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Gli studi del professor Lanari sulla carenza d’acido folico e sulle sue conseguenze

Il professor Marcello Lanari non lo scopriamo certo noi. Incaricato presso il Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche presso l’Università di Bologna, il professor Lanari si è distinto, oltre che per la Pediatria, pure per alcuni suoi studi relativi ai danni dovuti ad alcune carenze durante la gravidanza. Per comprendere quale sia il rapporto tra dieta mediterranea, l’ acido folico e possibili carenze, siamo partiti da questo studio, che è opera pure dello stesso professor Lanari . Un accento particolare è stato posto sul tubo neurale. Ringraziamo quindi il professore per averci concesso un’intervista in grado di dipanare molti dubbi su queste questioni e per aver così dato anche la possibilità ai lettori di Biotecnologie-News di aggiornarsi in materia.

Professor Lanari, la dieta mediterranea viene ancora utilizzata durante le gravidanze? Ha ancora una validità? Oppure viene scelta con meno frequenza?

La dieta mediterranea, riconosciuta come patrimonio dell’umanità, è da anni identificata come estremamente equilibrata e ricca di macro e micro costituenti che la rendono ideale in ogni situazione e fase della vita, compresa quella rappresentata dalla gravidanza. Pur non essendo una dieta costituita da prodotti con costi particolarmente elevati, viene preferita spesso da fasce sociali con buon livello culturale, che ne riconoscono le proprietà nutrizionali oltre che il gusto.

Evidentemente questo tipo di alimentazione, così come altri tipi che prevedono una scelta ponderata degli alimenti, in ottimale rapporto tra loro e nella distribuzione giornaliera o meglio settimanale, nonchè una preparazione seppur semplice, può confliggere con scelte alimentari che privilegiano prodotti precotti, ricchi di grassi saturi e di sale, carni rosse, salumi e insaccati, merendine industriali, bevande zuccherate…

La gravidanza è una fase fisiologica, ma del tutto particolare nella vita di una donna e del prodotto del concepimento. Sempre più si va affermando la “teoria dei primi 1000 giorni”, che vede racchiudere in sè quelli della gestazione come tra i più significativi e ricchi di opportunità per l’individuo, ma anche di mancate opportunità e/o di rischi, tra i quali quelli di una dieta materna sbilanciata e povera di importanti micro e macro elementi, che può riverberare sulla salute fetale e condizionare il livello di salute anche nelle età successive, fino all’epoca adulta.      

In che senso l’epoca contemporanea sta compromettendo le diete delle persone?

Purtroppo viviamo una vita convulsa nella quale, in maniera giustamente paritetica, uomini e donne lavorano e rientrano a casa affaticati e spesso con poco tempo da dedicare alla preparazione dei pasti. Le famiglie di un tempo con nonni, zii ed altre figure che le componevano, spesso sotto lo stesso tetto, sono sempre più rare, venendo meno quel supporto familiare che permetteva varie attività, tra le quali la cura delle tradizioni alimentari (non dimentichiamo che la dieta mediterranea ha origini nei nostri Paesi) e la preparazione dei pasti. Questo ha un’evidente ricaduta con il ricorso all’acquisto di cibi precotti ed industriali.

Troppo spesso, inoltre, sono pubblicità ammiccanti e furbe distribuzioni dei prodotti nei negozi e nei supermercati che condizionano le nostre scelte ed i nostri acquisti, con una metodologia così ben riconosciuta da essere identificata dagli autori anglosassoni come “nudging”, ovvero spinta (a scegliere).

Da ultimo, luoghi di aggregazione giovanile rappresentati ad esempio dalle  catene di Fast food, infliggono il colpo di grazia alle scelte alimentari dei giovani, che proprio perché acquisite in quelle età, spesso si consolidano per tutta la vita.

Quale ruolo dell’acido folico durante la gravidanza?

In realtà sarebbe corretto parlare del ruolo dell’acido folico (o vitamina B9, prodotto di sintesi chimica, analogo ai folati naturalmente presenti in natura in prodotti quali verdure a foglia, da cui il nome e altri alimenti di cui la dieta mediterranea è ricca quali legumi, agrumi e altra frutta) prima della gravidanza, assunto con una dieta sana ed equilibrata e/o sotto forma farmacologica alla dose di 400 μg al dì.

Questo perché si è visto che livelli adeguati di nel sangue e nei tessuti si raggiungono, se si è in carenza, dopo alcune settimane di trattamento.

La soluzione ideale, già perseguita in molti Paesi già dalla fine degli anni ‘90, sarebbe quella di fortificare alcuni alimenti quali pasta e cereali con acido folico, aggiungendone minime quantità, in grado però di non fare instaurare una carenza di questa vitamina.

Cosa avete scoperto mediante il vostro studio?

La nostra è stata un’approfondita revisione della letteratura mondiale riguardo ai possibili danni della carenza in gravidanza di acido folico, quali tipicamente i difetti del tubo neurale, costituiti dalla mancata chiusura in utero delle parti che simmetricamente compongono la nostra colonna vertebrale e che fisiologicamente già dalle primissime settimane di vita intrauterina si saldano, racchiudendo nel canale vertebrale il midollo spinale.

Nel caso questo avvenga in maniera incompleta il midollo spinale resta esposto, con possibili gravi conseguenze neurologiche. Abbiamo dovuto constatare che vi è una notevole difformità di approccio al problema della carenza alimentare di acido folico nelle varie aree del mondo e che l’unica soluzione che invece, con varia incidenza, accomuna tutti è il ricorso all’interruzione volontaria della gravidanza in presenza di queste gravi malformazioni fetali ecograficamente riconoscibili.

in quale direzione sta andando la ricerca in tema di dieta mediterranea ed acido folico?

Evidenziato da anni quanto la dieta mediterranea sia preziosa, più che la ricerca, che in questo ambito ha già espresso molto, credo che tanto possa e debba essere fatto dall’industria alimentare e dalle norme che ne regolano la produzione.

Pensa che sia necessario introdurre un rafforzamento alimentare durante le gravidanze? Se sì, perché?

Sono passati diversi anni da quando si sosteneva che la donna in gravidanza deve mangiare per due e che assumere nel corso dei fatidici nove mesi, magari già dalle prime settimane molti kilogrammi fosse garanzia di buona salute. Oggi gli ostetrici consigliano di aumentare di peso di pochi kilogrammi ed in particolare verso il terzo trimestre di gestazione. Al contrario, quello della gravidanza è il periodo nel quale avere attenzione particolare ad una dieta sana, varia ed equilibrata, ma non per questo meno gradevole. In particolare sono proibiti alcolici, fumo e farmaci non prescritti da un medico. E’ importante evitare di consumare insaccati e carne cruda o poco cotta, per il rischio di contrarre la toxoplasmosi, mangiando invece verdure e frutta in abbondanza, ma lavate accuratamente o cotte, oltre ovviamente a tutti gli altri alimenti. Ovvero: seguire una dieta mediterranea.

Quali altri studi ha messo a punto di recente e quali argomenti trattano questi studi? 

In questo ultimo anno e mezzo purtroppo la pandemia causata da questo nuovo Coronavirus, sia in termini assistenziali, sia di ricerca, ci ha fatti concentrare in particolare su di sè, seppur i bambini, come noto e fortunatamente, abbiamo fino ad ora pagato un prezzo molto minore dell’adulto in termini di ospedalizzazioni e morti.

Va sottolineato però che in termini di sofferenza psicologica, privazione dei loro bisogni fondamentali di gioco, attività all’aperto, sport, socializzazione, istruzione e tanto altro, hanno certamente pagato un prezzo altissimo, che non potrà non lasciare delle conseguenze.

Sempre in tema di alimentazione, ad esempio, abbiamo condotto un’indagine su tutto il territorio nazionale, alla quale hanno risposto oltre settemila genitori, nella quale è emerso che, causa la pandemia, molte famiglie hanno avuto problemi economici tali da non riuscire, in una certa percentuale, a garantire una sicurezza alimentare per i loro figli. Parimenti, sempre la stessa indagine ha evidenziato come, associati a problemi del tono dell’umore e alla sensazione di solitudine, molti bambini e ragazzi nel periodo del lockdown abbiano consumato quantità notevoli di “cibo spazzatura”, costituito da snack e bevande dolci e gassate, in molti casi aumentando di peso.

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