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Tutto quel che c’è da sapere sulla dieta mediterranea 

Marialaura Bonaccio, PhD
Marialaura Bonaccio, PhD

La dottoressa Marialaura Bonaccio è laureata in filosofia, ma è anche una giornalista pubblicista. Durante un percorso formativo davvero denso di esperienze e approfondimenti continuativi in materia socioeconomica, la dottoressa Bonaccio si è anche distinta per aver vinto il Veronesi Prize nel 2019. Siamo dinanzi, insomma, ad una delle eccellenze italiane nel campo della ricerca, con un focus specifico attorno al rapporto che intercorre tra le abitudini alimentari e le condizioni economiche che appartengono al substrato della popolazione indagata di volta in volta. Oggi la dottoressa è incaricata presso il Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’Istituto IRCCS NEUROMED di Pozzilli. Dopo esserci imbattuti in questa pubblicazione scientifica, abbiamo deciso d’interpellare la ricercatrice sull’attualità della dieta mediterranea, che è da poco divenuta “patrimonio immateriale” dell’umanità grazie all’Unesco.

Qual è la correlazione tra dieta mediterranea e polifenoli?

La dieta Mediterranea è un’alimentazione basata principalmente su fonti alimentari vegetali come frutta, verdura, cereali, olio di oliva e vino (da consumare in moderazione e preferibilmente durante i pasti principali). Questi cibi sono fonti importanti di polifenoli, ossia composti bioattivi di origine vegetale che hanno numerose proprietà benefiche per la salute. 

Lei ritiene che i polifenoli contribuiscano alla riduzione delle infiammazioni?

Numerosi studi hanno dimostrato che diete ricche in alimenti che contengono polifenoli si associano ad una riduzione del rischio di mortalità e di malattie cardiovascolari. Tra le ipotesi più accreditate è che questi composti naturali possano modulare favorevolmente i livelli di infiammazione, riducendoli.

Lo studio Moli-sani ha dimostrato che a un aumento del consumo di polifenoli nella dieta corrisponde una riduzione dell’infiammazione subclinica, un fattore di rischio per numerose patologie oltre che per la mortalità in generale.

Ma ci sono anche altri meccanismi plausibili, come ad esempio le proprietà antiossidanti, cioè la capacità di proteggere le cellule dallo stress ossidativo.

Ci elenca le proprietà benefiche della dieta mediterranea?

Sicuramente la riduzione dei livelli di infiammazione subclinica sono tra i più importanti. Ma non esiste un solo meccanismo che possa spiegare il successo della dieta mediterranea nel ridurre il rischio di malattia. Altri meccanismi includono l’effetto di riduzione di una serie di fattori di rischio cardio metabolici, come il colesterolo del sangue, la pressione sanguigna o i livelli di glicemia. Gli studi più recenti includono anche la metilazione del DNA e la modificazione del microbiota intestinale.  

Quali altri risultati avete rintracciato in seguito a quello studio?

Finora abbiamo pubblicato numerosi studi che mostrano gli effetti benefici di un modello mediterraneo, sia in termini di riduzione del rischio di mortalità ma anche per quanto riguarda le principali malattie croniche. Abbiamo effettuato analisi non solo nella popolazione generale, ma anche in sottogruppi di popolazione ad alto rischio, come gli anziani e i diabetici per i quali abbiamo confermato un effetto protettivo di questo modello alimentare. D’altro canto, abbiamo, nostro malgrado, preso atto che questo modello alimentare è sempre meno seguito, soprattutto tra i più giovani. Questo significa che l’Italia sta progressivamente perdendo, in termini di salute pubblica, un importante fattore di protezione che per secoli ha contribuito a garantire lunga vita alle popolazioni del Mediterraneo.

In che direzione sta procedendo la vostra ricerca?

Attualmente ci stiamo occupando di capire quanto alcune caratteristiche tipiche dello stile alimentare mediterraneo, non comunemente considerate nei grandi studi epidemiologici, possano di fatto migliorare gli strumenti epidemiologici a nostra disposizione. Ad esempio, di recente la dieta mediterranea è stata riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio immateriale dell’Umanità; tra le ragioni di questo riconoscimento, sono state elencate tutta una serie di caratteristiche che di fatto non vengono misurate a livello di popolazione. In pratica, i tradizionali strumenti epidemiologici ci permettono di sapere quanta frutta, verdura, pesce o olio d’oliva sono consumati in una popolazione, ma sappiamo davvero molto poco se le persone consumano prodotti locali, che tipo di lavorazione hanno subito i prodotti o se per caso prediligono alimenti coltivati da agricoltura biologica. Non sappiamo nemmeno se i cibi sono consumati in famiglia, in un clima di convivialità, fattore che invece l’UNESCO riconosce come fondamentale del modo di alimentarsi mediterraneo. I nostri sforzi sono quindi diretti ad affinare gli strumenti di conoscenza a nostra disposizione, che ci permetteranno di avere un quadro più preciso di come e cosa le persone consumano realmente e quanto queste abitudini rientrino nel paradigma mediterraneo.

Perché ancora oggi la dieta mediterranea subisce degli attacchi?

Il principale attacco subito dalla dieta mediterranea è nel graduale allontanamento da parte delle persone, soprattutto nei Paesi del Mediterraneo. La dieta mediterranea non è sotto attacco, anzi. Sono molti gli sforzi della comunità scientifica e degli organismi che promuovono la salute pubblica affinché le persone mantengano o acquisiscano uno stile di vita alimentare simile a quello che definiamo modello ‘mediterraneo’. Tuttavia, la dieta mediterranea richiede impegno e tempo. I cibi vanno comprati freschi, rispettando la stagionalità e possibilmente da produzioni locali. C’è poi il tempo da passare in cucina. Sfortunatamente, lo stile di vita occidentale ostacola alcune buone pratiche tipicamente mediterranee e spesso le persone preferiscono infilare nel microonde prodotti preconfezionati, aprire scatolette e scartare snack e merendine.

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