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Due mini robot per monitorare l’ambiente

Può la robotica contribuire alla salvaguardia dell’ambiente? Come si concilia lo svilluppo della innovazione tecnologica con la salvaguardia ecologica (tema peraltro sempre più impellente)? E, soprattutto, quali novità essenziali potrebbe comportare l’utilizzo di robot in questo ambito? La scienza è all’opera pure per rispondere a questo genere di quesiti, come nel caso del progetto europeo I-Seed, che è stato ideato da Barbara Mazzola e dal suo gruppo di ricerca – quello incaricato presso l’Istituto Italiano di Tecnologia. Il tutto – come riporta il sito dell’Anpri  – coinvolge pure l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna e l’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del Consiglio Nazionale delle Ricerche CNR-IIA. Qualcosa di simile, forse, lo avete visto in qualche film di fantascienza. Adesso è realtà. Il progetto verte sulla creazione e sulla sperimentazione di due mini-robot. Entrambi verranno utilizzati al fine di monitorare le condizioni ambientali. Se  I-Seed ERO, che peraltro è biodegradabile come il suo “collega”, avrà il compito di inoltrarsi all’interno dei terreni per comprendere quale sia lo stato di salute ambientale di quelle specifiche porzioni di globo terrestre, I-Seed SAM dovrà sorvolare al di sopra dei terreni interessati dalla ricerca, con il medesimo fine del robot “cavatappi”, cioè I-Seed Ero. Nel secondo caso, però, ad essere attenzionata sarà l’atmosfera. Insomma, attraverso questi robot potranno emergere dati difficilmente rintracciabili per mezzo delle tecniche tradizionali. Va specificato come entrambi gli I-Seed siano fluorescenti. Chiamati, forse per semplificazione, “robot pianta”, i due I-Seed costituiscono di certo una frontiera nuova per la tutela ambientale. Chi lo avrebbe mai detto, qualche anno fa, che per monitorare terreni ed aria ci saremmo serviti di mini-robot? Da sottolineare pure l’origine italiana della sperimentazione.

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