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I TEST RAPIDI NON RILEVANO LE VARIANTI?

I tamponi cosidetti “rapidi” potrebbero non essere in grado di rilevare le varianti virali del virus che ha sconvolto il mondo. Il che comporterebbe non pochi problemi, ad esempio, in ottica di tracciamento delle positività. Durante questo anno complicatissimo per la storia dell’umanità, la scienza ha dimostrato di avere pareri difformi su molte circostanze riguardanti la pandemia: non è raro di questi tempi che gli esperti si dividano su una questione centrale. Ma sui tamponi, almeno sino a questo momento, non erano emerse grosse difformità. Poi, nel corso delle ultime settimane, il professor Andrea Cristani ha rilasciato una serie di dichiarazioni sui tamponi rapidi, detti pure antigenici, che non lasciano spazio a troppe interpretazioni. Secondo quanto riportato da QuotidianoSanità.it  il professor Crisanti, all’interno di un ragionamento più ampio, ha detto pure quanto segue: “Ulteriori prove di laboratorio hanno inoltre dimostrato che questa problematica è comune a test antigenici sviluppati da diversi produttori – dice Crisanti – le sequenze di virus con queste mutazioni sono molto più frequenti nei campioni negativi ai test antigenici ma con PCR positiva e sono progressivamente aumentate di frequenza nel tempo in Veneto, una regione italiana che ha aumentato notevolmente l’utilizzo dei test antigenici raggiungendo quasi il 68% di tutti i test del tampone per Sars-Cov-2”. Il “metodo” di Crisanti – quello riguardante un tracciamento davvero amplio – è divenuto noto durante la prima ondata della pandemia, ormai un anno fa. Sappiamo, inoltre, quanto le varianti possano rappresentare un problema per la gestione pandemica del presente e del futuro. Un aspetto “nuovo”, ma che la scienza ha considerato sin da principio. Se non altro perché è il SarsCov2 stesso a mutare in qualità di virus. E Cristani, sempre sulla base delle sue analisi scientifiche, pone una riflessione che sembrerebbe estendere ancora di più il campo: “Si ipotizza – ha chiosato il professore, stando sempre a quanto ripercorso dalla fonte sopracitata – , quindi, che l’utilizzo di massa dei test antigenici rapidi possa involontariamente favorire la diffusione di varianti virali non rilevabili da parte di questi test contribuendo, così, alla loro libera circolazione e all’inefficacia del loro contenimento”. Lo studio dell’Università di Padova merita di sicuro un approfondimento rapido da parte delle persone deputate alla gestione pandemica.

La Redazione

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