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Bio4Dreams

 

Il dottor Andrea Albertini è il CTO & Head of Marketing di Bio4Dreams S.p.A. Dopo una laurea in Biotecnologie Mediche e un curriculum in comunicazione e gestione aziendale, il dottor Albertini ha proseguito il suo percorso specializzandosi nel mondo dell’innovazione biomedicale. Bio4Dreams è di sicuro una delle realtà più interessanti in Italia per il settore degli incubatori del settore delle Scienze della Vita. Dalla natura privatistica ai focus prescelti, passando per le considerazioni di Albertini sullo stato di salute del biotech in Italia: come sempre, noi di Biotecnologie-news, abbiamo voluto procedere per mezzo di un viaggio completo alla scoperta di questa interessantissima realtà. Basta un numero, in realtà, per comprendere la portata di questo incubatore: le sedi attive in Italia son ben dodici. Vogliamo ringraziare il dottor Albertini per la intervista che ci ha concesso.

Che cos’è Bio4Dreams?

Bio4Dreams è un incubatore, a capitale interamente privato, certificato dal MISE , dedicato alle startup innovative in fase very early stage nelle Scienze della Vita. Tanti termini ma un solo fine: l’innovazione. Ci poniamo l’obiettivo concreto di aiutare persone eccezionali, ricercatori visionari e giovani imprenditori a valorizzare i prodotti della ricerca scientifica tramite un modello virtuoso e sinergico, creando percorsi d’impresa sostenibili, pragmatici, duraturi e di respiro internazionale.

La realtà nasce nel 2018 da Sanipedia Srl, società a capo di una rete di aziende di servizi per centri di ricerca, farma e biotech, con esperienza ventennale anche nello sviluppo e accompagnamento di startup e spin-off universitari. Un background manageriale, scientifico e industriale che non va solo a favore delle startup con cui lavoriamo, ma anche degli attori di rilievo, pubblici e privati, già attivi nel mondo del trasferimento tecnologico.

Peculiarità di Bio4Dreams è quella di essere una realtà totalmente privata, potendo così superare i vincoli connessi ai classici incubatori, spesso legati a logiche di “real estate” e poco inclini a sviluppare processi di valutazione e selezione fondati su parametri razionali – scientifici e di mercato – posizionandoci quale soggetto in sinergia con tutti gli attori della filiera dell’innovazione, che vedono in noi un partner e un punto di riferimento, al di là di ogni possibile competizione.

Il Team Bio4Dreams

Di cosa vi occupate?

Ci occupiamo di innovazione nelle Scienze della Vita, con particolare attenzione verso i settori biotech, medtech e digital health tech. Recentemente abbiamo avviato anche diverse sinergie e collaborazioni nell’ambito dell’economia circolare, fortemente integrata con le Scienze della Vita. In questi contesti, lavoriamo con startup provenienti da centri di ricerca e/o poli d’innovazione territoriali con l’obiettivo di creare un ecosistema sovranazionale nelle Life Sciences. Questa capacità di interagire con entrambi i mondi – quello delle startup e quello che le circonda – è ciò che ci caratterizza rispetto alla definizione convenzionale di incubatore di startup: seguiamo l’intero percorso di sviluppo del singolo progetto, fin dalle fasi iniziali, anche prima della costituzione della startup e interagiamo con i player dell’innovazione e lavoriamo per integrarli in un ecosistema di più ampio respiro.

Ed è proprio questo tratto distintivo che ci ha permesso di delineare le due anime del nostro approccio: bottom-up innovation e top-down innovation. La prima identifica la nostra azione diretta verso startup e progetti imprenditoriali fin dalle loro primissime fasi di sviluppo. Gli startupper sono spesso da “soli” durante i loro primi passi, sia operativamente sia economicamente, perché tradizionalmente si crede che supportare i progetti in queste fasi siano operazioni rischiose. Ed è proprio qui che Bio4Dreams interviene, per fare la differenza: entrare nel merito di un progetto e sporcarsi le mani nel definirne le fondamenta è cruciale per garantire un suo adeguato avvio. Questo si traduce concretamente in percorsi di incubazione su misura, ritagliati sulle reali esigenze del progetto che possono prevedere anche investimenti diretti con partecipazioni nel capitale societario.

Il nostro secondo approccio, la top-down innovation, si concentra sul nostro rapporto con i territori e l’innovazione locale: l’obiettivo è mettere a sistema competenze e tecnologie locali ottimizzando e semplificando il processo di trasferimento tecnologico. Infatti, crediamo che lavorare con e per gli ecosistemi locali, contribuendo a valorizzare le specifiche eccellenze integrandole in un network più ampio, nazionale e internazionale, sia efficace per creare un contesto che favorisca concretamente l’innovazione. Gli snodi del network sono le numerose relazioni, sinergie e collaborazioni con istituzioni e realtà locali, nazionali ed internazionali, con cui sviluppiamo e promuoviamo poli d’innovazione radicati sul territorio ma fortemente proiettati nel mondo. Crediamo che una presenza fisica così capillare e strutturata sia la carta vincente per offrire da un lato un terreno fertile di crescita alle startup e, dall’altro usare l’innovazione come veicolo per arricchire il territorio, dal punto di vista imprenditoriale, produttivo, culturale e occupazionale.

Come siete organizzati?

Dal 2018 abbiamo avviato 12 sedi operative in Italia e ne abbiamo 6 in rampa di lancio a livello europeo e internazionale, tutte fortemente integrate negli ecosistemi del territorio. Oltre il presidio dei territori, ogni sito rappresenta uno snodo fondamentale nel percorso di creazione di una rete d’innovazione ampia e senza barriere, capace di raccogliere e valorizzare i progetti più promettenti e metterli a sistema per contribuire ulteriormente al loro sviluppo e alla creazione di nuove “maglie” all’interno del network di Bio4Dreams. Questa è la nostra risposta al frazionamento e alla dispersione di risorse che da sempre caratterizza il settore delle Scienze della Vita in Italia.

Dietro l’attività di Bio4Dreams c’è un team di circa 60 persone (tra interni e di aziende del nostro network) composto da imprenditori affermati, scienziati di riferimento e giovani manager, distribuite in Unit specializzate in diversi verticali di attività. Dalla valutazione dei progetti scientifici ai percorsi di incubazione, dalla gestione di startup all’animazione dei poli d’innovazione territoriali, dalla gestione dei laboratori di ricerca all’interazione con gli ecosistemi, dalle attività di grant office agli studi clinici, dalla comunicazione al brand management, e altro ancora.

Merita una menzione la Business NurseryTM, la nostra Unit di scouting, valutazione e supporto per il mondo delle startup che, come suggerisce il nome, si occupa di “accudire” le iniziative nascenti fin dai loro primi passi, lavorando fianco a fianco ai champion di ogni startup per sviluppare programmi di supporto personalizzati. Dal 2018 a oggi, l’unità ha analizzato oltre 650 progetti, ha portato all’attivazione di ben 26 contratti di incubazione con startup e PMI innovative e alla partecipazione societaria di 11 di queste.

Altro fiore all’occhiello è la Unit Grant Office che, grazie all’esperienza su bandi europei, regionali e nazionali, vanta un alto tasso di successo.

Cosa intendete per “ecosistema d’innovazione”?

Da dizionario, l’ecosistema è un insieme costituito da due componenti in stretta relazione: gli organismi viventi e l’ambiente fisico in cui essi vivono. Declinando questa definizione nel nostro contesto, un ecosistema d’innovazione è costituito dagli “organismi” portatori di idee, come ricercatori e startup, e il tessuto dell’innovazione composto da università, centri di ricerca, poli d’innovazione, incubatori, acceleratori, associazioni, investitori, industria e istituzioni. Nella realtà, un limite è che le interazioni tra queste realtà e le startup sono gestite come indipendenti tra loro.

La nostra idea, e il nostro posizionamento, è proprio individuare quegli ecosistemi locali caratterizzati da ricerca scientifica di alto livello, network territoriali di valore e strumenti finanziari in grado di favorire concretamente le startup, sviluppare con loro delle relazioni solide e virtuose e inserirli in un sistema più ampio e integrato. Il tutto per contribuire a valorizzare le eccellenze locali tramite sinergie sistemiche con tutti i principali attori della catena dell’innovazione, a livello nazionale e internazionale. Recenti esempi di questo modello sono la gestione dell’Urban Center di Trieste e di HIVE-M9 a Venezia Mestre, due importanti hub di innovazione, nonchè la partecipazione attiva alla realizzazione della nuova cittadella dell’innovazione, il MIND di Milano (ex Area Expo), dove realizzeremo e gestiremo i primi laboratori di ricerca scientifica condivisi d’Italia.

In quest’ottica il valore di un ecosistema non è quindi racchiuso solo nelle singole startup, ma piuttosto nella possibilità di lavorare in un sistema che favorisca l’interazione tra realtà simili o complementari, che faciliti il “fare nuova impresa” e l’Open Innovation sui territori. La nostra presenza capillare è una chiara testimonianza della volontà di fare rete e creare valore attraverso le sinergie che la rete stessa crea.

Su quali tipologie d’innovazione tecnologica vi state concentrando?

Le nostre attività coprono il settore della salute a 360 gradi. Per citare alcune delle nostre startup: Euleria, in ambito digital health tech, che distribuisce dispositivi medici e offre servizi per consentire trattamenti riabilitativi – in ambito sia clinico sia domestico, anche da remoto – per pazienti con problemi muscolo-scheletrici e neurologici; BrainDTech, con impronta medtech, che ha sviluppato un approccio di frontiera per identificare biomarcatori per malattie neurodegenerative, come Alzheimer, Parkinson e Sclerosi Multipla, con anni di anticipo rispetto alla comparsa della sintomatologia; più sulla farmaceutica ChemICare, vincitrice della X edizione del Premio Gaetano Marzotto, specializzata nello sviluppo di nuove strategie farmacologiche per la regolazione dei livelli dello ione calcio nelle malattie rare a esso correlate.

Con quali realtà collaborate?

A oggi contiamo un network di 57 partnership nazionali e internazionali tra hub d’innovazione, incubatori, realtà industriali, investitori e associazioni.

Ci posizioniamo con un modello che favorisce l’innovazione in modo complementare anziché competitivo. Lavoriamo infatti con tutta la filiera dei player dell’innovazione nelle scienze della vita per strutturare partnership che favoriscano non solo le parti in gioco ma anche l’intero ecosistema sviluppato.

Il risultato di questa operazione aggiunge valore a tutti gli attori esistenti, dagli uffici di technology transfer alle università, dai centri di ricerca alle aziende farmaceutiche o biotecnologiche. E non solo, raccogliamo dimostrazioni sempre più evidenti che un approccio di questo tipo sia vincente anche in settori limitrofi, dove la cross-contaminazione funzionale risulta capace di fornire un valore aggiunto. Per esempio, l’attività dei Fab-Lab, laboratori di fabbricazione digitale che ospitiamo all’Urban Center di Trieste, è per definizione orizzontale a più settori e può rappresentare una carta vincente per collaborazioni anche tra realtà altrimenti scollegate. Lo stimolo all’Open Innovation invece è un altro esempio concreto di come relazioni virtuose tra soggetti differenti si possano generare dal network: i bisogni di realtà corporate possono infatti essere colmati dalle startup presenti nell’ecosistema, le quali a loro volta ricevono una spinta positiva al loro sviluppo verso il mercato.

Come vi vedete tra dieci anni?

Con una presenza già consolidata nell’Europa Occidentale, lo sguardo è rivolto verso orizzonti internazionali, con l’obiettivo di portare il nostro approccio oltreoceano e ampliare ulteriormente la rete di ecosistemi d’innovazione. In questo contesto, con ambizione, ci vediamo come punto di riferimento settoriale consolidato a livello europeo e mondiale, un faro per chi vuole fare nuova impresa nelle scienze della vita che, da un lato, possa essere trampolino di lancio e vetrina per le startup e, dall’altro, rappresentare il gateway principale dei player dell’innovazione e del trasferimento tecnologico.

È proprio in questo senso che già nel corso dell’ultimo anno sono state avviate importanti azioni di espansione in territori oltre confine che sono in via di concretizzazione nel breve termine con interessanti sviluppi sia negli Stati Uniti sia in estremo oriente, Cina e Giappone. È proprio grazie alla nostra filosofia di inclusività e sinergie tra ogni snodo del nostro network che sempre più partner internazionali ci scelgono come principale – o addirittura unico – referente europeo per il settore Life Science e per le attività di promozione delle loro realtà nel nostro mercato.

Cosa ne pensate dello stato di salute del biotech in Italia?

Il Paese presenta una grande capacità di fare ricerca di qualità con molte potenzialità; pecca però nella valorizzazione dei risultati ottenuti, sia per le difficoltà ben conosciute nel trasferimento tecnologico, sia per la frammentazione tipica del sistema Italia. Il tutto condito dal nostro problema per eccellenza: la burocrazia. In una situazione di questo genere è facile immaginare come anche il più interessato degli investitori possa sentirsi frenato dal contesto e che piccoli incentivi settoriali non siano sufficienti a migliorare realmente l’attrattività. Cambiando punto di osservazione, questa spirale poco virtuosa porta inevitabilmente molti ricercatori ad affacciarsi all’estero per proseguire le proprie attività di ricerca, penalizzando di conseguenza il tessuto d’innovazione italiano. Non ultimo bisogna ricordare che il settore dell’innovazione è anche da sempre caratterizzato da meccanismi lenti e farraginosi, oltre a una generale mancanza di cultura imprenditoriale.

Inoltre, un trend degli ultimi anni è di replicare a livello regionale e locale iniziative che, se messe a sistema, potrebbero fare la differenza ottimizzando risorse e competenze.

In un contesto di questo tipo ognuno deve responsabilizzarsi e fare la propria parte, rendendosi conto che gli approcci individualistici non sono più sostenibili – gli ultimi numeri sulla propensione delle aziende italiane verso attività di Open Innovation né sono testimonianza.

Come Bio4Dreams cerchiamo quotidianamente di promuovere in primis la cultura imprenditoriale e la propensione verso il confronto con il mercato tramite una serie di attività e progetti che puntano verso l’apertura, mentale e di business. Innovation Circle, per esempio, è il nostro progetto strategico nato per snellire e semplificare il processo di trasferimento tecnologico, mettendo in connessione gli stakeholder dell’innovazione (ricercatori, industria, finanza) su progetti selezionati per accelerarne i migliori. Un approccio diametralmente opposto rispetto allo stato dell’arte, frammentato e poco efficiente. Altro tema importante è l’Open Innovation finalizzata a stimolare il dialogo tra imprese e startup sul territorio, raccogliendo le reali esigenze dell’industria per favorire la selezione e lo sviluppo di startup in grado, fin da subito, di rispondere a queste tematiche. L’idea è proprio indirizzare l’innovazione verso le esigenze concrete del mercato, senza diluire gli sforzi di ricercatori e startupper. Concertare risorse e infrastrutture è poi la base della nostra attività sui territori e sugli ecosistemi locali, che punta a mettere a sistema le eccellenze territoriali per valorizzare l’intera catena di sviluppo dell’innovazione nazionale.

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