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Ecco le prospettive di chi studia biotecnologie

Le biotecnologie ed il futuro rappresentano ormai un sinonimo. Al netto delle proposizioni teoretiche, però, l’avvenire ha degli aspetti concreti. Quando il biotech, settore in espansione, viene presentato alle nuove generazioni, si dà quasi per scontato che gli elementi di base siano conosciuti. Non è così: dietro ogni sforzo delle nuove generazioni, cioè degli studenti, permane più di una incognita. In specie durante questo processo globale che rischia, anche a causa del Covid-19 e delle sue conseguenze, di mischiare le carte nel mercato del lavoro. Per questo riteniamo utile presentare alcuni aspetti che sono già stati affrontati in questo approfondimento dell’Ansa che risale tuttavia al 2016. Anzitutto, c’è l’ineluttabilità della specializzazione: la triennale – come specificato dalla fonte sopracitata – non basta. E chi decide di studiare biotecnologie deve mettere in conto di rimanere sui libri di testo almeno cinque anni. Poi esiste anche una ripartizione delle scelte su cui vale la pena porre un accento: “Biotecnologie mediche, veterinarie e farmaceutiche (scelto dal 59%) o Biotecnologie industriali (20%), ma anche Biologia (10%)”. Insomma, il primo gruppo è largamente preferito agli altri. E questo è stato sicuramente vero almeno sino a qualche anno fa. Dal punto di vista delle prospettive imminenti, poi, per gli studenti esistono pochi dubbi: chi si laurea in biotecnologie troverà lavoro. Anche su questo aspetto i dati non presentano perplessità di sorta. Qualche “però” viene palesato quando si passa a parlare di retribuzione: siamo sui 1400 euro di media, che diventano meno se invece la specializzazione è quella biologica (1100 circa). Gli sforzi sono tanti, insomma, ma le soddisfazioni possono tardare. La “stabilità”, inoltre, viene offerta soprattutto a coloro che optano per un cammino nelle biotecnologie industriali. Ma il dato, rispetto alle altre ramificazioni del biotech va mitigato in realtà con la possibilità (per nulla rara) che gli studenti, dopo il percorso accademico, si mettano in proprio, ad esempio mediante la creazione di una start-up innovativa. Due, infine, i fattori da prendere in considerazione rispetto agli studi ed alla destinazione lavorativa finale: le biotecnologie possono comportare una necessità d’approfondimento maggiore rispetto alla media, dunque 5 anni impiegati nel percorso di studi possono non essere sufficienti a completare tutti gli esami; una volta usciti dall’Università – spiega sempre l’Ansa – , gli studenti troveranno lavoro, con buone probabilità, o nell’industria chimica o nell’istruzione o nella sanità.

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