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Ora rinascono le idee di Achille Bertelli: l’iniziativa che raccoglie il testimone scientifico

Così il dottor Matteo Bertelli rilancia la ricerca attorno alle molecole naturali

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Ecco come il biotech e la parassitologia  cambieranno la società e la ricerca italiana

Il professor Fabrizio Bruschi è un ordinario di Parassitologia e malattie parassitarie. Insegna alla Università di Pisa, mentre, per l’Aoup, è responsabile del programma Monitoraggio delle parassitosi e formulazione di nuovi algoritmi diagnostic. Non solo: Bruschi è anche il rappresentante per l’Italia della Società europea di biotecnologie.  Il professore è stato peraltro da poco rieletto come presidente della Società italiana di parassitologia. Abbiamo parlato, dunque, con un’eccellenza accademica italiana. E anche questa volta abbiamo deciso di soffermarci sul ruolo che la Società europea di biotecnologie potrà svolgere per il Vecchio continente nel corso dei prossimi decenni.
Quali concatenazioni esistono tra la parassitologia ed il biotech?
Le biotech hanno dato un grosso contributo allo studio della parassitologia, sia nella ricerca di base dove l’impiego degli anticorpi monoclonali e gli animali geneticamente modificati (transgenici o knock out) hanno permesso la comprensione dei fini meccanismi delle relazioni ospite-parassita, sia a livello della ricerca applicata dal momento che l’unico vaccino per la malaria che é arrivato alla commercializzazione in Paesi endemici per questa malattia, per l’immunizzazione di bambini tra 6 settimane e 17 mesi  si basa sull’impiego di una proteina ricombinante del Plasmodio della malaria, solo per fare un esempio.Per arrivare a ciò ci sono voluti 30 anni di ricerca, illustrati in circa 230 mila pagine di dati sottoposte all’EMA per l’approvazione. Non bisogna poi dimenticare l’impatto delle biotech nella diagnosi delle malattie parassitarie, che é sempre più su base molecolare, anche se un vero parassitologo non potrà mai fare a meno del microscopio.
Come vede il futuro del biotech in Italia da qui a dieci anni?
Sicuramente la pandemia da SARS CoV-2 é purtroppo servita a ridisegnare le priorità, rivalutando l’importanza della Sanità pubblica in cui lo sviluppo delle biotecnologie si inserisce in maniera formidabile, come abbiamo visto in questi ultimi mesi con la corsa per la messa a punto di un vaccino efficace per il virus pandemico. In questo scenario le imprese Italiane potranno sicuramente ricucirsi un ruolo importante, a livello non solo Europeo.
Crede sia il caso che i biotecnologi italiani possano afferire ad un Ordine nazionale ad hoc come proposto dal dottor Matteo Bertelli ?
Mi sembra un’iniziativa molto interessante, che permetterebbe sicuramente un miglior inserimento professionale di queste nuove figure, che ancora oggi vengono viste dai più come degli oggetti non identificati.
Lei è stato da poco confermato presidente della Società italiana di parassitologia. Quali prospettive per la Società che presiede nel breve e nel lungo termine?
La Società é impegnata su vari fronti che riguardano la didattica della disciplina nelle sedi universitarie, con particolare riguardo all’area medica umana dove gli insegnamenti della disciplina, tenuti da parassitologi, sono presenti in pochissime sedi (Roma Sapienza, Roma Tor Vergata, Pisa e Bari), sul fronte della diagnostica di laboratorio che vede anche qui un numero esiguo di  parassitologi esperti coinvolti ed ovviamente in quello della ricerca che per alcuni settori come la malaria e le malattie trasmesse da vettori ha tra i nostri Soci i maggiori competenti a livello non solo nazionale. Recentemente la Società ha dato il suo endorsement alla nuova roadmap 2021-2030 del WHO con cui ci si prefigge di compiete “l’ultimo miglio” per arrivare al controllo delle cosiddette neglected tropical diseases(NTDs), di cui molte sono causate da parassiti. Inoltre, la SoIPa é impegnata nella costruzione dell’ Italian network for NTDs.
Qual è la rilevanza odierna delle molecole naturali per la parassitologia moderna?
Sono molte le molecole naturali importanti allo studio per il controllo delle parassitosi, basti pensare all’artemisinina, uno dei farmaci più promettenti per la cura della malaria. Questo farmaco deriva dalla pianta Artemisia annua, una pianta particolarmente diffusa in Cina i cui estratti, grazie agli studi pionieristici della Dr. Tu, insignita per questo del Premio Nobel per la Medicina nel 2015, si sono rivelati particolarmente efficaci nel trattamento delle forme gravi di malaria. Anche noi, in collaborazione con la Prof. Habluetzl dell’Università di Camerino, abbiamo effettuato degli studi su estratti dei semi di Azadirachta indica, una pianta presente in aree tropicali, comunemente chiamata neem, che si sono rivelati capaci di ridurre la moltiplicazione dei plasmodi della malaria negli animali infettati sperimentalmente.
Lei é  ex presidente di EBTNA. Qual é stata la sua esperienza?
Come allievo della Prof.ssa Mariapia Viola Magni, fondatrice dell’EBTNA, ho seguito passo, passo tutti gli avvenimenti che si sono succeduti nella crescita dell’Associazione che oggi, grazie all’impegno instancabile del Prof. Munis Dundar, attuale Presidente, é una realtà consolidata con un congresso a scadenza annuale ed una rivista open access che sta riscuotendo sempre più interesse.
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