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La santificazione del lavoro nel pensiero di San Josemaría Escrivá de Balaguer

Scienza e fede sembrano camminare su sentieri distinti, ma non è così. Basterebbe una delle  principali analisi del pensiero di Joseph Ratzinger – quella sulla natura simmetrica di fede e scienza – per smentire l’afflato secondo cui le dottrine scientifiche dovrebbero essere scevre da credenze, legami e convinzion religiose. Un uomo di scienza può essere ispirato da Dio. Un uomo di scienza può credere in Dio. La storia ha ampliamente dimostrato questi assunti, donando all’umanità scienziati di fede cristiano-cattolica, cristiana, ebraica o musulmana in grado di modificare per sempre il corso della scienza moderna e contemporanea. Presentare un elenco degli uomini di scienza che non hanno respinto la fede, anzi che l’hanno abbracciata, diventa allora utile. Nel libro “Scienziati dunque credenti”, che è un’opera del professor Francesco Agnoli, vengono sottolineati: “…le preghiere di Keplero e di Pascal; gli interessi per la Bibbia di Newton; la fede genuina di Pasteur”. Non solo: come si legge sulla scheda del testo sul sito di Libreria Universitaria, nel libro del professor Agnoli si “apprenderà che un monaco ha fondato l’idraulica, che Niccolò Copernico era un religioso cattolico; che il primo teorizzatore del Big Bang e dell’espansione dell’universo è stato il sacerdote belga Georges Edouard Lemaetre; che il padre dell’aeronautica, Francesco Lana de’ Terzi, è un padre gesuita…”(https://www.libreriauniversitaria.it/scienziati-dunque-credenti-bibbia-chiesa/libro/9788868798512). Insomma, la cristianità ha contribuito eccome alla scienza ed alle sue scoperte. Un discorso identico sarebbe altrettanto valido nel caso volessimo soffermarci sugli scienziati di fede ebraica o su quelli di fede musulmana. Al netto di questa premessa, è certo che uno dei trait d’union in grado di collegare scienza e fede sia il lavoro, che è una dimensione propria dell’essere umano. Per San Josemarìa Escrivà – primo ad elaborare una prospettiva pratico-teoretica di questo tipo – il lavoro deve essere santificato. La quotidianità, che è intrisa di lavoro, ha trovato nel fondatore dell’Opus Dei un alleato chiave per poter essere santificata. Facciamo qualche esempio. In “L’Opus Dei” di  Dominique Le Tourneau si legge – come riportato dal sito Escriva.it – che “Il lavoro, inteso nel senso più ampio, fa dunque parte del piano di Dio per l’uomo: “È il mezzo – si apprende – con cui l’uomo partecipa all’opera della creazione; pertanto il lavoro, qualunque esso sia, non solo nobilita l’uomo, ma è anche uno strumento per raggiungere la perfezione umana – terrena – e la perfezione soprannaturale” . Nello specifico, sempre basandosi sulle riflessioni di Escrivà, Dominique Le Tourneau specifica che “si può affermare che tutte le mansioni oneste degli uomini, specialmente le loro attività professionali, possono e devono essere santificate. In quanto partecipazione all’opera creatrice di Dio – aggiunge – , il lavoro deve essere compiuto dai cristiani in prospettiva soprannaturale, in modo che nessun mestiere possa essere considerato di poco conto. Al servizio di Dio – chiosa – , tutti i mestieri hanno valore, tutti sono di grande importanza perché, in fin dei conti, “la loro importanza dipende dall’amore di Dio che vi mette chi li esercita””. Con San Escrivà, il lavoro diviene ingrediente quotidiano per la santificazione. E per tendere alla santificazione diventa al contempo necessario santificare le proprie attività quotidiane. Quelle di cui il lavoro è di sicuro il centro. Tratteggiati questi aspetti, è più semplice identificare alcune personalità scientifiche che sono state capaci di essere esempio nella santificazione del lavoro, che è – come abbiamo visto – necessaria per i canoni del fondatore dell’Opus Dei: Gregor Mendel, monaco agostiniano e fondatore riconosciuto di quella che oggi chiamiamo genetica e Luigi Gedda, presidente dell’Azione Cattolica, fondatore del primo Csi e genetista affermato (tanto da ottenere la creazione di una cattedra ad hoc presso l’Università la Sapienza di Roma), oltre che fondatore della Società Operaia e dell’International Society for Twin Studies. Ognuno al suo posto – come asseriva San Escrivà – per santificare il lavoro.

 

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