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Ora rinascono le idee di Achille Bertelli: l’iniziativa che raccoglie il testimone scientifico

Così il dottor Matteo Bertelli rilancia la ricerca attorno alle molecole naturali

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Che cos’è NovaVido

NovaVido è un’altra start-up che promette bene. In questo specifico caso, parliamo di un gruppo davvero giovane, che si sta distinguendo per lo sviluppo di un dispositivo che sfrutta le nanoparticelle di polimero fotoattivo, come potrete apprendere leggendo l’intervista che ci è stata concessa. Davvero interessante, nel contesto delle dichiarazioni che ci sono state rilasciate, appare pure la fotografia riservata allo stato di salute della digitalizzazione in Italia. 

Come siete organizzati?

 “Al momento siamo in una fase molto preliminare. Il team operativo è composto da Giovanni Manfredi e Sara Perotto, due ricercatori esperti di nanomateriali affiancati da 3 consulenti: Fabio Benfenati, direttore del centro di scienze sinaptiche dell’Istituto Italiano di Tecnologia a Genova, Grazia Pertile, primario di oftamologia dell’ospedale Sacro Cuore don Calabria di Negrar, e Guglielmo Lanzani, direttore del centro di nanoscienze dell’Istituto Italiano di Tecnologia a Milano”.

Su quale tipo di tecnologie o brevetti vi state concentrando?

“Ci stiamo concentrando sullo sviluppo di un dispositivo iniettabile composto da nanoparticelle di polimero fotoattivo. La nostra soluzione è dedicata a coloro che soffrono di malattie degenerative della retina come la Retinite Pigmentosa, una malattia rara che nei principali paesi di riferimento colpisce decine di migliaia di persone. Il dispositivo, una volta impiantato all’interno dell’occhio che presenta degenerazioni retiniche, permette il recupero della vista andando a sostituire l’azione dei fotorecettori persi a causa della malattia. Il funzionamento è stato dimostrato su un modello animale di Retinite Pigmentosa ed è attualmente oggetto di un brevetto statunitense in fase di valutazione. Il nostro obiettivo è portare la tecnologia sull’uomo e sul mercato”.

 Con quali realtà collaborate? 

“Il progetto si basa su di una tecnologia sviluppata da Istituto Italiano di Tecnologia e Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar. Questi istituti non sono propriamente collaboratori ma rimangono sicuramente nostri riferimenti. Data la natura piuttosto embrionale della nostra startup, stiamo ancora lavorando alla definizione di quello che sarà l’ecosistema di collaborazioni più adatto al nostro scopo. Sicuramente possiamo dire che ci appoggiamo a G-Factor quale acceleratore e ci stiamo muovendo per attrarre un partner industriale di rilievo nel settore farmaceutico”.

Cosa ne pensate del futuro del biotech in Italia (o della innovazione tecnologica)? 

“Da un punto di vista di innovazione tecnologica, viviamo in un paese che ha rischiato di perdere il treno. La digitalizzazione è arrivata in ritardo e tutt’oggi ne paghiamo le conseguenze. Abbiamo carenza di industrie rilevanti a livello internazionale in settori strategici come l’ICT o i semiconduttori. Sicuramente non è solo colpa di miopia imprenditoriale ma anche di problematiche legate all’estrema burocratizzazione del nostro paese e a una certa diffidenza verso tutto ciò che è nuovo. Ciò però non significa che non ci siano settori capaci di emergere. Fra questi, sicuramente il biotech. Il settore si occupa infatti di temi che sono alla frontiera, per cui per sua stessa natura non è soggetto a una penalizzazione tecnologica rispetto a concorrenti esteri o alla necessità di creare enormi economie di scala prima di diventare sostenibile. Questo permette a qualsiasi piccola e ben congegnata idea imprenditoriale di avere spazio di svilupparsi e crescere. Sicuramente bisogna fare i conti con capitali neanche lontanamente paragonabili a quelli disponibili in altri Paesi, tuttavia gli incubatori e gli acceleratori non mancano e incoraggiano la creazione di nuove startup. Il settore è vivace e in evoluzione, per cui crediamo che da questo punto di vista il biotech possa essere una grande occasione per il futuro e per l’Italia”.

Quali sono i vostri fiori all’occhiello?

 “Siamo una startup basata su solide evidenze scientifiche. Sicuramente uno dei nostri fiori all’occhiello è la validazione in vivo del nostro dispositivo su modello animale pubblicata su Nature Nanotechnology. Inoltre, possiamo vantare l’aiuto di esperti che ricoprono ruoli di rilievo nel panorama nazionale. Fabio Benfenati e Guglielmo Lanzani, due direttori di centri dell’Istituto Italiano di Tecnologia, e Grazia Pertile, una dei più grandi esperti di chirurgia retinica in Italia”.

Come vi vedete tra dieci anni? 

“Siamo fiduciosi che fra 10 anni saremo riusciti a portare il nostro dispositivo sull’uomo e ad accumulare qualche anno di validazione sul campo. Il nostro obiettivo è quello di espanderci sui principali mercati per raggiungere quanti più malati possibile”.

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