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Ora rinascono le idee di Achille Bertelli: l’iniziativa che raccoglie il testimone scientifico

Così il dottor Matteo Bertelli rilancia la ricerca attorno alle molecole naturali

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La clamorosa scoperta sulla rigenerazione dei tessuti

Potrebbe sembrare un’operazione banale ma non lo è affatto: la rigenerazione delle ferite senza cicatrici è uno degli ambiti per cui la ricerca sta progredendo nel corso di questa fase storica. Più nello specifico, siamo nel campo della rigenerazione dei tessuti biologici e, tra i vari attori scientifici che si sono impegnati per tagliare nuovi traguardi, spicca un gruppo – quello coodinato dal dottor Shamik Masharack – che opera presso l’Università di Stanford. Stando a quanto ripercorso dal sito dell’Anpri, infatti , la comparsa della tecnica denominata Engrailed-1 (che come vedremo è il nome del gene interessato) ha consentito ai ricercatori in questione di “riprogrammare geneticamente alcune cellule dei tessuti connettivi della pelle umana”. Le meraviglie della scienza si palesano quotidianamente anche in ambito genetico. L’Engrailed one è – come specificato dalla fonte sopracitata – un “fattore di trascrizione”. E sappiamo quanto possa essere complesso rimuovere una cicatrice da una ferita. La tecnica sperimentata a Stanford, però, è qualcosa di più di una supposizione promettente. Il meccanismo con cui opera il nostro corpo è più o meno questo: poiché rimarginare una ferita rigenerando ex novo i tessuti impiegherebbe davvero un tempo cospicuo, allora si procede mediante la cicatricizzazione. E’ possibile evitare che questo accada? Intervenire sul gene sopracitato sembra essere una, se non l’unica, strada percorribile per evitare che le cicatrici compaiano, e dunque che i tessuti si rimarginino senza l’utilizzo di questo “escamotage”. Sempre secondo quanto riportato dal sito dell’Anpri, a Stanford hanno compreso quale ruolo sia in grado di svolgere la verteporfina – un farmaco – per l’inibizione del gene interessato dal processo di cicatrizzazione. Tutto ciò coadiuverebbe dunque la rigenerazione dei tessuti biologici, evitando però che le cicatrici rappresentino la soluzione offerta dal nostro organismo, in tutto o almeno in parte. Una scoperta per certi versi clamorosa, che lascia supporre che si possa intervenire anche su varie tipologie, esterne o interne, di cicatrizzazione.

Per approfondire

Redazione

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