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Perché sentiremo parlare sempre più spesso di nutraceutica

 

Cibo e nuove tecnologie: un rapporto in evoluzione che merita di essere approfondito. In specie durante questi tempi, dove non è raro imbattersi nel termine “nutraceutica”. Ma di cosa si parla quando viene nominata questa scienza? Il professor Flavio Boccia, che è docente di Internazionalizzazione delle Imprese e Multinazionali Agroalimentari, nonchè di Innovazione nel Settore Agroalimentare e Sostenibilità presso l’Università Pathenope in Italia, è uno dei maggiori esperti in questo campo. Il professor Boccia è autore di importanti studi capaci di dipanare molti dubbi, tanto per gli esperti quanto per chi si avvicina per la prima volta a questa che è ormai una branca scientifica (Nutraceuticals: Some remarks by a choice experiment on food, health and new technologies – ScienceDirect)

Quale rapporto tra cibo e nuove tecnologie?

L’opinione pubblica del mondo industrializzato relativa alle nuove tecnologie si presenta, generalmente, in modo piuttosto positivo. La situazione, tuttavia, cambia radicalmente quando si considera l’introduzione di tecnologie innovative nella creazione o miglioramento di beni destinati all’alimentazione umana. Talvolta sono visti con interesse, talaltra con grande scetticismo, soprattutto quando si considerano tecnologie poco conosciute, i cui effetti non sono ben definiti in particolare dal comune consumatore, spesso poco informato o informato in maniera non corretta. Un esempio classico è il grande scetticismo riguardo l’impiego di organismi geneticamente modificati in agricoltura o in prodotti alimentari. Le agro-biotecnologie, difatti, rappresentano un terreno di scontro ancora molto complesso e non ben delineato.

Si può sicuramente affermare, dunque, che la situazione soprattutto dell’Italia appare piuttosto complessa. In un ampio insieme di norme a carattere comunitario, nazionale e regionale (non sempre rispettato e controllato), in un contesto di ricerca ancora troppo arretrato, ostacolato (a torto o a ragione) e poco incentivato economicamente e, infine, in uno scenario territoriale e culturale incredibilmente particolare e, per certi versi, unico, si muovono opinioni e posizioni di ogni genere, fortemente contrastanti e, inoltre, basate su livelli conoscitivi insufficienti, spesso prive di specifici fondamenti scientifici e troppo tese a protezione degli interessi delle varie parti in gioco.

E’ necessario che i contrasti trovino un punto di incontro, in modo tale da poter affrontare il tema in questione in maniera più diretta, mirata e rispondente, innanzitutto, alle reali necessità dei consumatori, dei produttori agricoli e delle tradizioni territoriali del paese e, in secondo luogo, a quelle dell’industria, del mondo della ricerca e delle diverse forze politiche.

Il tutto corredato da un corretto ed elevato livello di conoscenza, a cui può, senz’altro, contribuire l’attuale sistema informativo: però, con modalità e finalità differenti da quelle che lo hanno caratterizzato fino a questo momento. E questo nel tentativo di ottenere una unica linea direttrice comune da seguire e nella speranza che non si presentino più episodi troppo controversi, come quelli che si sono verificati proprio nel nostro paese.

Cosa sono i nutraceutici?

Coniato dal Dr. S. De Felice (Presidente della Fondazione per l’innovazione in medicina a Cranford, New Jersey, Usa) alla fine degli anni ottanta, nutraceutica è un termine che deriva dalla fusione dei termini nutrizione e farmaceutica, allo scopo di indicare quella disciplina che indaga i componenti o i principi attivi degli alimenti con effetti positivi per la salute, la prevenzione e il trattamento delle malattie. Il fine ultimo è quello di curarsi mangiando. Ovviamente non bisogna banalizzare il concetto, anzi è necessario evitare approssimazioni e approcciare l’argomento con rigore scientifico.

A tal scopo risulta fondamentale raccogliere ed esaminare i test e le indagini sperimentali che vengono condotte in tutto il mondo, individuare quali componenti presenti nei cibi siano responsabili degli effetti benefici eventualmente riscontrati e fornire aggiornamenti costanti sulle più recenti ricerche. Dunque, questa nuova branca della scienza è determinante per chiunque intenda conoscere in dettaglio cosa succede veramente quando ci si alimenta, quali principi si attivano e con quali conseguenze reali sul benessere e sulla salute. Dunque è importante riconoscere finalmente la imprescindibile relazione esistente tra le abitudini alimentari e la salute, fondendo le informazioni di base che vengono fornite da scienze come la medicina, la chimica e la biologia. La stragrande maggioranza dei nutraceutici sono sostanzialmente vegetali (fibre, proteine di soia, fitosteroli e polifenoli), che possono essere trovati in frutta e verdura, ma molti possono anche trovarsi in prodotti farmaceutici come integratori alimentari.

Perché li ritiene interessanti?

Nel contesto precedentemente descritto, è chiaro che i prodotti della nutraceutica siano interessanti per il potenziale che possono esprimere, dato che la varietà di effetti provenienti dal consumo di nutraceutici è notevolmente grande e può comprendere il benessere della salute, la prevenzione di patologie cardiovascolari e degenerative, il rafforzamento del sistema immunitario e il buon mantenimento delle funzioni intestinali, ma altre funzioni possono riguardare anche il mantenimento di diete specifiche per le caratteristiche di singole categorie di consumatori, il sostegno alle attività sportive e la realizzazione di cosmetici di migliore fattura.

Qual è, a suo parere, lo stato di salute degli studi italiani sul biotech?

Ricordando la sostanziale differenza tra studi sulla nutraceutica e quelli sulle moderne biotecnologie alimentari, è possibile affermare comunque che gli studi mondiali su questi argomenti, coinvolgendo tutte le scienze della vita (medicina, farmaceutica, chimica, alimentazione) e quelle economico-sociali, sono veramente numerosi, interessanti e metodologicamente rigorosi e, tra questi (una gran parte con risultati tra i più approfonditi e promettenti) ci sono proprio quelli italiani, dimostrando così come il nostro Belpaese sia sempre all’avanguardia, anche non disponendo spesso di ingenti investimenti come sarebbe lecito auspicarsi.

E quello sulle molecole naturali?

Anche in questo ambito si è piuttosto avanti, anche se l’argomento deve essere ancora meglio studiato e messo a sistema con le diverse discipline al fine di comprendere più approfonditamente i vari aspetti ed analizzare i possibili campi di applicazione ed i corrispondenti benefici.                                                                                             

Pensa che il mercato dei nutraceutici si estenderà? Se sì, perché?

I nutraceutici sono oggi una realtà in costante crescita, sia per quanto riguarda il numero e l’accuratezza degli studi medico-scientifici sia per la diffusione di prodotti specifici, dato che nel mondo occidentale fatturano già circa 500 miliardi di euro. Solo in Italia, per esempio, oggigiorno si stima che ci siano circa 2000 aziende nutraceutiche, di cui 1500 sono start-up. Questo scenario, unito alle esigenze sempre più pressanti dei consumatori dei paesi industrializzati per prodotti alimentari e farmaceutici integrativi in grado di apportare miglioramenti dal punto di vista del benessere e della salute, fa presagire che il mercato non possa far altro che continuare a crescere nel medio e lungo termine.

Breve biografia:

Flavio Boccia è Professore presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Parthenope’ e Docente di Internazionalizzazione delle Imprese e Multinazionali Agroalimentari, nonchè di Innovazione nel Settore Agroalimentare e Sostenibilità. I suoi principali interessi di ricerca riguardano: organismi geneticamente modificati, responsabilità sociale d’impresa, strategie di marketing, comportamento del consumatore e  internazionalizzazione. È membro di alcune Società accademiche di settore e di diversi comitati editoriali di riviste scientifiche internazionali, tra cui il “Journal of Industrial Biotechnology”. Inoltre, è stato relatore in diverse conferenze e Guest Editor per numeri speciali di alcune riviste internazionali, tra cui ‘Nutrition and Food Science’ e ‘Sustainability’ su Agri-biotech e Innovation in food consumption. Ha vinto alcuni premi internazionali per pubblicazioni e conferenze. Attualmente è anche membro scientifico della conferenza internazionale permanente su “Competitività dell’economia agroalimentare e ambientale” e membro del dottorato di ricerca internazionale e industriale in ‘Economia, Statistica e Sostenibilità’ presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Parthenope’.

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