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Il boom del biotech: l’Italia può svilupparsi così

I numeri, giocoforza, sono gli ultimi registrati dalle statistiche, ma riguardano ormai dati di quasi un biennio fa. La sensazione è che il biotech italiano, in specie nel corso di questi ultimi mesi, sia cresciuto ancora. La società odierna richiede di certo più biotecnologie di quante ne siano servite durante gli anni trascorsi. La pandemia da Covid19, dal canto suo, ha di certo influito sui meccanismi della domanda e dell’offerta del e nel settore. Se è vero che la diffusione del virus pandemico ha fatto da acceleratore nei confronti della costruzione di un nuovo modello di società, insomma, è vero pure che il biotech è percepito come uno dei paradigmi principali del mondo che verrà, Italia compresa. Del ruolo prospettico del biotech parlano in molti da tempo (da prima della comparsa del Covid-19), mentre le statistiche hanno iniziato a fotografare con precisione l’ascesa solo poco tempo fa. Grazie al rapporto del 2019 di Assobiotec ed Enea, infatti, avevamo appreso quale fosse la situazione in ogni suo dettaglio: “A fine 2019 – si legge su Innovation-nation.it  il fatturato biotech totale ha superato i 12 miliardi di euro con un incremento medio annuo tra il 2014 e il 2018 di circa il 5%”. Sempre all’interno di “Le imprese di biotecnologia in Italia. Facts&Figures”, che è il nome del rapporto, si legge che “due terzi del fatturato biotech è generato dalle imprese a capitale estero, che rappresentano appena l’11% delle imprese censite, e sono attive soprattutto nell’area della salute umana”. L’istantanea merita di essere descritta: la Sylicon Valley italiana è la Lombardia, dove c’è quasi il 30% del totale italiano. Pure il Sud, però, sta crescendo, con una parabola che è passata “dal 14,4% nel 2008” al “19,4%” del 2019. A far riflettere è soprattutto la cifra che riguarda il fatturato: 12 milardi. E tutto questo è al netto del numero degli studenti, che crescono a loro volta ma che, nonostante tutto, sono spesso costretti ad abbandonare il Belpaese per cercare occupazione al di fuori dei nostri confini nazionali. Si calcola che nel biotech italiano lavorino già in 13mila, ma sembra naturale pensare ad un incremento già avvenuto dalla constatazione di queste rilevazioni statistiche ad oggi. Da notare anche come circa l’80% delle imprese biotech in Italia faccia parte del novero delle medio-piccole realtà aziendali. Non c’è, insomma, un trionfo dei grandi monopoli delle multinazionali, anzi. Da qui, può nascere la necessità di mettere in sinergia le tante piccole aziende che fanno parte del comparto. Infine una curiosità: il 50% o quasi delle imprese di biotecnologie, almeno in Italia, agisce nel campo della salute. Ci si attende che il rapporto del 2020 continui a constatare un trend positivo. Con ogni probabilità, non ci sarà un’inversione di tendenza.

Redazione

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