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I virus che saltano di specie: ora l’umanità è più cosciente del problema.

“Spillover”: abbiamo ormai preso coscienza dell’esistenza del problema. La pandemia da Covid19 non è la prima, ma la globalizzazione e la diffusione mondiale della divulgazione scientifica, anche mediante social, quotidiani online e piattaforme di nuova generazione, hanno contribuito ad informare tutti su quale sia il meccanismo che consente ad un virus di espandere la propria azione, saltando di specie da un animale all’uomo. Prima che il nuovo coronavirus apparisse sul globo terrestre, gli esperti avevano pensato all’aviaria: ci si attendeva una malattia respiratoria proveniente da un virus degli uccelli. C’era la convinzione che un’influenza di quel tipo potesse rappresentare un’emergenza più o meno imminent. Non è andata così (ma non si può escludere che un’aviaria possa comparire in futuro). Perché – come ormai noto – il SarsCov2 sembra provenire dai pipistrelli. Di solito la trasmissione non avviene direttamente dal pipistrello all’uomo. Per questo motivo, si cerca un animale di mezzo, che è stato individuato nel pangolino (per quanto questa attribuzione non soddisfi tutti e sia tuttora discussa). Qualunque sia l’origine zoonotica del SarsCov2, conviene già chiedersi quali e quanti rischi stia corrento l’umanità in termini di ulteriori Spillover. Se non altro perché la pandemia da Covid19 non sarà l’ultima. Oggi, poi, siamo parzialmente in grado di prevenire o comunque possediamo come umanità più consapevolezze del passato. Stando a quanto riportato da Le Scienze.it, bisogna porre particolare attenzione verso quello che accade all’interno degli allevamenti dei maiali. All’interno di questo approfondimento pubblicato sulla fonte sopracitata, si legge pure quanto segue: “Si dà il caso che i maiali siano ottimi serbatoi di miscelazione. Il virus dell’influenza H1N1 del 2009, che ha ucciso 151.700-575.400 persone in tutto il mondo nel suo primo anno di circolazione, è partito dagli animali. Ma quel virus conteneva singoli segmenti genetici provenienti da quattro fonti distinte: gli esseri umani, gli uccelli, i maiali nordamericani e quelli eurasiatici”. E ancora: “In effetti, molti dei virus ospitano maiali provenienti dall’uomo. Negli ultimi anni, i ricercatori hanno identificato decine di casi sporadici in tutto il mondo in cui virus dell’influenza pandemica e stagionale sono saltati dall’uomo per circolare tra le popolazioni suine”. Non solo pipistrelli ed uccelli, quindi, ma anche suini, con la differenza sostanziale degli allevamenti, che ovviamente influiscono sugli assembramenti, per così dire, degli animali potenzialmente ospiti di patogeni. L’Oms sta indagando sull’origine del SarsCov2, ma in linea di principio si è ipotizzato che le prime trasmissioni fossero avvenute presso il mercato della città di Wuhan, per via dello stretto contatto tra animali vivi ed esseri umani. Gli allevamenti dei suini – com’è deducibile – consentono ai virus di avvicinarsi all’umanità con molta frequenza. E questo è uno dei fattori da tenere in considerazione quando si ragiona sui prossimi Spillover. “Sappiamo che questi virus possono far salto tra specie per infettare le persone – ha dichiarato Martha Nelson, che è incaricata presso il Fogarty International Center dei National Institutes of Health – . Ma è solo questione di tempo prima che uno di essi sia in grado di diffondersi da uomo a uomo”. Prevenire: questo è il grande tema che chi è deputato a farlo dovrebbe porsi (e si sta ponendo). Molti, durante questi mesi, hanno invitato a non disboscare zone inesplorate, in modo tale da evitare la circolazione di patogeni presenti in pipistrelli che non abiterebbero, se non disturbati, nelle vicinanze degli uomini. Inoltre, si è fatto un gran parlare della necessità di vietare i mercati come quelli di Wuhan. Nel caso degli allevamenti dei maiali, se possibile, il grattacapo diviene più complesso.

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