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Ora rinascono le idee di Achille Bertelli: l’iniziativa che raccoglie il testimone scientifico

Così il dottor Matteo Bertelli rilancia la ricerca attorno alle molecole naturali

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Quel rapporto tra molecole naturali e controllo del colesterolo: cosa c’è da sapere

Il rinnovato interesse attorno alle molecole naturali coinvolge proprietà che possono essere utili anche nel controllo dei livelli di colesterolo nel sangue. Il dottor Andrea Poli, Presidente di NFI- Nutrition Foundation of Italy è tra gli esperti che ne sono convinti. Dalla monacolina K alla berberina, passando dalle sostanze naturali che sembrano invece facilitare l’inibizione dell’assorbimento del colesterolo, la ricerca in materia è ormai molto articolata; il contributo del dottor Poli può essere approfondito, ad esempio, attraverso questo paper. Biotecnologie-news prosegue il suo viaggio tra gli approfondimenti scientifici attorno alle molecole naturali, intervistando uno degli esperti del tema in oggetto.

Quali sono le evidenze di efficacia di molecole naturali nel controllo del colesterolo?

Sono numerose le molecole reperibili in natura, e quindi “naturali”, in grado di svolgere un ruolo, di maggiore o minore rilevanza quantitativa e quindi pratica, nel controllo della colesterolemia totale ed LDL. Non si può non citare, per esempio, la monacolina K, contenuta nel riso rosso fermentato. Si tratta a tutti gli effetti di una statina, chimicamente non distinguibile dalla lovastatina, ma caratterizzata (forse per una sua maggiore biodisponibilità) da un’efficacia milligrammo per milligrammo superiore rispetto a quella del prodotto di sintesi. O la berberina, molecola con un profilo di efficacia più complesso (è attiva anche sui livelli dei trigliceridi e sulla glicemia), che riduce la colesterolemia LDL con un meccanismo che sembra prevedere l’inibizione della proteina PCSK9, sebbene con un’efficacia naturalmente molto inferiore a quello degli anticorpi monoclonali specifici contro questa proteina utilizzabili in terapia.

Anche sul fronte dell’inibizione dell’assorbimento del colesterolo sono disponibili sostanze naturali dotate di un’efficacia documentata: come i fitosteroli, che competono con l’assorbimento intestinale del colesterolo attraverso un ben caratterizzato trasportatore di membrana, la proteina NPC1L1, o i beta-glucani, presenti nella fibra di alcuni cereali come l’orzo e l’avena.

Quale tipo di dieta per contrastare il colesterolo e perché?

L’approccio dietetico utilizzato tradizionalmente per ridurre il tasso di colesterolo LDL si basa soprattutto sulla riduzione dei grassi alimentari, ed in particolare dei grassi saturi e dei trans-insaturi, e sulla riduzione del colesterolo di origine alimentare. Va anche sottolineata l’opportunità di aumentare il contenuto di fibra nella dieta, per contribuire alla limitazione dell’assorbimento intestinale del colesterolo stesso. L’idea è quindi di “mettere sotto controllo” entrambe le vie metaboliche che portano al rilascio di lipoproteine ricche in colesterolo nel sangue: la sintesi epatica e l’assorbimento dall’intestino

È tuttavia importante ricordare che questi interventi sono spesso caratterizzati da un’efficacia limitata (spesso al di sotto del 5%); l’adesione del paziente a questi schemi terapeutici, nel tempo, è inoltre, in genere, purtroppo bassa. Per questi motivi è frequentemente necessario associare all’approccio dietetico (che va comunque continuato indefinitamente, perché i suoi vantaggi non sono collegati solamente all’azione sulla colesterolemia LDL) un integratore o un farmaco con una specifica attività ipocolesterolemizzante.

“Concludiamo che gli integratori e gli alimenti funzionali attualmente disponibili possono ridurre efficacemente i livelli plasmatici di colesterolo LDL di circa il 5-25%, da soli o in combinazione. I candidati idonei per questi prodotti sono principalmente individui a basso rischio cardiovascolare assoluto in giovane età o secondo algoritmi classici”. Ci parla di questo punto del vostro documento?

Ci è sembrato molto importante caratterizzare in modo preciso il candidato all’uso di questi prodotti, che spesso sono utilizzati dal pubblico senza alcun intervento del medico o di un professionista della salute, e quindi con un elevato rischio di un uso inappropriato o potenzialmente pericoloso (per esempio per la possibilità di interazioni farmacologiche di cui paziente non è al corrente). I candidati ottimali all’impiego di integratori o di alimenti funzionali nel controllo della colesterolemia sono infatti persone con un rischio cardiovascolare di per sé basso, che non hanno una chiara indicazione all’uso di una statina o degli altri farmaci ipocolesterolemizzanti sulla base delle linee guide più recenti, ma che il medico, effettuando una valutazione del rischio più articolata e completa, considera invece esposti ad una maggiore probabilità di malattia (per esempio per una familiarità per eventi coronarci, ma anche per la presenza di fattori di rischio “nuovi”, non considerati dalle carte del rischio classiche, come il vivere in aree con un elevato tasso di inquinamento atmosferico, o l’essere sottoposti ad una vita molto stressante, o ancora l’appartenere a strati sociali meno favoriti, anche se questo naturalmente confligge con l’esigenza di addossarsi i costi di queste terapie). Un altro paziente tipo da considerare per questi prodotti è chi presenti una chiara indicazione clinica alla riduzione della colesterolemia ma che, per una scelta personale, non intenda assumere un farmaco “di sintesi”. Si tratta naturalmente di un tema complesso, che deve essere affrontato dal medico in una fase iniziale con un intervento sia informativo e sia formativo; quando l’esito di questo intervento non fosse soddisfacente, tuttavia, il medico potrà decidere se utilizzare comunque, per esempio, un prodotto a base di riso rosso fermentato, o altri interventi della stessa natura, piuttosto di lasciare totalmente fuori controllo la colesterolemia del paziente.

Quali evidenze dal vostro documento?

Si trattava, come avrà certamente notato, di un documento di consenso inter-societario che è stato realizzato con il supporto di esperti del settore, e condiviso con numerose società scientifiche. La lettura complessiva della letteratura che abbiamo effettuato sosteneva l’interpretazione che ho delineato precedentemente, che identifica nelle persone relativamente giovani, con un rischio solo inizialmente elevato, i candidati ottimali all’uso di questi composti. Alla luce anche del fatto che gli studi più recenti, sulla base di argomentazioni di varia natura (per esempio in particolare delle cosiddette randomizzazioni mendeliane) suggeriscono l’importanza di un intervento tempestivo, secondo il concetto “the sooner the better (prima si interviene, meglio è).

Avete sviluppato altri documenti, in materia?

Uno dei primi (forse il primo) documento di consenso realizzato dalla nostra associazione verteva sul controllo non farmacologico della colesterolemia, e si focalizzava sugli interventi di carattere nutrizionale più o meno efficaci al proposito. Il documento, pubblicato sulla rivista internazionale, e tuttora disponibile sul nostro sito.

Attualmente stiamo ipotizzando un nuovo documento, che pure coinvolgerà esperti e società scientifiche di settore, focalizzato sul controllo della colesterolemia in un ambito più specifico. Siamo tuttavia ancora in una fase preliminare, di definizione del programma, delle collaborazioni, e dell’ambito esatto che verrà considerato.

Cosa ne pensa dello stato di salute della ricerca sulle molecole naturali in Italia?

È una ricerca certamente molto attiva, e che vede coinvolti esperti di valore. Personalmente ritengo della massima importanza che la ricerca di molecole “naturali” rappresenti in realtà il punto di partenza per un’indagine molto rigorosa sia dei potenziali effetti terapeutici, ma anche di quelli non favorevoli, di questi composti. Credo sia importante sottolineare che la naturalità di per sé non è una garanzia di non tossicità: che va invece accertata secondo criteri rigorosi, mutuati dalla ricerca farmacologica.

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