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Intervista al dottor Alessandro Ricci, Fondatore e Direttore Generale di 3DIFIC

Il dottor Alessandro Ricci è il Fondatore ed il Direttore Generale di 3DIFIC, oltre che Responsabile medicina 3D presso Progetto Galileo. Tra i primi ad intraprendere un percorso in grado di creare sinergie tra la tecnologia della stampa 3D ed il settore del biotech in Italia, il dottor Ricci ci ha concesso questa intervista, attraverso cui fotografa la nascita ed il momento odierno della realtà aziendale che dirige. Un’altra interessantissima azienda che ha deciso di raccontarsi a Biotecnologie-news.

Come siete nati?

“Siamo nati nel 2015 da una serie di coincidenze. Lavoravo nel mondo della consulenza strategica, in una piccola S.p.A nella quale mi sono specializzato nello startup e nel turnaround di piccole società legate ad alte tecnologie innovative (geodetica e geomatica, navigazione satellitare, aviazione civile, formazione a distanza). Nel 2014 vengo a conoscere la tecnologia della stampa 3D, che appariva promettente e che infatti da lì a poco ha iniziato la propria rapida espansione. Oggi è diventata ormai molto diffusa, specialmente nel campo del medicale e delle biotecnologie, ma allora non ne parlava nessuno, specialmente in Italia. Ho quindi fondato una società, che poi è diventata una startup innovativa. Dopo poco tempo alla squadra si è unito il Prof. Giancarlo Di Renzo, professore dell’Università di Perugia: con Di Renzo, un ginecologo molto famoso a livello mondiale, e con l’apporto universitario siamo diventati spin-off del dipartimento di Scienze Chirurgiche e Biomediche dell’Università di Perugia. Nel periodo di incubazione abbiamo sviluppato molti progetti legati alla radioterapia, alla radiologia, cardiochirurgia, ed altro, sempre rispetto alle applicazioni chirurgiche della stampa 3D e delle tecnologie digitali 3D”.

Come vi state muovendo in ambito pandemico?

“La nostra tecnologia permette di produrre in tempi brevi dispositivi di qualsiasi forma quindi, vista la carenza di dispositivi di protezione individuale, abbiamo aderito al progetto Air Factories per dare agli ospedali in tutta Italia qualunque oggetto fosse in quel momento in carenza. E’ stato un molto emozionante vedere l’intera comunità internazionale dei cosiddetti Makers attivarsi per venire in sostegno ai fabbisogni del sistema sanitario. Come società, poi, abbiamo sviluppato un nostro DPI a partire dalla produzione additiva. La comunità di cui facciamo parte ha dimostrato in quel momento tutta la potenza della stampa in 3D e della sua flessibilità, anche nei momenti di emergenza”. 

Quali sono i progetti su cui avete investito di più in questi ultimi anni?

“Raggiungere i più alti livelli di simulazione chirurgica è stato lo sforzo più grande che abbiamo compiuto ed il meglio riuscito. Ci siamo spostati principalmente su odontoiatria e chirurgia: nel campo odontoiatrico abbiamo investito molto perché la stampa 3D è particolarmente adatta e in questo realizziamo servizi molto avanzati. Nelle chirurgie, ad esempio nella maxillofacciale, supportiamo i dottori nella pianificazione chirurgica attraverso la simulazione digitale; quindi provvediamo al disegno e alla produzione di guide chirurgiche paziente-specifiche e di impianti su misura in base all’anatomia dello specifico paziente e in funzione della pianificazione che fa il dottore. Ad esempio: se il dottore decide di spostare la mandibola, noi sviluppiamo guide di taglio e impianti su misura per fare l’operazione esattamente come è stata pianificata. Inoltre, specialmente nell’ultimo anno ci siamo specializzati nella realizzazione di repliche digitali: prendiamo la TAC o le risonanze del paziente e evidenziamo in 3D gli organi, le eventuali lesioni e la vascolarizzazione interessati, permettendo una diagnosi e una pianificazione chirurgica più accurata: le operazioni si accorciano di molto e il risultato è nettamente più preciso. Lavoriamo in tutti gli ambiti chirurgici”.

Tra una decina di anni dove pensate di essere arrivati? Che cosa si prospetta?

” Le nostre tecnologie stanno per essere usate in tutti gli ospedali. Ci sarà un futuro in cui gli ospedali lavoreranno continuativamente con repliche anatomiche e impianti su misura. Per quanto riguarda noi, oltre la parte di produzione, stiamo sviluppando un motore di intelligenza artificiale e un sistema per la visualizzazione in 3D avanzato. Più in generale, vedo un incremento nelle sinergie tra tecnologie e competenze diverse: i medici devono sempre più fare riferimento a esperti di tecnologie, dall’informatica alla scienza dei materiali alla gestione dei dati. Dall’altra parte, le competenze tecniche possono beneficiare immensamente dalla comprensione precisa di quelle che sono le necessità cliniche. Per questo, insieme all’Università di Messina, stiamo sviluppando e promuovendo un corso di Bioingegneria focalizzato sull’integrazione di queste competenze”.

Avrete tante collaborazioni. Ne vuole citare qualcuna?

“A Perugia, a parte diversi primari dell’Università, abbiamo una collaborazione con il TUCEP, centro intrauniversitario per lo sviluppo di formazione e progetti europei. Poi, a parte l’Università di Messina, abbiamo una collaborazione importante con l’Almazov Medical Research Centre di San Pietroburgo, con cui abbiamo sviluppato delle metodiche in cardiochirurgia pediatrica importanti. Sul piano commerciale collaboriamo attivamente con distributori di dispositivi medici, italiani ed esteri, che, oltre ai loro prodotti standard, vogliono fornire ai dottori anche prodotti custom. L’anno scorso è stato inoltre per noi importante stabilire la collaborazione con Blue Sky Bio, software per la pianificazione chirurgica per i quali siamo diventati i referenti nazionali. Infine, voglio citare la collaborazione che abbiamo con il Dipartimento di Veterinaria dell’Università di Camerino, che rappresenta un centro di eccellenza nel proprio campo e sul quale siamo molto fiduciosi”.

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