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Ora rinascono le idee di Achille Bertelli: l’iniziativa che raccoglie il testimone scientifico

Così il dottor Matteo Bertelli rilancia la ricerca attorno alle molecole naturali

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“Così a Siena studiamo le molecole naturali” 

La professoressa Elisabetta Miraldi è la responsabile del Laboratorio di Biologia Farmaceutica dell’Università di Siena. Anche in questo ci troviamo dunque dinanzi ad un’eccellenza nel campo della ricerca italiana. Siena è da sempre una realtà all’avanguardia tra i contesti universitari del Belpaese. Vi presentiamo dunque una vera e propria full immersion nel campo della rinnovata scientificità con cui oggi vengono trattati gli argomenti correlati allo studio delle molecole naturali.

Di cosa si occupa il laboratorio che coordina?

Il gruppo di ricerca che coordino presso l’Università degli Studi di Siena è costituito da giovani ricercatori che costituiscono le risorse umane del Laboratorio di Biologia Farmaceutica; questo laboratorio è alquanto multidisciplinare, occupandosi di Botanica Farmaceutica, Farmacognosia e Fitoterapia.

Per fare un po’ di chiarezza, la Botanica Farmaceutica è la scienza che studia dal punto di vista botanico le piante che possono essere utilizzate per fini salutistici; la Farmacognosia, secondo la direttiva CEE 83/570, si occupo dello “studio della composizione e degli effetti dei principi attivi contenuti nelle sostanze naturali”.

Infine, la Fitoterapia è la scienza che tratta la cura e la prevenzione delle malattie umane per mezzo delle piante medicinali e dei prodotti fitoterapici e che studia le capacità curative delle piante o delle droghe vegetali (cioè le parti della pianta medicinale allo stato essiccato che vengono utilizzate a scopo terapeutico), le indicazioni di massima, le controindicazioni relative, la posologia e le opportune vie di somministrazione.

Per l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) le piante medicinali “sono quelle che introdotte o messe a contatto con un organismo umano o animale, svolgono in esso un’attività farmacologica anche blanda”. Più ampio è invece il significato del termine pianta officinale perché comprende piante utilizzate sia nel settore farmaceutico che in altri settori industriali, come quello liquoristico, cosmetico, alimentare, ecc.

Il gruppo di lavoro di Biologia Farmaceutica si propone di divulgare il più possibile il fondamentale concetto che l’uso tradizionale delle piante medicinali deve comunque essere sempre convalidato da indagini scientifiche mirate ed accurate, che equiparino il farmaco vegetale a quelli convenzionali, obbligati a rispondere a determinati requisiti di qualità, sicurezza ed efficacia.

L’attività scientifica del gruppo consiste nello studio botanico, fitochimico, farmacologico e tossicologico di piante medicinali, finalizzato alla individuazione e caratterizzazione chimica e biologica dei costituenti attivi e alla selezione di quelli potenzialmente sfruttabili per scopi terapeutici.

2 – Di quali innovazioni siete stati portatori? 

La nostra mission è quella di riproporre piante medicinali di lunga tradizione d’uso, con un approccio scientifico moderno e attuale. Operiamo affinché l’uso razionale delle sostanze vegetali sia riconosciuto per il ruolo di utilità che esso è in grado di sostenere anche nella medicina moderna.

Riteniamo fondamentale effettuare una seria ricerca scientifica sulle piante medicinali e, attraverso edizioni scientifiche, articoli originali e presenza sui principali media nazionali, operare per una responsabile informazione e divulgazione delle nuove acquisizioni in materia.

Su questi principi negli ultimi anni abbiamo studiato a lungo gli oli essenziali, ritenuti oggi dei validi “antibiotici naturali”; abbiamo contribuito alla comprensione delle attività salutistiche del vino rosso, prodotto di grande importanza nella nostra Regione, ed in generale vogliamo valorizzare alcune piante del nostro territorio che potrebbero avere un ruolo importante in Fitoterapia.

Ottimi risultati li abbiamo raggiunti recentemente con lo studio di alcuni sottoprodotti che sono risultati utili per l’aging cutaneo: ad esempio le foglie del noce, prima della abscissione autunnale, possono essere raccolte ed utilizzate per la preparazione di estratti dotati di un’ottima azione anti-aging.

Inoltre negli ultimi anni abbiamo dato un contributo importante alla comprensione del meccanismo di azione del fitocomplesso rispetto alle singole sostanze a livello farmacodinamico e farmacocinetico.

E vorremo dedicarci nel prossimo futuro a quello che consideriamo uno dei forti problemi della attuale medicina: l’antibiotico-resistenza. La resistenza agli antibiotici, o antibiotico-resistenza, è un fenomeno per il quale un batterio risulta resistente all’attività di un farmaco antimicrobico; in tal modo, l’efficacia di farmaci molto utilizzati, viene messa a serio rischio e le possibili opzioni terapeutiche, anche per le comuni infezioni, sono sempre più limitate e correlate ad un maggior rischio del tasso di mortalità. Secondo i dati AIFA del 2018, relativi al consumo di antibiotici in Italia, l’impiego di questi farmaci continua ad essere superiore alla media europea, nonostante rispetto agli scorsi anni ci sia stato un trend in riduzione. Tuttavia è stato dimostrato che più del 30% dei casi di assunzione avviene per condizioni cliniche in cui non dovrebbero essere assunti, come per influenza virale, cistite non complicata, raffreddore comune, ecc.

Alla luce di ciò, vorremo studiare la possibilità di utilizzare nuove molecole di origine vegetale, sicure ed efficaci, per coadiuvare le terapie antibiotiche. La molteplicità di principi attivi presenti nel fitocomplesso delle piante, o negli oli essenziali ottenuti dalle piante aromatiche, impediscono al patogeno di sviluppare farmaco-resistenza. Questa potrebbe essere l’importante seconda “vita” per un uso rinnovato delle piante medicinali.

3 – Su cosa vi state concentrando?

I temi di ricerca principali del gruppo vertono su: controlli di qualità dei prodotti vegetali, investigazioni fitochimiche specifiche, analisi chimiche e biologiche di droghe vegetali e loro estratti; ottimizzazione delle metodiche di estrazione, messa a punto di metodiche analitiche e di procedure sperimentali innovative per lo studio delle piante medicinali, valutazioni tossicologiche su colture cellulari umane, studio dell’attività antiossidante, antimicrobica, antinfiammatoria e immunostimulante dei prodotti vegetali.

Negli ultimi mesi ci siamo particolarmente concentrati sullo studio delle piante medicinali che possono essere utilizzate per contrastare l’aging cutaneo. Negli ultimi decenni l’aspettativa media di vita è gradualmente aumentata, passando dai 65 anni del 1946 agli 80 anni circa di oggi; tanto più il paziente “invecchia” quanto più dedica grande attenzione al suo aspetto fisico e al “benessere” in senso generale. Essenziale per sembrare più giovani e sani (oltre ad una buona forma adeguata), è l’aspetto della pelle, che fortemente influisce sull’autostima di ogni individuo, con conseguenze mediche, psicologiche e sociali. L’invecchiamento cutaneo è legato in minor parte ad una componente genetica (circa il 20%) e in gran parte ad una serie di fattori esogeni (circa l’80%), tra cui i fattori ambientali ai quali siamo continuamente esposti durante la vita (raggi UVA, inquinamento ambientale, ecc). Sintomi clinici dell’invecchiamento cutaneo estrinseco comprendono rughe grossolane, macchie di pigmentazione irregolare ed elastosi.

Molti prodotti naturali possono essere efficacemente assorbiti dai vari strati cutanei, espletando in loco molteplici funzioni, come quelle antiossidanti, citoprotettive e foto-protettive.  Le importanti potenzialità terapeutiche e preventive da un lato, e la buona tollerabilità dall’altro, hanno aumentato l’interesse delle aziende per molte sostanze di origine vegetale in ambito dermatologico e cosmetologico. Per tutte queste ragioni, negli ultimi mesi la ricerca scientifica del nostro gruppo si è particolarmente interessata ai prodotti specifici per l’invecchiamento cutaneo correlato all’inquinamento ambientale, cercando di proporre un approccio fitoterapico alla sua risoluzione, magari utilizzando piante del nostro territorio, che possono essere quindi “riscoperte”.

Un’altra linea di ricerca in questo momento particolarmente interessante per noi è quella relativa allo studio di estratti vegetali ad azione immunomodulante. L’equilibrio del sistema immunitario e la sua funzionalità dipendono da una enorme varietà di cellule, mediatori molecolari, organi e interi apparati che collaborano tra di loro per garantire il mantenimento della salute dell’organismo. Numerose sono infatti le cause che possono portare alla perdita dell’omeostasi del sistema immunitario e dei suoi complessi meccanismi: tra queste, solo per citarne alcune, troviamo la disregolazione del microbiota intestinale, stressor a carico dell’apparato respiratorio e alterazioni omeostatiche dell’apparato cutaneo. Ciò può portare un soggetto ad ammalarsi molto più frequentemente rispetto ad uno con delle buone barriere difensive, cosa constatabile soprattutto nel periodo pre-influenzale, con la comparsa di febbre e malattie a carico del tratto respiratorio come tosse e raffreddore. Può quindi risultare utile l’utilizzo di sostanze in grado di preparare le difese immunitarie contro i patogeni. In questo contesto offrono grandi potenzialità alcune piante medicinali, per le loro azioni multitarget e di network pharmacology che alcuni fitocomplessi riescono ad esplicare. Anche in questo caso ci stiamo dedicando in particolare alla valorizzazione di alcune piante del nostro territorio.

4 – Ci descrive la sua parabola professionale?

Dalla tesi laurea in Farmacia, al Dottorato di Ricerca, mi sono sempre occupata di piante, sia dal punto di vista della loro biologia e fisiologia (insegno Biologia Vegetale al CdL in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche presso l’ateneo senese), sia dal punto di vista della loro attività in campo farmaceutico.

Credo fortemente nella necessità di accurata formazione per tutti gli operatori del settore sanitario, ed è per questo motivo che il mio gruppo di ricerca è anche profondamente impegnato nella didattica post-lauream. I corsi post-lauream sono per il gruppo una esigenza prioritaria, essendo profondamente convinti che le due attività, ricerca e formazione, sinergicamente formino il più proficuo cammino di sviluppo nello studio delle piante medicinali. Ad oggi gestiamo due Master di II livello in Fitoterapia, (uno a Siena e uno a Milano), e un Master di I livello in Fondamenti di Fitoterapia con lo scopo di fornire una specifica conoscenza ed abilità nell’uso delle tecniche di preparazione dei farmaci vegetali, nonché una approfondita cultura sulle piante medicinali e sulle loro preparazioni, sulle loro caratteristiche farmaco-tossicologiche e terapeutiche e sugli ambiti in cui la fitoterapia può essere utilizzata razionalmente con i limiti dettati dall’attuale stato delle conoscenze; due Corsi di Perfezionamento in Fitoterapia (uno a Siena e uno a Milano) con lo scopo di fornire un approfondimento delle conoscenze sulle caratteristiche chimiche, farmaco-tossicologiche delle piante medicinali e l’acquisizione di nozioni di carattere integrativo che riguardano la patologia e la clinica delle specie vegetali.

Tutti questi corsi si propongono di formare i partecipanti in modo che possano rispondere con professionalità alle richieste di pazienti, sempre più numerosi, che vogliono ricorrere alle piante medicinali per curarsi.

5 – Che cosa ne pensa delle molecole naturali in relazione al futuro della medicina?

Dopo due decenni di interesse marginale da parte delle aziende farmaceutiche, le sostanze naturali stanno tornando ad essere una fonte preziosa per la scoperta di nuovi farmaci. Sappiamo che tanti farmaci oggi normalmente utilizzati in terapia sono derivati dalle sostanze naturali, basti pensare all’aspirina, alla chinina, alla morfina e ne potrei citare mille altre.

Ma oggi l’approccio al mondo delle piante medicinali sta finalmente diventando più “scientifico”: grazie alle strategie di screening di prodotti naturali che sfruttano i recenti progressi della tecnologia e agli approcci genomici e metabolomici (analisi avanzate che misurano i metaboliti e sono quindi in grado di rivelare il funzionamento del metabolismo di una cellula) in grado di potenziare i tradizionali metodi di studio, si assiste a un rinnovato interesse nei riguardi di tali prodotti.

Anche se i prodotti naturali sono stati ampiamente utilizzati storicamente nella scoperta di nuovi farmaci, ci sono ancora molte risorse che possono essere esplorate nella ricerca moderna. Il Dictionary of Natural Products ha registrato circa 200.000 metaboliti secondari delle piante ad oggi, tra cui circa 170.000 strutture uniche. Circa il 15% dei trial sui farmaci presenti nel database ClinicalTrials.gov si basano su contenuti derivati dalle piante, con circa il 60% di questi farmaci provenienti da 10 “famiglie” tassonomiche. Nonostante questi numerosi dati, è probabile che la stragrande maggioranza delle specie vegetali non siano state sistematicamente studiate. Dunque c’è un mondo là fuori che merita di essere studiato.

Guardando al futuro, i recenti progressi tecnologici potrebbero essere sufficienti a rivitalizzare il valore dei prodotti naturali come punti di partenza per la scoperta di farmaci, in particolare rispetto al crescente interesse per lo screening fenotipico. La comprensione delle proprietà fisico-chimiche dei prodotti naturali al fine di favorire lo sviluppo di farmaci non deve differire dai normali principi di chimica farmaceutica che si applicano ai composti sintetici.

Le sostanze derivate da piante e animali rappresentano un patrimonio inestimabile e anche per questo è importante proteggere la biodiversità, al fine di salvaguardare i possibili farmaci del futuro.

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