandi investitori.

Oltre a ciò anche gli incentivi volti a valorizzare l’innovazione del settore biotech in Italia sono pochi, frammentati e quindi non sufficienti per accrescere realmente il valore e l’attrattività di una start-up.

Si cerca di partecipare a tutte le calls, gli eventi e i bandi a disposizione con l’obiettivo di accumulare più finanziamenti possibili per proseguire nella ricerca e nello sviluppo.

Nella maggior parte dei casi, però, i finanziamenti messi a disposizione sono irrisori rispetto a ciò che è necessario per raggiungere una milestone che possa rendere la start-up realmente interessante ad un investitore o ad un fondo di investimento.

Un esempio molto recente di ciò che può accadere in Italia è stato il caso di ENEA Tech, fino a qualche settimana fa c’erano a disposizione 500 milioni di euro destinati per i migliori progetti di ricerca, innovazione, start-up innovative, che avrebbero potuto svolgere un ruolo strategico per la competitività del nostro paese, ora non ci sono più, o meglio non avranno più le stesse destinazioni….

Noi, come tante altre realtà, avevamo presentato il nostro progetto a ENEA Tech ed avevamo in programma una seconda call per la valutazione del nostro progetto…

Come vi vedete tra dieci anni? 

Ci auguriamo che tra dieci anni il nostro farmaco orfano sia arrivato sul mercato e pazienti che attualmente non possono contare su alcuna cura, grazie a ChemICare e al nostro farmaco potranno migliorare la loro qualità di vita. Immaginiamo ad esempio che pazienti affetti da pancreatite acuta ricorrente possano assumere il nostro modulatore del SOCE ed evitare ulteriori episodi, dolore e lunghe ospedalizzazioni. Oppure ancora, immaginiamo malati di miopatia ad aggregati tubulari e di distrofia muscolare di Duchenne poter migliorare la loro prospettiva e vita, vivere una vita priva di quelle contrazioni dolorose che sono tipiche della malattia e, al tempo stesso, ritardare la degenerazione muscolare causata dagli alti livelli di calcio.

Su quali progetti/brevetti vi state concentrando?

 Attualmente abbiamo due brevetti, il primo già esteso in USA e nei vari paesi europei, il secondo, più “giovane” in fase PCT.

I nostro principale obiettivo per i prossimi 18 mesi è quello di completare gli  studi preclinici in condizioni di GLP (Good Laboratory Practices). Si tratta di una fase cruciale per garantire la sicurezza e la tollerabilità del nostro lead compound in differenti modelli animali, prima di passare agli studi clinici sull’uomo. Parallelamente consolideremo anche i dati che abbiamo ottenuto sulle tre malattie rare di cui ci stiamo occupando, per capire ancora più nel dettaglio tutti gli effetti del nostro miglior candidato.

Ci stiamo anche interfacciando con una serie di aziende focalizzate sulla produzione del composto in condizioni di GMP (Good Manufacturing Practices) al fine di completare tutte le fasi di sviluppo preclinico e soddisfare tutti gli aspetti regolatori relativi allo studio e alla produzione di nuove molecole ad uso terapeutico.

Vorremmo completare gli studi preclinici al fine di poter riscuotere l’interesse da parte di aziende farmaceutiche per completare gli studi clinici e arrivare successivamente al mercato.

Con quali realtà collaborate? 

ChemICare è nata nel Dipartimento di scienze del Farmaco (DSF) dell’Università del Piemonte Orientale con il quale fin da subito si creata un’attività di ricerca collaborativa. In particolare collaboriamo con il laboratorio di Farmacologia del Prof. Armando Genazzani per quanto riguarda gli studi relativi alla miopatia ad aggregati tubulari. Sempre presso il DSF abbiamo collaborazioni con il laboratorio di analitica farmaceutica per quanto riguarda gli studi relativi alle proprietà farmacocinetiche delle nostre molecole. Ovviamente abbiamo anche una stretta collaborazione con il laboratorio della Prof. Tracey Pirali che si è occupato fino ad ora della realizzazione delle molecole.

All’interno dell’Università del Piemonte Orientale abbiamo anche una collaborazione con il Laboratorio di Trasduzione del Segnale-Biologia del Muscolo della Prof. Nicoletta Filigheddu volta alla valutazione dell’efficacia delle nostre molecole in un modello di distrofia muscolare di Duchenne. Oltre all’Università in cui siamo nate, abbiamo avuto collaborazioni anche con l’Università di Messina per quanto riguarda gli studi su modelli di pancreatite acuta.

Oltre a queste collaborazioni scientifiche relative ad aspetti farmacologici e di ricerca traslazionale, abbiamo creato negli anni contatti con clinici italiani ed internazionali specializzati nello studio di malattie genetiche rare fra cui la miopatia ad aggregati tubulari. Questi contatti sono essenziali e saranno fondamentali nel futuro per comprendere al meglio i risvolti clinici della nostra tecnologia soprattutto in relazione all’eterogeneità delle sintomatologie che questi pazienti presentano.

Inoltre, per quanto riguarda gli studi preclinici stiamo lavorando con l’azienda ERBC (European Research Biology Center), una Contract Research Organization specializzata in studi in GLP; mentre per la produzione su larga scala del nostro lead compound ci siamo rivolti a CAGE Chemicals una piccola impresa nata anch’essa dal DSF della nostra Università.

Da un punto di vista strategico e di business development ChemICare in questi anni è stata sempre affiancata dall’ufficio di Trasferimento Tecnologico dell’Università del Piemonte Orientale e dall’incubatore d’impresa ad essa associato, Enne3.

Infine, come dicevo prima, Bio4Dreams è entrato a far parte della compagine societaria. Ciò ci ha permesso di lavorare a stretto contatto con la Business NurseryTM del gruppo, coi la quale stiamo sviluppando un business plan che possa valorizzare maggiormente la nostra idea imprenditoriale.

Alla luce della vostra esperienza, come vede il futuro delle nuove tecnologie in Italia?

 Domanda complessa, come ho detto in precedenza l’Italia presenta numerose capacità di fare ricerca e innovazione, ma rispetto ad altri paesi europei, il trasferimento tecnologico non è ancora totalmente compreso e valorizzato.. possiamo dire che siamo ancora un gradino sotto..

E’ un dato di fatto che Fondazione ENEA Tech rappresentasse la prima fondazione italiana dedicata al trasferimento tecnologico, che poteva realmente mettere a disposizione risorse economiche che rappresentavano un impegno concreto da parte dell’Italia per poter affrontare in modo competitivo le sfide relative all’innovazione e alle nuove tecnologie.

In ogni caso, ciò che abbiamo imparato in questi anni è che per creare una startup e portarla avanti, soprattutto in Italia, bisogna lottare quotidianamente con passione, e spirito di squadra, aspetti che hanno sempre contraddistinto sia le persone, che la realtà in cui ChemICare.

I nostri obiettivi sono grandi e, nonostante spiacevoli episodi come questo delineino un futuro complesso, non ci faremo abbattere e porteremo avanti ChemICare con l’entusiasmo che ci ha sempre contraddistinto.

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